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	<title>Mondofinanzablog.com &#187; statistiche risparmio</title>
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	<description>Il mondo della finanza a 360 gradi</description>
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		<title>Banche: continuano a crescere le sofferenze nel settore privati</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 14:50:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli impieghi complessivi delle banche italiane al settore privato hanno registrato in aprile una crescita annua del 5,97%, dopo essere cresciute del 5,86% in marzo. Continuano a crescere le sofferenze [...]]]></description>
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</script><p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Banche-continuano-a-crescere-le-sofferenze-nel-settore-privati.jpg?9f281a" alt="Banche-continuano-a-crescere-le-sofferenze-nel-settore-privati" class="left"/>Gli impieghi complessivi delle banche italiane al settore privato hanno registrato in aprile una crescita annua del 5,97%, dopo essere cresciute del 5,86% in marzo. Continuano a crescere le sofferenze lorde toccando in marzo i 93,833 miliardi (dai 92,294 miliardi di febbraio), mentre quelle nette salgono a 48,806 da 47,875 miliardi di febbraio. E&#8217; quanto si legge nell&#8217;ultimo rapporto Abi di maggio.</p>
<p><strong>Gli impieghi</strong><br />
Gli impieghi al settore privato ammontano in aprile a 1.700 miliardi di euro, mentre quelli al solo settore famiglie e società non finanziarie è pari a 1.488 miliardi in crescita del 6,17% su anno &#8220;<em>tornando sui livelli di fine estate 2008</em>&#8220;, sottolinea Abi nel rapporto mensile.<br />
Rispetto ad aprile 2010 il flusso netto di nuovi prestiti è stato di quasi 90 miliardi di euro.<br />
<span id="more-7050"></span><br />
<strong>Più prestiti alle famiglie</strong><br />
La dinamica degli impieghi delle banche italiane a imprese e famiglie continua a restare più sostenuta della media dell&#8217;area euro dove nel primo trimestre del 2011 si è avuta una crescita del 2,6% rispetto al +6,3% in Italia, dice Abi nel rapporto mensile. In particolare resta più sostenuta la crescita dei prestiti alle famiglie (+8,7% in marzo) ma è tornata a mostrare una ripresa anche la dinamica dei prestiti alle imprese (+5% in marzo).</p>
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		<title>Crisi: torna in auge l&#8217;usato. Boom del mercato della seconda mano</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 05:00:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Elettrodomestici, mobili e oggetti di seconda mano. La crisi ha messo le ali alle vendite in conto terzi: + 10 per cento all&#8217;anno. E&#8217; questo il settore che sta diventando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/04/Crisi-torna-in-auge-lusato.-Boom-del-mercato-della-seconda-mano.jpg?9f281a" alt="Crisi-torna-in-auge-lusato.-Boom-del-mercato-della-seconda-mano" class="left"/>Elettrodomestici, mobili e oggetti di seconda mano. La crisi ha messo le ali alle vendite in conto terzi: + 10 per cento all&#8217;anno. E&#8217; questo il settore che sta diventando la spina dorsale del mercato dell&#8217;usato. Che non e&#8217; piu&#8217; una tendenza anche un po&#8217; radical chic, bensi&#8217; una conseguenza della grande recessione globale. Mercati, mercatini, mercatoni del riciclo che stanno diventando anche una risposta all&#8217;invasione aggressiva del made in China a bassa qualita&#8217; e basso costo. &#8221;<em>Negli anni Novanta c&#8217;e&#8217; stato il boom del vintage. Che ha avuto, invece, una forte contrazione negli anni Duemila con l&#8217;avvio di una grande espansione del cosiddetto &#8216;indifferenziato&#8217; (tutta la merce d&#8217;antiquariato e nuova che poi spettera&#8217; all&#8217;operatore specializzato scremare), a basso costo ma a qualita&#8217; maggiore rispetto al cinese</em>&#8221;, spiega Pietro Luppi direttore del centro ricerche dell&#8217; &#8221;Occhio del Riciclone&#8221;, una delle organizzazioni che fanno parte della Rete nazionale degli operatori dell&#8217;usato.<br />
<span id="more-6797"></span><br />
<strong>I mercatini dell&#8217;usato</strong><br />
E anche i numeri dei nuovi commercianti dei mercati dà il segno del fenomeno: sono quattromila nei mercati storici e delle pulci, nelle strade e nelle fiere. Operatori italiani, ma pure slavi, rom, africani. Sono mercati multiculturali. Paralleli, ma alternativi, alla grande e tradizionale distribuzione; mercati competitivi in un paese che soffre soprattutto per la debolezza della sua domanda interna. In piu&#8217; riciclare vuol dire anche ridurre l&#8217;inquinamento ambientale, aumentare l&#8217;occupazione, rilanciare un po&#8217; l&#8217;economia. Cosi&#8217;, ora, questi negozianti dell&#8217;usato, vogliono un riconoscimento giuridico.</p>
<p><strong>Gli Stati Generali dell&#8217;Usato</strong><br />
