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	<title>Mondofinanzablog.com &#187; statistiche occupazione</title>
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	<description>Il mondo della finanza a 360 gradi</description>
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		<title>Precarietà: in Italia 7 milioni di &#8220;bamboccioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 22:10:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="archive_1"></div><script type="text/javascript">
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</script><p>Oltre sette milioni di giovani, quelli compresi tra i 18 e i 34 anni, vive ancora in casa dei genitori. All&#8217;interno di questa fascia, il 40% ha più di 25 anni mentre uno su due ha sì un&#8217;occupazione ma è precaria: è la generazione dei &#8216;milleuristi&#8217; coloro che per intero hanno assorbito il costo della crisi economica.<br />
Sono questi alcuni dei dati che emergono da un&#8217;indagine condotta dalla Cgil e dal Sunia sulla condizione abitativa dei giovani promossa per la campagna &#8216;La casa nel percorso di autonomia delle nuove generazioni&#8217;. Secondo la ricerca, la presenza dei giovani che in Italia vivono in questa &#8216;coabitazione forzata&#8217; tra genitori e figli pone il nostro Paese &#8220;<em>all&#8217;ultimo posto tra i principali Paesi europei</em>&#8221; e le motivazioni di questa costrizione, rileva lo studio del sindacato, &#8220;<em>risiedono nel livello dei canoni, per non parlare del costo delle abitazioni, e nelle condizioni precarie di lavoro che generano bassi redditi</em>&#8220;.<br />
<span id="more-7128"></span><br />
<strong>Un patto per l&#8217;abitare</strong><br />
Per questo la Cgil ritiene &#8220;<em>indispensabile rivendicare un &#8216;Patto per l&#8217;abitare&#8217;</em> &#8211; osserva Laura Mariani responsabile delle Politiche abitative per il sindacato di Corso d&#8217;Italia &#8211; <em>che sia in grado di far incontrare la domanda dei bisogni giovanili con un&#8217;offerta adeguata in modo da regolare un mercato con trasparenza</em>&#8220;.<br />
Il disagio abitativo rappresenta infatti per i giovani &#8220;<em>un vero scoglio per l&#8217;ingresso nell&#8217;età adulta</em>&#8220;. </p>
<p><strong>I milleuristi</strong><br />
Secondo l&#8217;analisi della Cgil il 60% delle persone fino a 35 anni percepisce un reddito mensile inferiore a mille euro, senza dimenticare che il tasso di disoccupazione giovanile ha toccato il 28,6%. Dati che rendono complesso il superamento delle barriere che separano i giovani dall&#8217;accesso alla casa. I canoni di affitto sono eccessivamente alti, pari a 1.020 euro per i nuovi contratti e 750 euro per i rinnovi.<br />
L&#8217;esplosione di questi due dati dimostra per il sindacato &#8220;<em>come ci sia stata negli anni una &#8216;dismissione&#8217; delle politiche abitative: gli interventi recenti, come la cedolare secca, hanno soltanto favorito i proprietari con misure di carattere fiscale senza una contropartita in termini sociali per calmierare il mercato</em>&#8220;.</p>
<p><strong>I Neet</strong><br />
Tutto ciò poi a fronte di un 30% dei giovani che non lavoro, di un 20% che non studia e non lavora (Neet &#8211; Not in Education, Employment or Training), di un 30% che ha un lavoro atipico e di un 60% che guadagna meno di 1.000 euro mensili.</p>
<p><strong>La convivenza con i genitori</strong><br />
E se le forme di coabitazione e cohuosing sono spesso le uniche possibili per affrancarsi dalla casa d&#8217;origine è il costo dell&#8217;abitazione ad essere indicato come il maggior ostacolo per il giovani (46% dei casi). Vivere in famiglia viene ormai percepito come un fatto normale sia dai giovani (55%) che dai genitori (60%), tanto che la convivenza tra genitori e figli genera frequenti discussioni solo nel 23% dei casi e sono relative soprattutto a indicatori come l&#8217;ordine e la pulizia. E&#8217; presente comunque una forte attesa rispetto alla possibilità di svincolo (88%) soprattutto per il desiderio di indipendenza economica (47%) e quello di sposarsi o andare a convivere (18%). Difatti chi dichiara di voler rimanere in famiglia, lo fa soprattutto per necessità di terminare gli studi (50%) e per la mancanza di un lavoro (25%).</p>
<p><strong>Il livello di istruzione</strong><br />
Nel dettaglio della ricerca della Cgil si nota come il livello di istruzione dei giovani &#8216;forzati&#8217; nelle case di origine sia particolarmente elevato: il 44% ha una laurea e il 50% ha un diploma. Tra le donne il 52% ha una laurea mentre tra gli uomini il 37%. Un dato, quest&#8217;ultimo, che dimostra per la Cgil &#8221;<em>come siano notevoli le difficoltà per le donne di trovare un&#8217;occupazione ma nonostante i bassi redditi e le maggiori difficoltà le ragazze tentano di uscire dalla famiglia in quota prevalente, segno di una maggiore consapevolezza di autonomia e di maggiore capacità nel riuscire ad attuare soluzioni che permettono indipendenza economica</em>&#8221;.</p>
<p><strong>Lo scivolo verso la povertà</strong><br />
Per la generazione dei &#8216;milleuristi&#8217; affrancarsi dalla famiglia è sempre più complesso. La Cgil riporta un dato di uno studio dell&#8217;università Cattolica di Milano che stima in 13-15 milioni di famiglie che nei prossimi anni disporranno di un reddito mensile di circa 1.500 euro al mese. Nuclei fatti in parte di pensionati ma soprattutto di precari che li inserisce in una sorta di &#8216;cuscinetto sociale&#8217; che rimane al di sotto della media dei redditi dei cittadini italiani e al di sopra della soglia di povertà.</p>
<p><strong>Il costo della crisi economica</strong><br />
