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  • 22
  • apr
  • 2009

FMI: nel 2010 il debito dell’ Italia arriverà al 121%

http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/04/fmi-nel-2010-il-debito-dell-italia-arrivera-al-121.jpgWASHINGTON – Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) rivede nuovamente al rialzo il costo della crisi finanziaria: le svalutazioni, entro il 2010 – afferma nel Global Financial Stability Report – “potrebbero raggiungere i 4.000 miliardi di dollari, di cui due terzi facenti capo alle banche“.
Del totale fanno parte, per la prima volta, gli asset originati in tutti i mercati e non solo in quello americano, per il quale la stima delle potenziali perdite è stata portata a 2.700 miliardi, dai 2.200 miliardi di gennaio 2009 e i 1.400 miliardi di ottobre.
Il sistema finanziario globale – aggiunge l’Fmi – resta sotto un severo stress a fronte di una crisi che riguarda famiglie, aziende e banche sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti“. “Il processo di deleveraging – aggiunge - sarà lento e doloroso nonostante le misure prese“.

SERVONO AZIONI FORTI
La sfida principale” della crisi in atto è quella “di spezzare la spirale al ribasso fra il sistema finanziario e l’economia globale“.
Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale che, pur constatando “le iniziative senza precedenti prese nei paesi avanzati nello spezzare” il circolo vizioso venutosi a creare, invita a “ulteriori azioni forti per riportare fiducia e allentare le incertezze che stanno minando le prospettive di una ripresa economica“.

Un invito che arriva con un’ avvertenza: “C’ é il rischio che i Governi siano riluttanti ad allocare abbastanza risorse per risolvere il problema“, visto che l’ opinione pubblica sta assumendo un atteggiamento “disilluso su quello che percepisce, in alcuni casi, come abuso dei fondi dei contribuenti“.

DEBITO ITALIA AL 121% NEL 2010
A causa della crisi finanziaria, il debito pubblico italiano salirà nel 2010 al 121% con un incremento di 15 punti percentuali dal 106% del 2008. E’ questa la previsione del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) nel Global Financial Stanbility Report, nel quale precisa che i costi per la stabilizzazione finanziaria sono risultati pari allo 0,9% del pil. I dati sul debito – spiega il Fmi illustrando una tabella del capitolo uno del Rapporto – sono tratti dal World Economic Outlook dell’ aprile 2009, mentre le stime sui costi provengono dal dipartimento degli Affari fiscali del Fmi.

Il deterioramento dei conti pubblici non è comunque un fenomeno limitato: in Germania il debito 2010 si attesterà all’ 87% con un aumento di 19 punti percentuali. In Giappone l’ incremento sarà di 30 punti percentuali al 227%, mentre negli Usa il balzo sarà di 27 punti al 98%. In Francia, l’aumento sarà di 13 punti percentuali all’ 80%.

STRETTA CREDITO PROFONDA E DURATURA
Il sistema finanziario globale resta sotto un severo stress, mentre la crisi si allarga includendo famiglie, aziende e banche sia delle economie avanzate sia di quelle emergenti“. Il “credit crunch globale” sarà probabilmente “profondo e duraturo“. Il Fondo Monetario Internazionale spiega che la stretta del credito “potrebbe portare a una pronunciata contrazione del credito stesso negli Usa e in Europa prima che la ripresa inizi“. Le prospettive per “la stabilità finanziaria globale è deteriorata ulteriormente, con i rischi per i paesi emergentì saliti” in modo repentino. Fra questi ultimi “le economie europee sono state le più duramente colpite“.

LA NAZIONALIZZAZIONE A TEMPO DELLE BANCHE
Assicurare liquidità alle banche, identificare e affrontare il problema degli asset tossici e ricapitalizzare le istituzioni creditizie deboli ma fondamentalmente sane. Il Fondo Monetario Internazionale, nel Global Financial Stability Report, torna a ribadire la propria ricetta contro la crisi del sistema finanziario. E sottolinea che per stabilizzare il sistema bancario e ridurre l’incertezza sono necessari 3 elementi: un ruolo più attivo dei supervisori nel determinare le istituzioni che possono sopravvivere e le appropriate azioni correttive necessarie a garantirne la sopravvivenza; trasparenza nei bilanci; e chiarezza da parte dei supervisori del tipo di capitale richiesto.

Le condizioni per iniezioni di capitale pubbliche dovrebbero essere stringenti“, spiega il Fmi, secondo il quale la “ristrutturazione di un’istituzione” potrebbe anche richiedere una nazionalizzazione temporanea.

L’ attuale incapacità di attrarre capitali privati suggerisce che la crisi é profonda e che i governi devono compiere un passo in più, anche se questo significa assumere la maggioranza o l’interezza di un’ istituzione. Un controllo temporaneo da parte del governo potrebbe essere necessario – afferma il Fondo - ma solo con l ‘intenzione di ristrutturare l’istituto per farlo tornare in mani private il prima possibile“.

LA CRISI ARRIVA NELL’ EUROPA DELL’ EST
L’ Europa dell’ Est duramente colpita dalla crisi rischia di contagiare tutto il Vecchio Continente: le forti interconnessioni finanziarie esistenti fra le due aree aumentano il pericolo di un “un ciclo vizioso avverso” all’ interno di tutta l’ Europa. E’ l’ avvertimento lanciato dal Global Financial stability report, secondo il quale “i collegamenti” fra Est e Ovest “creano un ciclo di azioni e reazioni che potrebbero esacerbare la crisi“. La maggior parte delle economie emergenti europee – spiega l’ Fmi – sono infatti dipendenti dalle banche del Vecchio Continente occidentale che, di fatto, possiedono molti degli istituti di credito dell’ Europa dell’ Est.

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