La scorsa settimana si e&#8217; svolta a Torino la prima convention nazionale della Rete: uno sorta di Stati generali dell&#8217;usato per fare il punto della situazione e per rilanciare alcune precise richieste: riconoscimento dello status giuridico, incentivi fiscali, facilitazioni per svolgere l&#8217;attivita&#8217; e spazi pubblici permanenti dove poter operare. Un mercato dove c&#8217;e&#8217; molto abusivismo. &#8221;<em>Gli abusiv</em>i &#8211; osserva Luppi &#8211; <em>non riescono a trovare regole di riferimento. Solo per fare un esempio, a Roma su 2.700 micro-imprese, 1.800 sono irregolari, con un fatturato globale che supera ampiamente i 50 milioni di euro. Senza politiche adeguate</em> &#8211; lamenta &#8211; <em>si rischia di mandare a casa, perche&#8217; senza più lavoro, 2.700 famiglie, l&#8217;equivalente di una grande impresa</em>&#8221;.</p>
<p><strong>Conto Terzi e riutilizzo</strong><br />
La grande cavalcata del &#8216;conto terzi&#8217;, dunque. Cosi&#8217; lo spiega il primo Rapporto nazionale del riutilizzo: &#8221;<em>Con la crisi generale dei negozi dell&#8217;usato italiani e la proliferazione degli ambulanti, tutte le merci di dimensioni troppo grosse per essere esposte nei banchi mobili rischiavano di essere espulse dal mercato. A fronte di una domanda sempre presente, il commercio di mobili ed elettrodomestici e&#8217; stato rilanciato con la formula conto terzi: non richiede nessun investimento del negoziante che anziche&#8217; acquistare e rivendere le merci, si limita ad intermediarle</em>&#8221;. Incassando, quindi, una percentuale dalla vendita.</p>
<p><strong>Chi ricorre a usato e conto terzi</strong><br />
La clientela? Soprattutto famiglie popolari. &#8221;<em>Nel Veneto</em> &#8211; dice ancora Luppi &#8211; <em>ormai i negozi conto terzi hanno le insegne anche in arabo</em>&#8221;. C&#8217;e', infine, un problema che riguarda gli approvvigionamenti delle merci. Per l&#8217;indifferenziata avviene attraverso lo sgombero dei locali e dei cassonetti dei rifiuti. A Roma sono almeno 16 mila i cassonetti che vengono frugati dai Rom che poi rivendono quello che riescono a racimolare. E&#8217; per 572 famiglie Rom la fonte di sopravvivenza. E solo nei cassonetti indifferenziati della Capitale sono presenti oggetti usati per un valore di almeno 33 milioni di euro ogni anno. &#8221;<em>Tutti i player del settore</em> &#8211; spiega Luppi &#8211; <em>sostengono che piu&#8217; merce c&#8217;e&#8217; e piu&#8217; merce si vende. Per questo si chiede di creare un&#8217;offerta all&#8217;ingrosso per i centri di raccolta dei rifiuti: oggi puo&#8217; essere riutilizzato tra il 4 e il 10 per cento di quelli solidi urbani. Sono armadi, tavoli, poltrone e giocattoli</em>&#8221;. Il consumismo rischia di avere i giorni contati.</p>
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		<title>Crolla il Pil pro-capite degli italiani: un&#8217;Italia sempre più povera</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Apr 2011 07:00:35 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Crolla la posizione delle regioni italiane nella graduatoria delle 40 regioni europee con il più alto livello di Pil pro capite. A distanza di 11 anni, dal &#8217;97 al 2008, si è drasticamente ridotto il numero delle regioni italiane presenti tra le prime 40 europee per reddito pro capite, che passa da 10 a 3, mentre quelle del Mezzogiorno, già ben al di sotto della media europea nel &#8217;97, continuano a perdere posizione. E&#8217; il quadro che viene fuori dallo studio &#8216;Il Prodotto interno lordo pro-capite regionale europeo: livelli e dinamiche&#8217;, condotto dal dipartimento per le Politiche di coesione economica e sociale per il Mezzogiorno della Cgil su dati Eurostat relativi al Pil pro capite regionale per il 2008, espresso in parità di potere d&#8217;acquisto, per le 271 regioni europee.<br />
<span id="more-6776"></span><br />
<strong>Lo sciopero generale del 6 maggio</strong><br />
Dallo studio della Cgil, prodotto per rilanciare le ragioni dello sciopero generale del 6 maggio, emerge che il Pil pro capite medio europeo per il 2008 presenta un valore pari a 25.100 euro espresso in parità di potere d&#8217;acquisto. Una media frutto di una oscillazione compresa tra il valore più basso, che si colloca al 28% del dato medio europeo e riscontrabile per la regione bulgara di Severozapaden (7.100 euro) e il valore più elevato, pari al 343% del dato medio europeo individuato nella regione del Regno Unito Inner London (con un reddito di 85.800 euro e dove tra l&#8217;altro risulta collocata la capitale inglese).</p>
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		<title>Mercato immobiliare: le compravendite tornano in calo</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 07:08:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Italia il mercato immobiliare si raffredda, nel terzo trimestre del 2010 le compravendite tornano in calo dopo la positiva performance della prima metà dell&#8217;anno, segnando un -3,4 % rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/03/Mercato-immobiliare-le-compravendite-tornano-in-calo.jpg?9f281a" alt="Mercato-immobiliare-le-compravendite-tornano-in-calo" class="left"/>In Italia il mercato immobiliare si raffredda, nel terzo trimestre del 2010 le compravendite tornano in calo dopo la positiva performance della prima metà dell&#8217;anno, segnando un -3,4 % rispetto allo stesso periodo del 2009, ferme a quota 168.933. Lo rileva l&#8217;Istat diffondendo i dati sulle convenzioni relative alle compravendite di unità immobiliari. &#8220;<em>Si registra, quindi, un nuovo valore negativo dopo i segnali di ripresa manifestatisi nei due trimestri precedenti, che, comunque, non avevano riportato il volume delle transazioni ai valori assunti nel 2006, cioé prima dell&#8217;avvio della fase di discesa</em>&#8220;, spiega l&#8217;Istat.<br />