&#8220;<em>E&#8217;</em> &#8211; commenta Mariani &#8211; <em>una sorta di primato negativo per il nostro Paese: siamo l&#8217;economia avanzata nella quale la minoranza costituita dai giovani ha pagato il prezzo più alto della recessione e continua a farlo. Statisticamente le generazioni nate fra il 1974 e il 1994 hanno assorbito per intero il costo della crisi economica</em>&#8220;. Ed è quindi proprio nell&#8217;attuale difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, spiega ancora la sindacalista, &#8220;<em>che va individuata una &#8216;risposta sociale&#8217; che crei le condizioni affinché le nuove generazioni possano intraprendere un percorso di realizzazione. Ad un lavoro con più garanzie devono affiancarsi piu&#8217; garanzie nel trovare una casa</em>&#8220;. Per questo, conclude Mariani, &#8220;<em>e&#8217; indispensabile un &#8216;Patto per l&#8217;abitare&#8217; che abbia come garanzia la costituzione di un&#8217;Agenzia per la casa in ogni Comune con uno specifico Osservatorio sui bisogni abitativi dei giovani</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il canone concordato</strong><br />
Secondo la Cgil gli interventi dovrebbero riguardare gli affitti sul mercato, con garanzie al proprietario di rientrare in possesso in tempi brevi, sicurezza nel mantenere l&#8217;abitazione in buono stato, agevolazioni fiscali; garanzia all&#8217;inquilino  di un canone concordato. Anche l&#8217;edilizia pubblica è tra i campi presi in considerazione dal sindacato che pensa a investimenti per rispondere all&#8217;emergenza abitativa dei nuclei in forte disagio (graduatorie, redditi bassi, morosità impoverimento). Infine le Social housing con maggiori finanziamenti pubblici ed incentivi, guardando alle opportunità offerte dagli immobili attribuibili agli enti locali (demaniali, confiscati) i quali potrebbero essere recuperati e destinati all&#8217;emergenza abitativa, anche dei giovani.</p>
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		<title>Confindustria delusa dal Governo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 22:10:04 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli imprenditori italiani sono delusi dal governo di Silvio Berlusconi perchè non ha in cima alla sua agenda la crescita ma &#8220;pensa ad altro&#8221;. A due giorni dai ballottaggi di Milano e Napoli, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia dice che il paese per svilupparsi ha bisogno di liberalizzazioni e meno Stato e che invece &#8220;<em>sta succedendo proprio il contrario</em>&#8220;.<br />
&#8220;<em>Non possiamo nascondere la nostra delusione. Occorrono interventi più incisivi soprattutto sulle infrastrutture e sul fisco</em>&#8220;, ha detto la Marcegaglia, giunta alla sua ultima assemblea.<br />
&#8220;<em>Il mito da sfatare è che l&#8217;Italia vada in fondo bene e che dunque gli imprenditori devono piantarla di lamentarsi&#8230; La verità è che l&#8217;agenda nazionale non riesce a fare della crescita il suo primo argomento all&#8217;ordine del giorno perchè la politica pensa ad altro</em>&#8220;.<br />
<span id="more-7110"></span><br />
<strong>Lo sgambetto della Marcegaglia</strong><br />
Marcegaglia, a capo di oltre 145.000 imprenditori che danno occupazione a 5,5 milioni di persone, non risparmia un accenno al cruciale appuntamento politico di domenica e lunedì che potrebbe determinare la fine della leadership incontrastata di Berlusconi in Italia.<br />
Osserva che &#8220;<em>se le difficoltà della maggioranza sono evidenti nel giudizio popolare, non per questo possiamo tacere che l&#8217;opposizione, tra spinte antagoniste e frammentazioni, è ancora incapace di esprimere un disegno riformista</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il ruolo di Luca Cordero di Montezemolo</strong><br />
Ecco allora che dalle fila degli imprenditori potrebbe arrivare una terza opzione, forse la più volte ventilata e mai confermata discesa in campo dell&#8217;ex presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.<br />
&#8220;<em>In un momento così noi saremo pronti a batterci per l&#8217;Italia, anche fuori dalle nostre imprese, con tutta la nostra energia, con tutta la nostra passione, con tutto il nostro coraggio</em>&#8220;.<br />
Il rischio di un paese senza sviluppo economico e crescita è che &#8220;<em>alzi la testa il populismo e vengano messi in discussione i fondamenti stessi della democrazia</em>&#8220;, ha avvertito Marcegaglia alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano.</p>
<p>Fonte: Reuters</p>
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		<title>Giappone: economia debole e stime sullo sviluppo ritoccate in ribasso</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 08:51:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il governo del Giappone ha confermato la sua valutazione d&#8217;insieme secondo cui l&#8217;economia è ancora debole in seguito al terremoto di marzo e ha ridotto il suo giudizio sulle spese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Giappone-economia-debole-e-stime-sullo-sviluppo-ritoccate-in-ribasso.jpg?9f281a" alt="Giappone-economia-debole-e-stime-sullo-sviluppo-ritoccate-in-ribasso" class="left"/>Il governo del Giappone ha confermato la sua valutazione d&#8217;insieme secondo cui l&#8217;economia è ancora debole in seguito al terremoto di marzo e ha ridotto il suo giudizio sulle spese capitali, nel suo rapporto mensile pubblicato oggi. Il governo ha citato problemi di approvvigionamento alla base della prima riduzione della sua valutazione sulle spese capitali dal dicembre 2009. Ha inoltre evidenziato rischi per la ripresa economica derivanti da eventuali carenze di energia, la lenta ricostruzione delle reti di fornitori e i prezzi elevati del petrolio. Il ministro dell&#8217;Economia Kaoru Yosano inoltre, prima del rapporto, ha detto di aspettarsi una crescita economica del Giappone in rallentamento allo 0,6-0,7% in questo anno fiscale, chiarendo la sua precedente stima. La previsione di Yosano è più ottimistica di quella di diversi analisti, molti dei quali hanno tagliato le loro previsioni dopo che i dati della settimana scorsa hanno mostrato una contrazione sorprendentemente profonda nel trimestre gennaio-marzo.<br />
