Tariffe servizi: elettricità, acqua e gas alle stelle nell’anno della crisi
Tariffe alle stelle. Nel 2009, anno nel quale gli italiani hanno tirato la cinghia riducendo i consumi e nel quale i prezzi sono aumentati meno che negli ultimi cinquant’anni, i bilanci delle famiglie italiane comunque sono stati colpiti dall’aumento delle tariffe. “In controtendenza rispetto all’evoluzione dell’inflazione complessiva, i costi dei servizi pubblici hanno fornito al sistema impulsi inflazionistici di una certa rilevanza“. Lo evidenzia il ministero dell’Economia nella Relazione sulla situazione economica del Paese. Tra gli aumenti più consistenti quelli per le tariffe dell’acqua potabile (+5,9%) e dei rifiuti (+4,5%). Più cari anche i biglietti dei treni e dei traghetti.
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La stabilità dei prezzi influisce in senso positivo sul tenore di vita contribuendo a un numero di fattori economici che sono indice di sicurezza. Nella parte precedente abbiamo visto i motivi per cui inflazione e deflazione sono di norma ritenuti fenomeni indesiderabili. Esse infatti comportano costi e svantaggi notevoli. La stabilità dei prezzi consente di evitare questi costi e off re benefici importanti a tutti i cittadini in quanto contribuisce in diversi modi al raggiungimento di livelli elevati di benessere economico, ad esempio sotto forma di un alto tasso di occupazione.
Come indicato in precedenza, l’inflazione riduce la quantità di beni acquistabili a fronte di un determinato importo o, in altri termini, provoca una perdita di valore oppure una riduzione del potere d’acquisto della moneta. Quest’ultima osservazione conduce a un altro principio economico importante, ovvero alla diff erenza fra variabili nominali e reali.
Oltre ai BTP, CCT, CTZ e ai BOT, il Ministero del Tesoro Italiano, a partire dal 2003, offre un’obbligazione capace di rimuovere il rischio di inflazione legato al possesso di BPT, garantendo ai risparmiatori un rendimento costante in termini reali soprattutto in periodi, come nell’estate dello scorso anno, in cui l’inflazione è molto elevata. Questi titoli indicizzati all’inflazione europea, i BTP€i, quotati al MOT, prevedono che sia il capitale rimborsato a scadenza, sia le cedole pagate semestralmente siano rivalutati sulla base dell’inflazione nell’area euro misurata dall’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (IAPC).
Qualunque tentativo di attribuire un singolo valore numerico alla variazione complessiva dei prezzi si scontra con una serie di difficoltà derivanti da diversi motivi. La prima va ricercata nella progressiva perdita di rappresentatività di un dato paniere, dovuta al fatto che nel tempo i consumatori tendono a sostituire i beni più costosi con altri più economici. A titolo di esempio, un rincaro della benzina potrebbe indurre alcuni a utilizzare meno l’automobile e ad acquistare invece quantitativi superiori di altri beni. Pertanto, se le ponderazioni non vengono corrette, la variazione dell’indice potrebbe lievemente sovrastimare i “veri” aumenti dei prezzi.
Come si misura l’inflazione? In una data economia esistono milioni di prezzi singoli, i quali sono soggetti a variazioni continue che rispecchiano sostanzialmente il mutare della domanda e dell’off erta dei rispettivi beni o servizi e forniscono un’indicazione della loro “scarsità relativa”. Appare ovvio come non sia né fattibile né auspicabile tenere conto di questa miriade di prezzi; tuttavia non è nemmeno corretto prenderne in considerazione solo alcuni in quanto potrebbero non essere rappresentativi del livello generale.
Sentiamo tanto parlare di cose come l’andamento dei prezzi, l’inflazione, la deflazione, i movimenti dei mercati globali… ma quanto ne sappiamo davvero? Come l’andamento dei prezzi influenza la nostra vita quotidiana e perché con l’Europa unita e la moneta unica questi indici sono così importanti? Cercheremo di scoprirlo grazie a una guida scritta da Jean-Claude Trichet ed edita da Bankitalia.
L’inflazione ad aprile è salita all’1,5% dall’1,4% di marzo. Lo conferma l’Istat, precisando che su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,4%. Il tasso tendenziale è il più alto dal febbraio 2009. L’aumento è dovuto soprattutto alla componente energetica, spiegano all’Istat. Al netto di tale contributo l’inflazione scende infatti drasticamente all’1,2%. Il tasso di fondo (al netto cioé non solo dell’energia ma anche degli alimentari freschi) è invece uguale a quello al consumo, pari all’1,5%. Per quanto riguarda l’indice armonizzato europeo (Ipca), ottenuto tenendo conto delle riduzioni temporanee di prezzo e che fornisce ormai la base di calcolo per il rinnovo dei contratti di lavoro, il tasso di inflazione è salito all’1,6% (dall’1,4%) di marzo, al top da aprile 2009. Su base mensile i prezzi sono invece aumentati dello 0,9%.
Il tasso di disoccupazione a marzo è schizzato all’8,8%, rispetto all’8,6% di febbraio. Lo comunica l’Istat nella stima preliminare mensile, sottolineando che si tratta del dato peggiore dal secondo trimestre 2002. A marzo il tasso di disoccupazione è aumentato dello 0,2% su base mensile e dell’1% su base annua. Il numero di inattivi di età compresa tra i 15 e i 64 anni – comunica ancora l’Istat – è pari a marzo a 14,9 milioni di unità, con una riduzione dello 0,2% rispetto a febbraio 2010 e un aumento dell’1,6% rispetto a marzo 2009. Il tasso di inattività si attesta dunque al 37,8%.
Boom delle assicurazioni, dei servizi finanziari, degli affitti, dei pacchetti vacanza. Dal 1996 a oggi i prezzi di molte delle voci che compongono la spesa delle famiglie italiane sono lievitate ben oltre la media dei Paesi Europei. L’unico settore nel quale si risparmia sono le telecomunicazioni, che costano oltre il 30% in meno rispetto a 13 anni fa. A certificare l’andamento dei prezzi è il Dipartimento del Tesoro del ministero dell’Economia, mentre Unioncamere rincara la dose: negli ultimi 5 anni le tariffe pubbliche sono aumentate del 15% (5 punti in più dell’inflazione), mentre quelle locali addirittura del 20%.



