<span id="more-6613"></span><br />
<strong>Rallenta la vendita di case economiche</strong><br />
Così la spinta iniziale sfuma e nel complesso, il numero delle compravendite stipulate nei primi nove mesi del 2010 (586.801) aumenta leggermente (+0,6%) rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2009 (583.459). Guardando alla tipologia degli scambi il 93,6% delle convenzioni effettuate nel terzo trimestre 2010, pari a 158.122, riguarda immobili ad uso abitazione ed accessori; il 5,7%, ossia 9.659, è relativo a unità immobiliari ad uso economico. L&#8217;Istituto fa notare come &#8220;<em>per la prima tipologia, dopo un periodo di risalita, si rileva una diminuzione tendenziale del 2,7%</em>&#8220;, mentre le compravendite di immobili ad uso economico, contrassegnate da una flessione pari all&#8217;11,6%, &#8220;accentuano&#8221; l&#8217;andamento negativo che aveva caratterizzato anche i primi due trimestri del 2010.<br />
Crollano le compravendite degli immobili ad uso economico, come uffici, negozi, laboratori. Il numero di quelle stipulate nel terzo trimestre del 2010, pari a 9.659 (-11,6% su base annua), infatti, e&#8217; il più basso dal 1997.</p>
<p><strong>I mutui</strong><br />
In Italia nel terzo trimestre del 2010 il numero totale dei mutui per l&#8217;acquisto di immobili è diminuito dell&#8217;1,9% su base annua. Lo rileva l&#8217;istituto di Statistica, aggiungendo che &#8220;<em>questi dati segnano una battuta di arresto della ripresa tendenziale del fenomeno iniziata negli ultimi tre mesi del 2009 e proseguita fino al secondo trimestre 2010</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Compravendite ferme nel Mezzogiorno</strong><br />
La battuta d&#8217;arresto segnata dal mercato immobiliare, risente dei tonfi registrati nel Mezzogiorno. Secondo i dati diffusi oggi dall&#8217;Istat nel terzo trimestre 2010, rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente, infatti, le compravendite diminuiscono in maggior misura al Sud (-11,7%) e nelle Isole (-16,1%). Mentre va meglio nel Nord-ovest (+0,7%) e nel Nord-est (+1,1%); al Centro la situazione rimane sostanzialmente stabile (-0,4%). &#8220;<em>Questo andamento si evidenzia, in linea di massima, anche per le compravendite di unità immobiliari ad uso abitazione</em>&#8220;, fa notare sempre l&#8217;Istituto.</p>
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		<title>Eurispes: più di un terzo degli italiani non arriva a fine mese</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 06:00:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Italia, che sta vivendo &#8221;una grave crisi politica, istituzionale, economica e sociale&#8221;, ci sono due &#8221;bombe&#8221; pronte ad esplodere: lo scontro istituzionale e il debito pubblico. Ora agli &#8221;anatemi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, che sta vivendo &#8221;<em>una grave crisi politica, istituzionale, economica e sociale</em>&#8221;, ci sono due &#8221;bombe&#8221; pronte ad esplodere: lo scontro istituzionale e il debito pubblico. Ora agli &#8221;<em>anatemi e alle invettive bisogna sostituire le idee e i progetti</em>&#8221;, bisogna rallentare perche&#8217; &#8221;<em>non vediamo l&#8217;uscita, che invece c&#8217;e&#8217;</em>&#8221;. E&#8217; l&#8217;analisi che il presidente dell&#8217;Eurispes, Gian Maria Fara, ha fatto in occasione della presentazione, a Roma, del Rapporto Italia 2011.</p>
<p><strong>La responsabilità della classe dirigente</strong><br />
La crisi che l&#8217;Italia sta vivendo, ha spiegato Fara, porta a tre percorsi che &#8221;<em>si intrecciano, si alimentano e si avviluppano l&#8217;uno con l&#8217;altro fino a formare un tutt&#8217;uno solido, resistente, refrattario ad ogni tentativo di districarlo, di venirne a capo</em>&#8221;. <span id="more-6376"></span>La responsabilita&#8217; e&#8217; della &#8220;<em>classe dirigente generale della quale fanno parte con ruoli e responsabilità tutti coloro che sono in grado, per le funzioni che esercitano, per il senso che possono affidare al loro impegno, per l&#8217;esempio che possono trasferire alla società, di esercitare un ruolo, anche pedagogico, di guida e di orientamento. Questa classe dirigente generale deve ri-costituirsi in una vera e propria grande agenzia di senso e ri-prendere in mano il destino e il futuro dell&#8217;Italia&#8217;</em>&#8216;. Rispetto alle &#8220;bombe innescate&#8221;, Fara ricorda che e&#8217; stata fatta &#8221;<em>terra bruciata</em>&#8221; intorno alle Istituzioni repubblicane e ora i nodi vengono drammaticamente al pettine.</p>
<p><strong>Riformatori improvvisati</strong><br />