<span id="more-7085"></span><br />
<strong>I dati sull&#8217;economia giapponese</strong><br />
In reazione ai dati, che hanno mostrato un calo del Pil dello 0,9%, lo stesso Yosano aveva dichiarato che l&#8217;economia dovrebbe crescere quasi dell&#8217;1% nel 2011/12, ma oggi ha chiarito la sua posizione.<br />
&#8220;<em>Quello che volevo dire è che la crescita dovrebbe rallentare di quasi l&#8217;1%. (Rispetto alle attuali previsioni) E&#8217; probabile che rallenterà a circa lo 0,6%-0,7%</em>&#8221; ha detto in una conferenza stampa oggi. </p>
<p>Fonte: Reuters</p>
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		<title>Istat: un quarto degli italiani sperimenta la povertà. Il quadro devastante di un&#8217;Italia in crisi</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 13:47:43 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[In Italia &#8220;la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni&#8221; e l&#8217;attuale &#8220;moderata ripresa&#8221; ne ha fatti recuperare 13. E&#8217; quanto si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia &#8220;<em>la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni&#8221; e l&#8217;attuale &#8220;moderata ripresa</em>&#8221; ne ha fatti recuperare 13. E&#8217; quanto si legge nel rapporto annuale dell&#8217;Istat, in cui si sottolinea anche che nel decennio 2001-2010 l&#8217;Italia &#8220;<em>ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i Paesi dell&#8217;Unione europea, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2% contro l&#8217;1,3% registrato dall&#8217;Ue e l&#8217;1,1% dell&#8217;Uem</em>&#8220;.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia che resta indietro</strong><br />
L&#8217;Istat rileva in particolare negli anni &#8220;<em>un graduale scollamento della performance italiana rispetto alle altre maggiori economie dell&#8217;Unione che è divenuto più evidente nella fase di ripresa 2006-2007 e si è aggravato con la crisi</em>&#8220;. Inoltre, si legge ancora nel rapporto, &#8220;<em>per la sua vocazione produttiva e gli scarsi margini di manovra della finanza pubblica il nostro Paese ha subito la crisi in maniera comparativamente forte e stentato nella successiva ripresa: nel 2010 il livello del pil è risultato ancora inferiore di 5,3 punti percentuali rispetto a quello raggiunto nel 2007, mentre il divario da colmare è del 3,7% nel Regno Unito, del 3% in Spagna e di appena lo 0,8% e lo 0,3% in Francia e in Germania</em>&#8220;. Tracciando il bilancio della crisi, i tecnici dell&#8217;Istat spiegano che &#8220;<em>lo stock delle imprese si è ridotto di 43 mila unità, per 363 mila addetti</em>&#8220;. Tornando ad oggi, aggiungono con riferimento agli ultimi dati sul Pil, &#8220;<em>la crescita nel primo trimestre è ancora molto lenta</em>&#8221; e &#8220;<em>in generale si riapre il divario con l&#8217;Europa</em>&#8220;. Anche per quanto riguarda la produttività del lavoro il recupero non basta a riconquistare il terreno perso, &#8220;<em>siamo ai livelli del 2000</em>&#8220;, avvertono i tecnici dell&#8217;Istituto.<br />
<span id="more-7073"></span><br />
<strong>Il ruolo dell&#8217;economia estera</strong><br />
Inoltre, il rapporto fa notare che &#8220;<em>il principale fattore trainante per la ripresa è stata la domanda estera, che comunque era anche stata la componente che aveva guidato la caduta nel corso della recessione</em>&#8220;. Tuttavia, si legge nel volume, &#8220;<em>dopo aver agito da traino nella fase di recupero dell&#8217;attività industriale, la componete estera della domanda ha però assunto nel periodo più recente un ruolo frenante: il fatturato realizzato sui mercato esteri, che era in fortissima crescita sino al terzo trimestre, ha registrato nel quarto trimestre del 2010 e ancora all&#8217;inizio del 2011 un&#8217;evoluzione assai modesta, mentre quello relativo alla componente nazionale ha mantenuto una dinamica più moderata, ma persistentemente positiva</em>&#8220;. Guardando sempre all&#8217;estero, i tecnici dell&#8217;Istat evidenziano che &#8220;le piccole e medie imprese hanno reagito meglio sia nella fase recessiva che, e sopratutto, in quella espansiva, mostrando la capacità di riposizionarsi sui mercati internazionali. Mentre le grandi imprese rappresentano il segmento più in difficoltà specialmente nei mercati europei&#8221;.</p>
<p><strong>Un Italiano su quattro sperimenta la povertà</strong><br />
Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) &#8220;sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale&#8221;. Si tratta di un valore &#8211; rileva l&#8217;Istat &#8211; superiore alla media Ue che è del 23,1%.<br />
Il rischio povertà riguarda circa 7,5 milioni di individui (12,5% della popolazione). Mentre 1,7 milione di persone (2,9%) si trova in condizione di grave deprivazione si trova 1,7 milione (2,9%) e 1,8 milione (3%) in un&#8217;intensità lavorativa molto bassa. Si trovano in quest&#8217;ultima condizione l&#8217;8,8% delle persone con meno di 60 anni (6,6% contro il valore medio del 9%). Solo l&#8217;1% della popolazione (circa 611 mila individui) vive in una famiglia contemporaneamente a rischio di povertà, deprivata e a intensità di lavoro molto bassa. Nelle regioni meridionali, dove risiede circa un terzo degli italiani, vive il 57% delle persone a rischio povertà (8,5 milioni) e il 77% di quelle che convivono sia col rischio, sia con la deprivazione sia con intensità di lavoro molto bassa (469 mila).</p>
