Ferrari smentisce la sua quotazione in Borsa

di Simone Commenta

 La Borsa e la finanza vivono di indiscrezioni e rumors, spesso sono verificati e verificabili, in altri casi vi sono delle secche smentite: il caso Ferrari appartiene alla seconda categoria, visto che si stava parlando con sempre maggiore insistenza di un’offerta pubblica iniziale imminente per quel che concerne il “Cavallino Rampante”, con tanto di nuovi proprietari pronti a sfruttare una vera e propria gallina dalle uova d’oro. Il numero uno dell’azienda di Maranello, Luca Cordero di Montezemolo, ha però smentito tutto, ricordando come una quotazione ufficiale non sia attualmente prevista, nonostante si stia pur sempre parlando di una società per azioni. L’attuale conformazione aziendale è presto detta.

In effetti, le azioni Ferrari spettano sostanzialmente a due distinti proprietari, vale a dire Fiat spa (la quota detenuta ammonta addirittura al 90% del capitale sociale) e Piero Ferrari, l’erede del fondatore Enzo (il restante 10% per la precisione), nonché numero due della stessa società emiliana. A parte questo, i titoli azionari non possono in alcun modo essere messi in vendita, dunque anche i corteggiatori devono prenderne atto. Le indiscrezioni a cui si faceva riferimento in precedenza avevano insistito su tale Ipo nella convinzione che Ferrari avesse bisogno di raccogliere nuovi fondi e liquidità.

In pratica, quando ci si quota in Borsa, si provvede a realizzare un aumento di capitale con l’emissione di nuovi titoli o vendendo quelli che già esistono. Secondo Montezemolo, però, non c’è alcun bisogno di tutto questo, visto che l’azienda è in ottime condizioni finanziarie e non c’è necessità di reperire capitale in tale maniera. Se si esaminano nel dettaglio tutti i dati che sono stati registrati nei primi tre mesi di questo 2012, ci si accorge che i profitti sono aumentati di oltre diciassette punti percentuali (oltre quarantadue milioni di euro), mentre il 2011 si è caratterizzato per gli oltre seicento milioni di ricavi e la fatturazione di 2,25 miliardi di euro.

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