&#8220;<em>Nelle scorse settimane molti hanno fatto finta di non accorgersi che l&#8217;Italia ha rasentato uno scontro istituzionale che avrebbe potuto avere esiti devastanti. Infatti, piaccia o non piaccia, gli elettori sono convinti di aver nominato con il loro voto il Capo del Governo, mentre la Costituzione affida questo compito al Presidente delle Repubblica e alla successiva ratifica parlamentare. E&#8217; evidente il pasticcio pericoloso nel quale è stato trascinato il Paese dagli improvvisati riformatori che hanno smantellato allegramente il sistema della Prima repubblica senza sostituirlo con regole chiare e certe. Ciò di cui siamo certi è che questa situazione non potrà protrarsi ancora a lungo. O si ha il coraggio di fare due passi indietro ripristinando ciò che è stato maldestramente abolito o di farne uno in avanti chiudendo il cerchio e definendo una volta per tutte l&#8217;assetto della nostra Repubblica&#8217;</em>&#8216;.</p>
<p><strong>Il debito pubblico</strong><br />
&#8220;<em>La seconda bomba pronta a far esplodere la Repubblica è quella del debito pubblico, del quale si parla ormai da anni come di un parente con una malattia cronica con la quale si può tutto sommato convivere. E invece anche in questo caso il tempo è finito</em>&#8221;. &#8216;<em>&#8216;La prima necessità</em> &#8211; conclude Fara &#8211; <em>è oggi quella di far uscire la politica dalle trincee dentro le quali si è rifugiata e di affrontare il peso e la sfida della riflessione e del confronto. Si sta affacciando alla ribalta politica l&#8217;ipotesi di un Terzo polo, ma questo potrà avere un senso ed uno spazio solo se riuscirà a rimettere in discussione gli equilibri complessivi e le attuali regole del gioco. Agli anatemi e alle invettive bisogna sostituire le idee e i progetti. Noi pensiamo che ciò possa accadere: la storia tormentata del nostro Paese ci ha insegnato che gli italiani riescono a trovare, nei momenti più difficili, le energie e le risorse necessarie per rialzarsi e ripartire</em>&#8221;.</p>
<p><strong>Arrivare a fine mese</strong><br />
Arrivare a fine mese e&#8217; &#8221;<em>uno scoglio insormontabile</em>&#8221; per il 35,1% delle famiglie italiane, spiega ancora l&#8217;Eurispes nel rapporto annuale. L&#8217;Istituto delinea un quadro &#8221;preoccupante&#8221;: nel 2011 &#8221;sono in diminuzione le famiglie italiane che nonostante tutto riescono a risparmiare qualcosa (26,2% contro il 30,8% del 2010) e a raggiungere l&#8217;ormai ambito traguardo della fine del mese (61% contro 66% del 2010). Un traguardo &#8211; rileva ancora l&#8217;Eurispes &#8211; che rappresenta invece uno scoglio insormontabile per il 35,1% delle famiglie (nel 2010 erano il 28,6%)&#8221;. Il disagio aumenta vertiginosamente al Sud (43%), ma e&#8217; acuto anche nel Nord-Est (37%) e nelle Isole (36,5%).</p>
<p><strong>Mutui e affitti insostenibili</strong><br />
Mutui e affitti insostenibili per 2 italiani su 5 e il 40% delle famiglie ha difficolta&#8217; a pagare rate e canoni. &#8221;<em>La casa</em> &#8211; si legge nel rapporto &#8211; <em>rappresenta da sempre il capitolo di spesa più incisivo per l&#8217;economia familiare e, dai risultati della rilevazione, emerge un quadro preoccupante se si confrontano i dati del 2011 con quelli dell&#8217;anno precedente: il 40% delle famiglie italiane ha difficolta&#8217; a pagare la rata del mutuo (rispetto al 23,2% del 2010) ed il 38,1% (contro il 18,1% del 2010) a pagare il canone d&#8217;affitto</em>&#8221;.</p>
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		<title>Diminuisce il potere d&#8217;acquisto degli italiani: le statistiche Istat</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 08:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scende il potere d’acquisto delle famiglie italiane nel terzo trimestre dell’anno. L’Istat rileva che è diminuito di mezzo punto percentuale sia rispetto al trimestre precedente che al corrispondente trimestre del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/01/Diminuisce-il-potere-dacquisto-degli-italiani-le-statistiche-Istat.jpg?9f281a" alt="Diminuisce-il-potere-dacquisto-degli-italiani-le-statistiche-Istat" class="left"/>Scende il <strong>potere d’acquisto</strong> delle famiglie italiane nel terzo trimestre dell’anno. L’Istat rileva che è diminuito di mezzo punto percentuale sia rispetto al trimestre precedente che al corrispondente trimestre del 2009. Nel complesso, da gennaio a settembre 2010c’è stata una riduzione del <strong>potere d’acquisto</strong> dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; nei primi nove mesi del 2009 la perdita di <strong>potere d’acquisto</strong> era stata molto più incisiva e pari al -3,2%. Il reddito disponibile delle famiglie è aumentato invece dell’1,4%, a fronte di un incremento del 2,4 % della spesa delle famiglie per consumi finali.<br />
<span id="more-6221"></span><br />
<strong>Il risparmio delle famiglie</strong><br />
Nel terzo trimestre del 2010 la propensione al risparmio delle famiglie è stata pari al 12,1%, in diminuzione di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,9 punti rispetto al terzo trimestre del 2009. La flessione del tasso di risparmio è il risultato, in questo trimestre, di una stasi del reddito disponibile, cui si accompagna una dinamica positiva della spesa per consumi. Infatti il reddito disponibile delle famiglie nel terzo trimestre 2010 non si è modificato rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa delle famiglie per consumi finali ha segnato un aumento dello 0,8 per cento. </p>
<p><strong>Gli investimenti delle famiglie</strong><br />