<p><strong>I livelli dell&#8217;occupazione</strong><br />
&#8220;<em>In Italia l&#8217;impatto della crisi sull&#8217;occupazione è stato pesante. Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità</em>&#8220;. I più colpiti sono stati i giovani tra i 15 e i 29 anni, fascia d&#8217;età in cui si registrano 501 mila occupati in meno. </p>
<p><strong>La disoccupazione giovanile</strong><br />
Nel 2010 sono poco oltre 2,1 milioni, 134 mila in più rispetto a un anno prima (+6,8%), i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione. Si tratta del 22,1% degli under 30, percentuale in aumento rispetto al 20,5% del 2009. Lo sottolinea l&#8217;Istat nel rapporto annuale 2010, in cui esamina il fenomeno dei cosiddetti NEET (Not in education, employment or training). L&#8217;incremento riguarda soprattutto i giovani del Nord Est, gli uomini e i diplomati, ma anche gli stranieri. Infatti, nel 2010, sono 310 mila gli stranieri NEET.</p>
<p><strong>Crisi al Sud come al Nord</strong><br />
Nel biennio di crisi economica 2009-2010 &#8220;<em>più della metà delle persone che hanno perso il lavoro erano residenti nel Mezzogiorno</em>&#8220;, dove l&#8217;occupazione si é ridotta di 280 unità. E&#8217; quanto emerge dal rapporto Istat 2010, in cui si evidenzia però come la recessione abbia colpito fortemente anche le Regioni del Nord, dove si contano 228 mila occupati in meno. &#8220;<em>Le Regioni centrali</em> &#8211; si legge nel rapporto &#8211; <em>sono rimaste invece sostanzialmente indenni dalle ricadute della crisi</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il risparmio delle famiglie</strong><br />
Le famiglie italiane, per salvaguardare il livello dei consumi, hanno progressivamente eroso il loro tasso di risparmio, &#8220;<em>sceso per la prima volta al di sotto di quello delle altre grandi economie dell&#8217;Uem</em>&#8220;, ovvero dell&#8217;eurozona. L&#8217;Istat sottolinea che lo scorso anno la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 9,1%, &#8220;<em>il valore più basso dal 1990</em>&#8220;.</p>
<p><strong>L&#8217;esclusione del lavoro femminile dopo la maternità</strong><br />
Sono circa 800 mila le donne licenziate o messe in condizione di doversi dimettere a causa di una gravidanza. E&#8217; quanto emerge dal rapporto annuale 2010 dell&#8217;Istat, in base ad un&#8217;indagine condotta tra il 2008 e il 2009 sulla vita lavorativa delle madri. Si tratta dell&#8217;8,7% delle madri che lavorano o che hanno lavorato in passato e la percentuale sale al 13,1% per le donne giovani nate dopo il 1973. In generale, sottolinea l&#8217;Istat, il 15% delle donne smette di lavorare per la nascita di un figlio.</p>
<p><strong>I sostegni sanitari</strong><br />
Quasi due milioni di italiani con limitazioni della salute non sono raggiunti da alcun tipo di sostegno. Si tratta di persone che vivono sole o con altre persone con limitazioni, o in un contesto familiare parzialmente o del tutto incapace di rispondere ai loro bisogni. Il 37,6% di queste persone è residente nel Mezzogiorno. Lo afferma il rapporto annuale dell&#8217;Istat. Considerato il mix di più fonti di aiuti (informale, pubblico e privato) sono state sostenute nel 2009 il 27,7% delle famiglie (erano il 16,9 nel 2003), con un valore massimo nel nord-est (32,2%) e minimo nel Mezzogiorno (26,1%) dove però c&#8217;é più bisogno. L&#8217;Istat rileva più aiuti dove le famiglie sono già sostenute. Nel nord-est, ad esempio, il 19,7% delle famiglie con almeno una persona con più di 80 anni ha ricevuto cura e assistenza grazie al sostegno congiunto di più tipi di operatori o servizi; nelle altre zone i valori sono più bassi, intorno al 13,5%. Nel complesso, nel 2009 gli aiuti informali, pubblici e privati, hanno raggiunto il 36,7% delle famiglie con bambini sotto i 14 anni (30,5% nel 1998); sono risultate in aumento anche le famiglie con bambini aiutate dal settore pubblico (da 3,4 del 1998 a 6,3%), stabili invece i nuclei che si rivolgono a strutture private (11,5%). Gli aiuti sono cresciuti per le madri che lavorano (da 43,1% del 1998 a 48,9% del 2009), comprese quelle single (da 38,1% a 47,1%). Per le famiglie con anziani, il ricorso esclusivo ai servizi a pagamento è più alto nel Mezzogiorno (13,7%), al Centro (13,5%) e nel nord-est (13,4%) rispetto al nord-ovest (10,6%). Nel 2009, l&#8217;aiuto economico da altre persone non coabitanti, da Comuni o altri enti pubblici e privati, ha raggiunto appena il 3,4% delle famiglie con anziani contro il 6,3% registrato per il totale delle famiglie. Circa 700 mila famiglie di anziani sono state raggiunte solo da aiuti pubblici (3% della categoria) o da una combinazione di aiuti pubblici con altre fonti di aiuto (4,8%).</p>
<p><strong>Le cure informali</strong><br />
