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  • 20
  • ott
  • 2009

Lavoro: la parità tra uomo e donna farebbe il crescere il Pil dell’ Italia del 32 per cento

Di isayblog4, in Economia e Lavoro.

http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/10/lavoro-la-parita-tra-uomo-e-donna-farebbe-il-crescere-il-pil-dell-italia-del-32-per-cento.jpgSe ci fosse la piena parità di sessi sul lavoro il pil italiano potrebbe crescere del 32%. A sostenerlo è uno studio svedese, rilanciato dalla Commissione Europea, intitolato “Parità dei sessi, crescita economia e occupazione” redatto dalla ricercatrice Asa Lofstrom con il sostegno del ministero degli Affari sociali di Stoccolma.

LE DONNE, UNA MARCIA IN PIU’ PER IL LAVORO
Il dato italiano si evince da una tabella dedicata a ogni stato membro, secondo la quale, in media, con la piena parita’ la crescita del pil dell’Ue sarebbe pari al 27%, con picchi del 45% a Malta, del 41% in Grecia e del 40% in Olanda.
La tesi è molto chiara: “fondandoci sulla nostra ipotesi – si legge nell’ introduzione dello studio – e cioe’ che la piena eguaglianza sul mercato del lavoro significhi che uomini e donne lavorino nella stessa misura in lavori retribuiti, avendo una parte uguale di lavoro part-time e di impiego autonomo – tutto lascia pensare che vi sono maggiori benefici da ottenere da una migliore parità dei sessi“.

PIU’ DONNE NEL MONDO DEL LAVORO
Lo studio avverte che “oggi vi è un considerevole potenziale di crescita in quest’ area nell’ Ue, sebbene maggiore in alcune aree rispetto ad altre. In generale comunque, appare evidente che ogni stato membro potrebbe aumentare il proprio livello di pil se più donne avessero la chance di entrare nel mercato del lavoro“.

ITALIA ARRETRATA
L’ Italia ha molta strada da fare: secondo le tabelle Eurostat riportate dallo studio, nel 2007 era agli ultimissimi posti (peggio fanno solo Malta e Grecia) per divario occupazionale tra donne e uomini; e al penultimo posto (peggio solo Malta) per distanza dall’ obiettivo di un’ occupazione femminile al 60% fissato dalla Strategia di Lisbona per il rilancio dell’ economia dell’ Ue. Su una cosa brilla però il Belpaese: è il migliore in ‘classifica’ quanto a divario di stipendio uomo-donna, solo il 4,4% contro una media Ue del 17% e picchi del 30% in Estonia o del 25% in Olanda.

TROPPA DIFFERENZA SALARIALE
Tra le ricette dello studio svedese diffuso a Bruxelles, figura anzitutto l ‘abolizione proprio dei divari di stipendio. Si raccomanda inoltre una maggiore offerta di lavori part-time, che attrarrebbe nel mondo del lavoro più donne. Ma al tempo stesso, andrebbe aumentata anche la possibilità di passare dal lavoro part-time al pieno tempo. Si potrebbe inoltre pensare a incentivi fiscali, ad esempio tassando meno il secondo stipendio di una coppia sposata.

PIU’ AMMORTIZZATORI SOCIALI E MENO PREGIUDIZI
Non basta, lo studio raccomanda un miglioramento dell’ infrastruttura sociale soprattutto in alcuni stati membri, anzitutto asili, ma anche di cura degli anziani, spesso delegata alle donne. In generale, la famiglia è una ragione che spinge le donne a non lavorare circa nel 40% dei casi. Da combattere, infine, anche i pregiudizi contro il lavoro femminile. Ad esempio in Italia circa il 15% degli uomini e delle donne tra i 15 e i 39 ritiene che le donne dovrebbero stare a case e occuparsi dei bambini, con picchi di oltre il 40% in Ungheria, o di oltre il 20% in buona parte degli altri paesi dell’Est Europa.

PIU’ DONNE ANCHE IN PARLAMENTO
Una cosa, comunque, secondo lo studio è chiara: “oggi – si legge – i paesi con un pil più alto hanno una maggiore occupazione femminile e più donne in Parlamento rispetto a quelli con pil inferiore“.

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