Il tasso di investimento delle famiglie nel terzo trimestre 2010 si è attestato all’8,8%, superiore di appena 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,3 punti rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente. Gli investimenti delle famiglie sono aumentati solo dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, mentre hanno mostrato una dinamica più vivace in termini tendenziali (+4,7%).</p>
<p><strong>Il risultato lordo di gestione</strong><br />
Nel terzo trimestre 2010 la quota di profitto delle società non finanziarie si è attestata al 41,7%, con un aumento di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente: il risultato lordo di gestione ha registrato una crescita del 2,8%, superiore all’aumento dell’1,8% mostrato dal valore aggiunto. In termini tendenziali il recupero del tasso di profitto è più marcato (+1,6 punti percentuali), per effetto di una dinamica del risultato lordo di gestione (+7,1%) decisamente più vivace di quella del valore aggiunto, aumentato del 3%.</p>
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		<title>Menu di Natale anti-crisi: dall&#8217;antipasto al dolce con 10 euro</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 22:10:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[crisi economica Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Con un budget di 10 euro a persona e con un massimo di 850 kcalorie è possibile mettere in tavola un menu&#8217; di Natale completo dall&#8217;antipasto al dolce. Parola di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2010/12/Menu-di-Natale-anti-crisi-dallantipasto-al-dolce-con-10-euro.jpg?9f281a" alt="Menu-di-Natale-anti-crisi-dallantipasto-al-dolce-con-10-euro" class="left"/>Con un budget di 10 euro a persona e con un massimo di 850 kcalorie è possibile mettere in tavola un menu&#8217; di Natale completo dall&#8217;antipasto al dolce. Parola di chef e nutrizionisti, che invitano a pensare alle tasche e alla salute puntando sui piatti &#8216;poveri&#8217; della cucina italica, come legumi, pane (ottimo per la panzanella) e pesce azzurro. Merluzzo, sgombri o alici &#8211; osservano gli esperti di Cucina Wellness, l&#8217;iniziativa per una gastronomia del benessere promossa dalla nutrizionista Chiara Manzi &#8211; sono piu&#8217; economici e garantiti nella freschezza rispetto a prodotti ittici &#8216;blasonati&#8217; come ostriche e aragoste che arrivano surgelati dai mari del Nord.<br />
<span id="more-6066"></span><br />
<strong>Cosa portare in tavola per Natale</strong><br />
Altra raccomandazione degli esperti della Cucina Wellness e&#8217; quella di scegliere verdure di stagione che si possono acquistare al mercato, come puntarelle, carciofi, zucca, verze, cipolle (quella rossa rispetto a quella bianca contiene 100 volte piu&#8217; antiossidanti), cime di rapa e finocchi. E per dolce, un semplice pandoro farcito con crema e ganache (per sole 208 kcalorie). &#8221;<em>Da un punto di vista nutrizionale</em> &#8211; spiega Chiara Manzi &#8211; <em>il primo consiglio nei menu di Natale e&#8217; abbondare con le spezie, compreso il te&#8217; verde, che puo&#8217; essere utilizzato sui pesci, con risultati eccellenti. Come contorni, largo invece alla frutta: mele e prugne si adattano molto bene ad accompagnare i piatti natalizi come cappone ripieno e arrosti</em>&#8221;.</p>
<p><strong>Cosa si può fare con 10 euro</strong><br />
Diversi chef si sono misurati sul Natale Wellness, con un budget di spesa di 10 euro a persona e un limite di 850 kcalorie. Pasquale D&#8217;Ambrosio, chef Wellness del Petriolo Spa &#038; Resort AtaHotels, propone come antipasto un filetto di alici con panzanella e insalata di puntarelle; come primo un raviolo di melanzana ripieno di merluzzo con passatina di lenticchie; come secondo un millefoglie di spatola con insalatina tiepida di carciofi e passatina di ceci vivaci; come dessert un semifreddo allo yogurt con pesto di castagne e frutti di bosco. Lo chef Wellness Luca Barbieri propone invece zuppa di legumi ed orzo con piccola dadolata di zucchine di antipasto e/o crema di lenticchie con chips di pancetta affumicata (megrissima e sgrassata in cottura); stracci di pasta alle barbabietole come primo; ragout di coniglio o spalla di vitellina all&#8217;olio extra vergine di oliva, con contorno di favette brasate e puntarelle di asparagi; baccala&#8217; al vapore con stufatino di cicerchie profumate al timo. Come dolce il pandoro farcito. Infine Walter De Falco, chef Wellness del ristorante La Locomotiva di Roma, suggerisce un tempura di verdure fantasia, tortino di alici e patate, passata di ceci con vongole sgusciate, baccala&#8217; gratinato e come dolce creme brule&#8217;. </p>
<p>Buon Natale! </p>