La rete di aiuto e cura informale in Italia si regge sulle donne. Sono loro a svolgere i due terzi del totale delle ore svolte, ben 2,1 miliardi l&#8217;anno. Emerge dal rapporto annuale dell&#8217;Istat, secondo il quale, sono aumentati gli aiuti gratuiti fra persone che non coabitano (care giver): erano il 20,8% nel 1983, sono stati il 26,8% nel 2009. Diminuiscono, però, le famiglie aiutate (dal 23,2% al 16,9%), soprattutto quelle con anziani (dal 28,9% al 16,7%). Sono invece in aumento gli aiuti economici erogati dai care giver, il 19,9% contro il 15% del 1998. Questi aiuti hanno raggiunto il 20,6% delle famiglie (18,9%); i destinatari sono soprattutto famiglie con persona di riferimento disoccupata (67,1%) e quelle con madre sola casalinga (42,7%). Anche se sono il fulcro degli aiuti informali, le donne hanno diminuito il tempo dedicato a questa attività (da 37,3 ore al mese nel 1998 a 31,1 nel 2009) perché hanno sempre meno tempo a disposizione; in calo anche il tempo degli uomini (da 26,4 a 21,5). L&#8217;età media dei care giver si è alzata, da 43,2 anni nel 1983 a 50,1 nel 2009. In particolare, sono aumentati soprattutto nella classe di età 65-74 anni (da 20,2% a 32,7%) e fra gli over75 (da 9,3% a 16,3%). Nel 6,6% dei casi i care giver sono volontari e risiedono più frequentemente al Nord (8,1% nel nord-ovest, 7,5% nel nord-est). L&#8217;assistenza informale agli adulti è diminuita nel corso degli anni (da 759,3 milioni di ore nel 1998 a 730,5 milioni nel 2009) mentre è aumentata di oltre il 50% quella per i bambini (da 805,5 milioni di ore l&#8217;anno a 1 miliardo 322 milioni); in calo le ore dedicate alle prestazioni sanitarie, in aumento quelle per compagnia ed accompagnamento. Le donne sono coinvolte per lo più nelle attività domestiche (84,5%), assistenza di audlti (73%), cura di bambini (66,7%), aiuto nello studio (61,5%). L&#8217;Istat lancia un allarme: la catena di solidarietà femminile fra madri e figlie su cui si fondava la rete di aiuti informale &#8220;rischia di spezzarsi&#8221; perché le donne sono sempre più sovraccariche di lavoro all&#8217;interno della famiglia e le nonne sono sempre più schiacciate tra la cura dei nipoti, dei genitori anziani non autosufficienti e dei figli adulti.</p>
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		<title>Inflazione: ad aprile aumento al 2,6 per cento. Tariffe di luce e gas alle stelle</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 12:47:43 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/04/Inflazione-ad-aprile-aumento-al-26-per-cento.-Tariffe-di-luce-e-gas-alle-stelle.gif?9f281a" alt="Inflazione-ad-aprile-aumento-al-26-per-cento.-Tariffe-di-luce-e-gas-alle-stelle" class="left"/>Il tasso d&#8217;inflazione ad aprile e&#8217; salito al 2,6%, dal 2,5% di marzo. Lo rileva l&#8217;Istat nelle stime provvisorie che indicano un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,5%. Il tasso annuo e&#8217; il piu&#8217; alto da novembre 2008, quando l&#8217;inflazione si attesto&#8217; al 2,7%, quello congiunturale e&#8217; il maggiore dal luglio 2008. L&#8217;accelerazione di aprile risente delle tensioni sui prezzi dei servizi relativi ai trasporti e della dinamica dei beni energetici non regolamentati (adeguamento delle tariffe elettricita&#8217; e gas). E&#8217; da dicembre 2010 che prosegue la crescita tendenziale dell&#8217;inflazione.<br />
<span id="more-6926"></span><br />
<strong>La disoccupazione</strong><br />
Il tasso di disoccupazione a marzo risale attestandosi all&#8217;8,3%, in crescita di un decimo di punto percentuale rispetto a febbraio, quando segno&#8217; una lieve flessione. Lo rileva l&#8217;Istat nelle stime provvisorie (dati destagionalizzati), aggiungendo che su base annua si registra, invece, una diminuzione di 0,2 punti percentuali<br />
Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a marzo e&#8217; aumentato al 28,6%, salendo di 0,3 punti percentuali su base mensile e di 1,3 punti su base annua. Lo comunica l&#8217;Istat in base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie, aggiungendo che la risalita arriva dopo la riduzione registrata a febbraio.</p>
<p><strong>Il tasso di occupazione</strong><br />
Il tasso di occupazione a marzo e&#8217; pari al 57,1%, in aumento di 0,3 punti percentuali sia rispetto a febbraio sia a marzo 2010, tornando cosi&#8217; al livello di gennaio 2010. Lo rileva l&#8217;Istat nelle stime provvisorie, in base a dati destagionalizzati, spiegando che, quindi &#8216;si osserva un aumento della partecipazione al mercato del lavoro, con una crescita sia della disoccupazione che dell&#8217;occupazione&#8221;. Di conseguenza scende il tasso di inattivita&#8217;, che si attesta al 37,7% (-0,3% punti percentuali su base mensile e -0,1 punti su base annua).<br />
 A marzo 2011 gli occupati sono 22,977 milioni, in aumento dello 0,5%, piu&#8217; 111 mila unita&#8217;, rispetto a febbraio. Lo comunica l&#8217;Istat nelle stime provvisorie aggiungendo che nel confronto con l&#8217;anno precedente l&#8217;occupazione e&#8217; in crescita dello 0,6%, ovvero di 141 mila unita&#8217;. L&#8217;Istituto spiega che l&#8217;aumento registrato nel mese e&#8217; dovuto sia alla componente maschile, sia, e soprattutto, a quella femminile.</p>
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		<title>Bce, tassi ancora troppo accomodanti per combattere l&#8217;inflazione</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 10:14:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La politica monetaria dell&#8217;area euro e&#8217; &#8221;attualmente molto accomodante&#8221; e va adeguata. A dirlo e&#8217; la Banca centrale europea nel bollettino di aprile, secondo cui, anche dopo il rialzo dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/04/Bce-tassi-ancora-troppo-accomodanti-per-combattere-linflazione.jpg?9f281a" alt="Bce-tassi-ancora-troppo-accomodanti-per-combattere-linflazione" class="left"/>La politica monetaria dell&#8217;area euro e&#8217; &#8221;<em>attualmente molto accomodante</em>&#8221; e va adeguata. A dirlo e&#8217; la Banca centrale europea nel bollettino di aprile, secondo cui, anche dopo il rialzo dei tassi della scorsa settimana, la politica monetaria continua &#8221;<em>a sostenere in misura considerevole l&#8217;attivita&#8217; economica e la creazione di posti di lavoro</em>&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;inflazione</strong><br />
L&#8217;inflazione nell&#8217;area euro, al 2,6% a marzo, &#8221;<em>dovrebbe restare al di sopra del 2% per l&#8217;intero 2011</em>&#8221;. La previsione, fatta sulla base dei contratti futures sul petrolio, e&#8217; della Bce che orienta la propria politica dei tassi al mantenimento di un&#8217;inflazione prossima ma inferiore al 2%. Fra i fattori che fanno rischiare un&#8217;inflazione piu&#8217; alta la Bce cita &#8221;<em>rincari delle materie prime energetiche piu&#8217; elevati di quanto ipotizzato, anche per il protrarsi delle tensioni politica in Nord Africa e Medio Oriente</em>&#8221;.<br />
<span id="more-6834"></span><br />
<strong>L&#8217;occupazione</strong><br />
I dati piu&#8217; recenti &#8221;<em>suggeriscono una crescita dell&#8217;occupazione nel primo trimestre 2011 sia nell&#8217;industria che nei servizi</em>&#8221;. A dirlo e&#8217; la Banca centrale europea nel bollettino mensile, che parla di &#8221;u<em>n segnale incoraggiante per la disoccupazione nell&#8217;area dell&#8217;euro nei prossimi mesi</em>&#8221;. A febbraio il tasso di disoccupazione nell&#8217;area euro e&#8217; diminuito al 9,9% dal 10% di gennaio.</p>
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		<title>Gli imprenditori mai così soli, parola di Emma Marcegaglia</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 07:43:33 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Mai come in questo momento gli imprenditori si sentono soli. In un Paese che stenta sempre di più a crescere mentre l&#8217;Europa si divide sempre di più sul rigore, fra pochi Paesi forti e molti a rischio</em>&#8220;. Sono le parole con cui il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, apre il suo videomessaggio che presenta l&#8217;assise generale in programma a Bergamo il 7 maggio, pubblicato sul sito dell&#8217;associazione.<br />
L&#8217;appuntamento di Bergamo, &#8221;<em>è un grande momento di mobilitazione</em>&#8221;, spiega Marcegaglia. Si tratta, sottolinea la leader degli industriali, di un&#8217;iniziativa &#8221;<em>per consentire a tutti voi di esprimervi con grande chiarezza e libertà su tutti i maggiori temi: l&#8217;impresa, le relazioni industriali, il fisco, la scuola, la produttività, le infrastrutture, il welfare, il mezzogiorno, la ricerca e l&#8217;innovazione</em>&#8221;.<br />
<span id="more-6813"></span><br />
<strong>Imprenditori a raccolta</strong><br />
Per il presidente di Confindustria, che invita gli imprenditori italiani a &#8221;<em>partecipare con forza e determinazione a questa grande occasione di libertà</em>&#8221;, le assise generali saranno l&#8217;occasione per &#8221;<em>ogni singolo imprenditore di dire la sua</em>&#8221; e di individuare insieme &#8221;<em>direttamente le vere priorità&#8217;</em>&#8216; per il paese. &#8221;<em>E&#8217; una grande occasione</em> &#8211; sottolinea Marcegaglia &#8211; <em>per decidere tutti insieme l&#8217;Italia che vogliamo: uniamo le nostre voci e uniamo le nostre intelligenze, uniamo le nostre esperienze e le nostre passioni. Non è più il momento di scaricare sugli altri le colpe. L&#8217;Italia di oggi è già un paese troppo diviso</em>&#8221;.</p>
<p><strong>La capacità di creare lavoro</strong><br />
Dall&#8217;impresa, aggiunge, &#8221;<em>può e deve venire un esempio per tutti: un esempio di come liberamente si possa convergere su poche scelte chiare e di priorità condivisa per ridare all&#8217;impresa la capacità di crescere, la capacità di creare lavoro coesione sociale e proiezione nel mondo</em>&#8221;. L&#8217;appuntamento, quindi, conclude Marcegaglia, è fissato a Bergamo il 7 maggio: &#8221;<em>Facciamo sentire forte la nostra voce per dare al paese un messaggio chiaro e preciso sulle cose da fare: decidiamo insieme l&#8217;Italia da fare</em>&#8221;.</p>
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		<title>Cassa integrazione: aumento del 45 per cento a marzo</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 06:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
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		<category><![CDATA[aumento cassa integrazione ordinaria]]></category>
		<category><![CDATA[cassa integrazione Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[A marzo sono state richieste e autorizzate 102,5 milioni di ore di cassa integrazione (cig), contro i 70,6 milioni di febbraio 2011 (+45,1%) e contro i 121,8 milioni del marzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/04/Cassa-integrazione-aumento-del-45-per-cento-a-marzo.jpg?9f281a" alt="Cassa-integrazione-aumento-del-45-per-cento-a-marzo" class="left"/>A marzo sono state richieste e autorizzate 102,5 milioni di ore di cassa integrazione (cig), contro i 70,6 milioni di febbraio 2011 (+45,1%) e contro i 121,8 milioni del marzo 2010 (-15,8%). E&#8217; quanto comunica l&#8217;Inps secondo cui i valori cumulati del primo trimestre del 2011 portano a un totale di richieste di cig pari a 233,4 milioni di ore, contro 299,7 milioni dello stesso periodo del 2010 (-22,14%). E&#8217; soprattutto nelle richieste di cassa integrazione ordinaria per l&#8217;industria che in marzo 2011 si registra il più forte decremento (-54,3%) rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Nell&#8217;edilizia invece si segnala una sostanziale stabilità.</p>
<p><strong>Il ricorso alla Cig</strong><br />
&#8221;<em>Un andamento simile a quello registrato il mese scorso</em> &#8211; commenta il presidente dell&#8217;Inps, Antonio Mastrapasqua &#8211; <em>con un rimbalzo delle richieste a livello congiunturale, e un progressivo calo delle domande a livello tendenziale. La lettura dei dati segnala un andamento discontinuo dell&#8217;economia nazionale, che sembra aver superato il punto più alto della crisi, senza tuttavia aver archiviato definitivamente le difficoltà produttive e occupazionali</em>&#8221;.<br />
<span id="more-6804"></span><br />
<strong>Le richieste di cassa integrazione</strong><br />