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		<title>Ricchezza delle famiglie italiane: il 10 per cento detiene il 45 per cento della ricchezza italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 10:21:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[indice ricchezza Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 e&#8217; in mano al 10% delle famiglie. E&#8217; uno dei dati contenuti nel rapporto su &#8221;La Ricchezza delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2010/12/Ricchezza-delle-famiglie-italiane-il-10-per-cento-detiene-il-45-per-cento-della-ricchezza-italiana.jpg?9f281a" alt="Ricchezza-delle-famiglie-italiane-il-10-per-cento-detiene-il-45-per-cento-della-ricchezza-italiana" class="left"/>Il 45% della ricchezza complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2008 e&#8217; in mano al 10% delle famiglie. E&#8217; uno dei dati contenuti nel rapporto su &#8221;<strong>La Ricchezza delle famiglie italiane</strong>&#8221; elaborato dalla Banca d&#8217;Italia. Il numero di famiglie con una ricchezza netta negativa, alla fine del 2008 era pari al 3,2 per cento, in lieve ma graduale crescita dal 2000 in poi. Tuttavia, secondo le stime disponibili, nel confronto internazionale l&#8217;Italia registra un livello di disuguaglianza della ricchezza netta tra le famiglie piuttosto contenuto, anche rispetto ai soli paesi più sviluppati. Tra la fine del 2008 e la fine del 2009 la ricchezza netta per famiglia è diminuita dello 0,3 per cento a prezzi correnti e dello 0,2 a prezzi costanti. Sempre a prezzi costanti, la ricchezza netta per famiglia è tornata su livelli di poco inferiori a quelli che si registravano alla fine del 2005.<br />
<span id="more-6060"></span><br />
<strong>L&#8217;indebitamento delle famiglie italiane</strong><br />
Nel confronto internazionale le famiglie italiane risultano poco indebitate; alla fine del 2008 l&#8217;ammontare dei debiti era stato pari al 78% del reddito disponibile lordo: in Germania e in Francia esso risultava pari a circa del 100%, negli Stati Uniti e in Giappone al 130%. Lo afferma la Banca d&#8217;Italia. Il 41% dei debiti delle famiglie italiane è rappresentato dai mutui per l&#8217;acquisto della casa.<br />
A fine 2009 le passività finanziarie delle famiglie italiane erano costituite per circa il 41 per cento da mutui per l&#8217;acquisto dell&#8217;abitazione; la quota di indebitamento per esigenze di consumo ammontava a circa il 12,5 per cento, quella per altri usi personali al 21,4 per cento. I debiti commerciali e gli altri conti passivi costituivano circa il 22 per cento delle passività delle famiglie. Tra la fine del 2008 e la fine del 2009 il valore dei mutui per l&#8217;acquisto dell&#8217;abitazione, spiega Via Nazionale, è aumentato del 2 per cento, un tasso in forte decelerazione rispetto agli anni precedenti: tra la fine del 2007 e la fine del 2008 era stato pari al 5 per cento; il tasso medio annuo di crescita tra il 1995 e il 2007 a quasi il 17. Una decelerazione ha caratterizzato anche il credito al consumo, dal 23 per cento in media nel periodo 1995-2007, al 6 e 4,7 per cento negli ultimi due anni. Secondo studi recenti, citati da Palazzo Koch, la ricchezza netta mondiale delle famiglie ammonterebbe a circa 160.000 miliardi di euro. La quota relativa all&#8217;Italia sarebbe pertanto di circa il 5,7 per cento; tale quota appare particolarmente elevata se si considera che l&#8217;Italia rappresenta poco oltre il 3 per cento del Pil mondiale e meno dell&#8217;1 per cento della popolazione del pianeta. </p>
<p><strong>La ricchezza delle famiglie italiane</strong><br />
L&#8217;Italia, si legge nello studio, appartiene alla parte più ricca del mondo, collocandosi nelle prime dieci posizioni tra gli oltre 200 paesi considerati nello studio, in termini di ricchezza netta pro-capite. Il 60 per cento delle famiglie italiane ha una ricchezza netta superiore a quella del 90 per cento delle famiglie di tutto il mondo. Quasi la totalità delle famiglie italiane ha una ricchezza netta superiore a quella del 60 per cento delle famiglie dell&#8217;intero pianeta.<br />
Nel primo semestre 2010, tuttavia, la ricchezza netta delle famiglie sarebbe diminuita dello 0,3 per cento in termini nominali. Secondo le stime preliminari di Bankitalia il lieve calo è dovuto &#8220;<em>a una diminuzione delle attività finanziarie e a un aumento delle passività, che hanno più che compensato la crescita delle attività reali</em>&#8220;.<br />
La ricchezza lorda delle famiglie italiane alla fine del 2009 è stimabile in quasi 9.500 miliardi di euro, quella netta in 8.600 miliardi, corrispondenti a circa 350 mila euro in media per famiglia. Lo afferma la Banca d&#8217;Italia aggiungendo che le attività reali rappresentavano il 62,3% della ricchezza lorda, le attività finanziarie il 37,7%. Le passività finanziarie costituivano il 9,1% delle attività complessive. La ricchezza netta complessiva è aumentata tra la fine del 2008 e la fine del 2009 di circa l&#8217;1,1%, per effetto di un aumento del valore delle attività finanziarie (2,4%) superiore a quello delle passività (1,6%); le attività reali hanno registrato un rialzo più lieve (0,4%). A prezzi costanti, usando come deflatore quello dei consumi, l&#8217;aumento della ricchezza complessiva è stato dell&#8217;1,3%.</p>
<p><strong>Il valore degli immobili</strong><br />