Il rimbalzo di marzo, rispetto al mese precedente, riguarda tutti e tre gli istituti della cig: le richieste di cassa integrazione ordinaria (cigo) sono passate da 19,2 milioni di febbraio a 23,2 milioni di marzo (+21,1%). Le domande autorizzate di cassa integrazione straordinaria (cigs) sono passate da 29,1 milioni di ore in febbraio a 42,4 milioni in marzo (+45,4%). Ancora più spiccato l&#8217;incremento di domande di cassa integrazione in deroga (cigd) che sono passate da 22,3 milioni di ore in febbraio, a 36,9 milioni in marzo (+65,2%).<br />
Il confronto tendenziale mostra segnali diversi: la cigo cala del 45,8% (passando da 42,9 milioni di ore nel marzo 2010, ai 23,2 milioni di quest&#8217;anno); la cigs diminuisce del 12,9% (da 48,6 a 42,4 milioni di ore); mentre la cigd aumenta anche a livello tendenziale, passando da 30,9 milioni di marzo 2010 a 36,9 milioni di marzo 2011 (+21,8%).</p>
<p><strong>Le domande di disoccupazione e mobilità</strong><br />
Frenano invece le domande di disoccupazione e mobilità. In questo caso i dati riguardano i primi due mesi dell&#8217;anno. A febbraio sono state presentate 68mila domande di disoccupazione, contro le oltre 78mila dello stesso mese dell&#8217;anno scorso (-12,8%). Ancora più accentuato il calo delle domande di mobilità che passano da quasi novemila del febbraio 2010 a meno di seimila dello stesso mese di quest&#8217;anno (-34,1%).</p>
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		<title>Carenze di personale nella Sanità: gli straordinari costano 500 milioni l&#8217;anno</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 07:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[fondi pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[risorse pubbliche italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Giornate di lavoro sempre più &#8216;lunghe&#8217; per chi opera all&#8217;interno della sanità pubblica italiana. Negli ultimi anni sta infatti crescendo la spesa per lo straordinario del personale del Servizio sanitario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giornate di lavoro sempre più &#8216;lunghe&#8217; per chi opera all&#8217;interno della sanità pubblica italiana. Negli ultimi anni sta infatti crescendo la spesa per lo straordinario del personale del Servizio sanitario nazionale. Nel nostro Paese, il costo per le ore extra di medici, infermieri, biologi, psicologi, tecnici, amministrativi e altri lavoratori di ospedali e strutture sanitarie pubbliche, ammonta a circa mezzo miliardo di euro l&#8217;anno e, soprattutto in alcune regioni, sembra in continua crescita. E&#8217; il caso della Puglia e del Lazio, dove dal 2007 al 2009 la spesa per gli straordinari è passata da 112 a 122 milioni. Ma a parte qualche eccezione (Toscana, Emilia Romagna e Sicilia) questo trend al rialzo si registra un po&#8217; ovunque, da Nord a Sud, portando a una spesa complessiva di 499,8 milioni nel 2009. Solo per gli straordinari.<br />
<span id="more-6782"></span><br />
<strong>Le ore di straordinario</strong><br />
E&#8217; quanto emerge dal conteggio sulla spesa relativa alle ore di straordinario fatte dal personale del Ssn, effettuata per l&#8217;Adnkronos Salute dalla Ragioneria generale dello Stato. L&#8217;analisi prende in esame la spesa degli anni 2007, 2008, 2009, suddivisa per Regioni e per categoria professionale: medici, dirigenti non medici (piscologi, biologi, farmacisti, etc.) e personale non dirigente (infermieri, portantini, ostetriche, etc.).<br />
Analizzando i dati, quello che salta agli occhi è soprattutto il boom di straordinari che si fanno in Puglia e Lazio. Nel &#8216;tacco&#8217; dello Stivale, la spesa per queste ore aggiuntive di lavoro è passata da 29,2 a 34,8 milioni, mentre nel Lazio si è saliti da 83 a 88 milioni. Anche in Abruzzo si segnala un corposo balzo della spesa: da 8,8 a 10,4 milioni. Ma, se pure in misura minore, il rialzo si è registrato anche in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Campania, Basilicata e Molise.<br />
Meno straordinari invece, stando ai dati della Ragioneria dello Stato, per i medici e gli operatori sanitari che lavorano nelle strutture pubbliche della Toscana, dell&#8217;Emilia Romagna e della Sicilia. In Toscana, dal 2007 al 2009 la spesa è scesa da 25,8 milioni a 24,5 e in Emilia Romagna da 30 a 28,5. Ma è soprattutto in Sicilia che si è registrato un calo considerevole: si è passati dai 31,8 milioni del 2007 ai 26,4 del 2009. Leggeri ribassi anche in Valle d&#8217;Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige, Liguria, Umbria, Calabria e Sardegna.</p>
<p><strong>Le ripercussioni sulla Spesa Sanitaria</strong><br />
Prendendo in considerazione solo gli straordinari dei medici, sempre nel periodo 2007-2009, le tre regioni con un balzo della spesa più significativo sono: Lazio (+2,1 milioni), Veneto (+1,8 milioni) e Puglia (+1,5 milioni). I cali più vistosi si registrano invece in Sicilia (-3,5 milioni) e Campania (-2 milioni). In terra campana la flessione è anche più marcata se si considera che nel 2008 il costo per le ore di straordinario dei medici era arrivato a sfiorare i 18 milioni di euro, prima di scendere ai 14,9 del 2009. Nel complesso, sempre per quanto riguarda i soli camici bianchi, la spesa totale per le ore di straordinario è passata dai 120 milioni del 2007 ai 122 del 2009.<br />
Per quanto riguarda invece il personale del comparto (infermieri, portantini, ostetriche, tecnici e amministrativi), la spesa complessiva &#8211; dal 2007 al 2009 &#8211; è passata da 365 a 371 milioni. I rialzi più significativi in Puglia (+4,1 milioni) e nel Lazio (+2,4 milioni). Come per i medici, il risparmio più cospicuo sulla spesa per gli straordinari degli infermieri si è registrato in Sicilia (-1,7 milioni).<br />