Resta stabile, alla fine del 2009, il valore del &#8216;mattone&#8217; detenuto dalle famiglie italiane. Secondo l&#8217;indagine della Banca d&#8217;Italia la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane poteva essere stimata in circa 4.800 miliardi di euro. In termini reali la ricchezza in abitazioni è aumentata rispetto alla fine del 2008 dello 0,4 per cento. In media per famiglia il valore delle abitazioni è pari a circa 200.000 euro. La ricchezza in abitazioni, a prezzi correnti, è cresciuta tra la fine del 2008 e la fine del 2009 di circa lo 0,3 per cento (circa 13 miliardi di euro), un valore molto inferiore al tasso medio annuo del periodo 1995-2008 (circa il 6,3 per cento), a causa del rallentamento delle quotazioni sul mercato immobiliare. In termini reali, la variazione della ricchezza in abitazioni rispetto al 2008 è risultata pari a circa lo 0,4 per cento. Secondo i dati dell&#8217;Osservatorio del Mercato Immobiliare dell&#8217;Agenzia del Territorio, durante la prima metà del 2010 i prezzi degli immobili sono risultati sostanzialmente stabili rispetto alla fine del 2009. Sulla base di queste e di altre informazioni, si ipotizza un incremento del valore della ricchezza in abitazioni per il primo semestre del 2010 inferiore all&#8217;1 per cento.</p>
<p><strong>I risparmi degli italiani: meno Bot e più Poste</strong><br />
Prosegue nel 2009 la fuga delle famiglie dai Titoli di Stato complici, probabilmente i bassi tassi di interesse. Secondo il rapporto della Banca d&#8217;Italia &#8220;<em>nel 2009 è proseguita la ricomposizione dei portafogli delle famiglie verso forme di investimento più liquide, quali i depositi in conto corrente e il risparmio postale, le cui quote di ricchezza finanziaria sono cresciute rispettivamente di 1,4 e 0,3 punti percentuali</em>&#8220;. Rispetto al 2008 si osserva una riduzione della quota di ricchezza detenuta in titoli pubblici italiani, pari a oltre 2 punti percentuali, mentre è cresciuta quella detenuta in azioni e partecipazioni (aumento della quota di oltre un punto percentuale). Più in particolare, osserva Via Nazionale, si osserva una ricomposizione dei portafogli verso titoli esteri a discapito dei titoli italiani: la quota di ricchezza finanziaria detenuta in obbligazioni e azioni estere è cresciuta di oltre un punto percentuale mentre quella detenuta in obbligazioni e azioni italiane è diminuita di 1,8. Dopo la forte riduzione di ricchezza detenuta in fondi comuni d&#8217;investimento osservata durante il 2008, il 2009 vede una ripresa seppur debole di questo comparto.</p>
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		<title>Rispamio, sempre più pessimisti gli italiani: una famiglia su quattro si indebita per vivere</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 10:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Italiani prudenti e preoccupati. E sostanzialmente in attesa di tempi migliori. E&#8217; la fotografia scattata dall&#8217;indagine Acri-Ipsos 2010 che sarà presentata in occasione della 86a Giornata mondiale del Risparmio. L&#8217;attendismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Italiani prudenti e preoccupati. E sostanzialmente in attesa di tempi migliori. E&#8217; la fotografia scattata dall&#8217;indagine Acri-Ipsos 2010 che sarà presentata in occasione della 86a Giornata mondiale del Risparmio. L&#8217;attendismo prudente e preoccupato pare legato a disillusione e a scarsa visibilità sul futuro. Il Paese viene percepito come poco reattivo alla crisi (i pessimisti sul futuro della sua economia sono il 41% contro il 30% di ottimisti), ma anche sulla ripresa globale gli Italiani fanno affidamento meno che in passato. La sfiducia nelle prospettive economiche del Paese ci accomuna, peraltro, con altri grandi paesi come gli Usa, la Francia, il Regno Unito, la Spagna; solo in Germania si registra un trend positivo a partire dalla primavera 2009.<br />
<span id="more-5719"></span><br />
<strong>La fiducia nell&#8217;Unione Europea</strong><br />
Se nel 2009 la crisi pareva sottolineare l’importanza della globalizzazione e i vantaggi del coordinamento internazionale, ora molti concittadini hanno mutato tale fiducioso affidamento in dubbio. Questa situazione sembra intaccare, seppur marginalmente, anche lo storico sentimento europeista degli Italiani. Se in generale permane la fiducia nell’Unione Europea (il 67% ha fiducia), emerge una certa freddezza e minor convinzione: pochi dichiarano di avere più fiducia (il 7%) a fronte di un cospicuo numero che dichiara di averne meno (il 28%).<br />
Pensando al futuro dell’economia in generale, l’ottimismo prudente registrato nel 2009 (il 55% di ottimisti contro il 29% di pessimisti) rimane tuttora maggioritario ma assai ridimensionato: il 45% di ottimisti contro il 37% di pessimisti (in particolare nel Centro Italia gli ottimisti passano dal 57% del 2009 al 39% del 2010).</p>
<p><strong>La situazione economica degli Italiani</strong><br />
E’ da notare che, nonostante pochi Italiani (6%) dichiarino migliorata la propria situazione economica, i soddisfatti crescono di 2 punti percentuali rispetto al 2009, dal 54% al 56% e dall’inizio della crisi crescono addirittura di 5 punti percentuali (nel 2007 e nel 2008 erano il 51%): in particolare crescono nel Nord Est (+9 punti percentuali dal 2009) e nel Nord Ovest (+5 punti percentuali), mentre il Centro e il Sud sono assenti da questo recupero.</p>
<p><strong>Le contraddizioni dell&#8217;Italia odierna</strong><br />
La contraddizione di un Paese che nell’insieme è sempre più preoccupato del futuro e che, parimenti, mostra un consistente numero di cittadini soddisfatto circa la propria situazione personale potrebbe trovare la spiegazione in una sorta di sospensione delle aspettative di miglioramento. In merito alla propria situazione personale, quasi la metà degli intervistati (il 49%) ritiene che non cambierà, ma i fiduciosi (28%) superano gli sfiduciati (19%).<br />
Gli Italiani mostrano una bassa propensione al rischio: è riscontrabile nel 66% della popolazione, che dichiara di averne una ridotta (29%) o quasi nulla (37%), a fronte di un 24% di aperti verso il rischio e un 10% di Italiani effettivamente propensi al rischio. A conferma di questa bassa propensione, se fosse loro concesso di “prendere le decisioni” al posto di una banca, nel 67% dei casi preferirebbero finanziare imprese solide e famiglie con bassissimo livello di rischio, anche guadagnando poco; solo il 23% sarebbe propenso a finanziare imprese e famiglie più redditizie, anche se più rischiose (il restante 10% non si esprime).</p>
<p><strong>L&#8217;indebitamento per la sopravvivenza</strong><br />
Dal sondaggio risulta che il numero di chi riesce a risparmiare si mantiene costante rispetto agli ultimi anni attestandosi al 36%; sono il 37% quelli che consumano tutto ciò che guadagnano e ben una famiglia su quattro deve ricorrere a debiti o al decumulo di risparmio pregresso. Se nel Nord Est si registra il numero maggiore di famiglie in grado di accumulare risparmio (ci riesce il 45%), il Sud si trova più in difficoltà (solo il 30% riesce a risparmiare).</p>
<p><strong>Gli investimenti</strong><br />
L’impatto della situazione per quanto riguarda l’investimento è tale che sempre più famiglie (68% rispetto al 62% del 2009) preferiscono la liquidità, mentre il mattone si conferma ancora l’investimento percepito come “ideale”, specie tra coloro che effettivamente sono riusciti ad accumulare risparmio nel corso del 2010 e che quindi esprimono un giudizio che può essere molto prossimo alle effettive intenzioni. La loro preferenza per il mattone sale dal 52% al 58%, raddoppia quella per gli strumenti finanziari più rischiosi (dall’8% al 16%), mentre si riduce la propensione per gli strumenti considerati più sicuri (dal 26% del 2009 al 20% nel 2010) e l’attendismo (dal 14% al 6%).</p>
<p><strong>I consumi</strong><br />
I consumi tornano a frenare, specie per le famiglie in crisi o che stanno sperimentando difficoltà; ed anche coloro che appaiono in una situazione tranquilla mostrano un atteggiamento prudente, orientato alla ridefinizione delle proprie spese, spostando ancor più l’attenzione dal fuori casa alla casa. Solo chi si ritiene in una situazione in miglioramento ha rafforzato i propri consumi, verso ogni tipologia di spesa, in particolare se legata al fuori casa e al benessere. Peraltro in miglioramento sono solo il 6% (una famiglia su 17, mentre nel 2006 era una famiglia su 9). Cresce, infatti, il numero di famiglie che sono riuscite a mantenere il proprio standard di vita solo con fatica (erano il 42% nel 2006, il 43% nel 2009, il 47% nel 2010), mentre si mantiene costante il numero di quelle che ritengono peggiorato il proprio tenore di vita (era il 19% nel 2006, il 19% nel 2009, il 18% oggi); costante infine il numero di famiglie che riescono a mantenere il proprio tenore di vita abbastanza facilmente (il 28% nel 2006, il 30% nel 2009, il 29% nel 2010).</p>
<p><strong>La voglia di risparmiare</strong><br />
Per il presidente dell&#8217;Acri, Giuseppe Guzzetti, gli italiani sono un popolo di risparmiatori, ma preoccupa il persistente divario tra il Nord e il Sud del Paese. &#8221;<em>C&#8217;e&#8217; una propensione, una voglia di risparmiare sempre maggiore</em> -ha dichiarato Guzzetti a margine della presentazione- <em>Devo rilevare che il dato che un quarto circa degli italiani si indebita per chiudere a fine anno i bisogni essenziali della famiglia e&#8217; un po&#8217; preoccupante. Ma meritevole di attenzione e&#8217; il dato di grande divario tra i risparmi nel Nord-Est, 46% e del Sud, 30%. E&#8217; una grossa disparita&#8217;</em>&#8221;.</p>
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		<title>Istat, aumenti nelle retribuzioni di Agosto al palo</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 22:10:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2010/09/Istat-aumenti-nelle-retribuzioni-di-Agosto-al-palo.jpg?9f281a" alt="Istat-aumenti-nelle-retribuzioni-di-Agosto-al-palo" class="left"/>Le retribuzioni contrattuali orarie ad agosto sono rimaste invariate rispetto a luglio, mentre sono aumentate del 2,2% rispetto ad agosto 2009. Lo rileva l&#8217;Istat. L&#8217;Istat segnala anche che nei primi 8 mesi dell&#8217;anno le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute del 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Sulla base delle disposizioni definite dei contratti in vigore alla fine di agosto 2010 si puo&#8217; calcolare che l&#8217;indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l&#8217;intera economia proiettato per l&#8217;anno 2010 registrerebbe un incremento annuo del 2,1%.<br />
<span id="more-5518"></span><br />
<strong>Gli aumenti delle retribuzioni</strong><br />
Su base annua ad agosto sono cresciuti soprattutto le retribuzioni dei lavoratori dell&#8217;alimentare (+5,2%), del commercio (+3,9%) e delle telecomunicazioni (+4,5%), mentre nel settore metalmeccanico si e&#8217; registrato per le retribuzioni un +3,5%. Sostanzialmente al palo restano i lavoratori della Pubblica amministrazione con aumenti al di sotto dell&#8217;1% a causa del mancato rinnovo dei contratti scaduti a fine 2009.</p>
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