A spiegare il perché del corposo calo degli straordinari in Sicilia è il segretario regionale della Fp Cgil medici, Renato Costa. &#8220;<em>Noi</em> &#8211; spiega &#8211; <em>veniamo fuori da un piano di rientro pesante, eravamo prossimi al fallimento e al commissariamento. E&#8217; stato evitato il baratro grazie a una presa di coscienza collettiva, che ha portato negli ultimi due anni a una moralizzazione del sistema</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Prassi negative</strong><br />
E la stretta sulla spesa legata agli straordinari è una misura che sembra andare in questa direzione. &#8220;<em>Se in alcune Regioni virtuose si faceva e si fa ricorso allo straordinario per coprire carenze di organico</em> &#8211; prosegue Costa &#8211; <em>da noi questo strumento veniva utilizzato anche o soprattutto a fini clientelari. D&#8217;altronde</em> &#8211; conclude &#8211; <em>il sistema sanitario siciliano era pervaso dalla mafia e dal malaffare</em>&#8220;.<br />
A puntare l&#8217;indice contro l&#8217;abuso del lavoro straordinario in sanità è anche il segretario nazionale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza: &#8220;<em>Lo straordinario</em> &#8211; spiega &#8211; <em>è la cartina di tornasole di una situazione sempre più drammatica nella quale si trovano a lavorare migliaia di medici ospedalieri, e non solo, costretti a turni di lavoro più frequenti per coprire le carenze di organico dovute spesso ad indiscriminati blocchi del turn over. La spesa però</em> &#8211; aggiunge Cozza &#8211; <em>non sempre corrisponde allo straordinario effettivamente prestato, perché le aziende tendono in modo improprio a non retribuirlo tentando di spacciarlo come orario dovuto dal dirigente per raggiungere gli obiettivi</em>&#8220;.</p>
<p><strong>La carenza cronica di personale</strong><br />
Il problema della carenza di personale, denunciato dal segretario della Cgil medici sembra trovare qualche riscontro da quanto emerso nell&#8217;ultimo Annuario statistico pubblicato dal ministero della Salute, relativo all&#8217;anno 2008. Secondo il rapporto, che fa una fotografia delle strutture e del personale del Ssn, il numero dei lavoratori della sanità pubblica è in calo: dai 649.248 dipendenti del 2007 si è infatti passati ai 638.459 del 2008.</p>
<p><strong>Le conseguenze sul servizio</strong><br />
Per Cozza, però, il ricorso eccessivo al lavoro straordinario di medici e infermieri rischia di avere ripercussioni negative sia sui camici bianchi sia sui pazienti. &#8220;<em>Troppo spesso</em> &#8211; sottolinea -<em> lo straordinario è la norma e assume le caratteristiche di un vero e proprio allungamento dell&#8217;orario di lavoro imposto dalle aziende al di là delle norme contrattuali. Il tutto</em> &#8211; conclude Cozza &#8211; <em>con condizioni di lavoro sempre più gravose e con ricadute negative sulla qualità del lavoro dei medici e sulla qualità dell&#8217;assistenza per i cittadini</em>&#8220;.</p>
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		<title>Crescita economica: l&#8217;Italia è l&#8217;ultima tra i Paesi del G7</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 07:34:34 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel primo trimestre 2011 il prodotto interno lordo italiano è cresciuto dell&#8217;1,1% rispetto al +3,2% dei Paesi G7. E&#8217; quanto stima l&#8217;Ocse nell&#8217;Interim Assessment aggiungendo che nel secondo trimestre di quest&#8217;anno è prevista una crescita dell&#8217;1,3% per l&#8217;Italia e del 2,9% per i G7. Il dato misura la crescita su base trimestrale annualizzata e l&#8217;organizzazione di Parigi si riserva un margine di errore di circa un punto e mezzo percentuale. Dalle previsioni sul G7 è escluso il Giappone perché è ancora impossibile, dice l&#8217;Ocse, valutare l&#8217;effetto del recente terremoto sullo sviluppo economico del Paese. </p>
<p><strong>La crescita nei Paesi del G7</strong><br />
Tra i Paesi del G7 quello per il quale l&#8217;Ocse stima una maggiore crescita è il Canada: +5,2% nel primo trimestre (dato annualizzato) e +3,8% nel secondo trimestre. Per gli Stati Uniti l&#8217;Organizzazione di Parigi stima una crescita del 3,1% nel periodo gennaio-marzo e del 3,4% nel trimestre aprile-giungo. In Europa a guidare la locomotiva della ripresa è la Germania: +3,7% e +2,3% rispettivamente nel primo e secondo trimestre. Seguono la Francia (+3,4% e +2,8%) e il Regno Unito (+3% e +1%). Con una crescita stimata dell&#8217;1,1% (dato annualizzato) nel primo trimestre e dell&#8217;1,3% nel secondo, l&#8217;Italia è fanalino di coda tra i Paesi del G7, escluso il Giappone per il quale, a causa del terremoto, nel Rapporto non vengono indicate stime annualizzate.<br />
<span id="more-6780"></span><br />
<strong>Passi da lumaca</strong><br />
&#8220;<em>L&#8217;Italia sta migliorando, insieme agli altri Paesi del G7&#8243;, ma il suo tasso di crescita resta inferiore agli altri a causa di &#8220;problemi strutturali</em>&#8221; . Lo ha dichiarato il capo economista dell&#8217;Ocse, Pier Carlo Padoan, a margine della presentazione dell&#8217;Interim assessment. &#8220;<em>Le nostre attuali previsioni per il semestre prevedono una crescita dell&#8217;1%, che è significativamente meglio rispetto all&#8217;anno scorso</em>&#8221; ha sottolineato. Il tasso, ha aggiunto, resta però inferiore alla media G7, &#8220;<em>per problemi strutturali che non sono una novità, legati a limiti nella crescita potenziale</em>&#8220;, a causa di fattori come &#8220;<em>scarsa capacità di innovare, costi amministrativi troppo elevati, costo del lavoro troppo elevato, un sistema di imprese troppo piccolo, che quindi investe meno in innovazione</em>&#8220;. Resta inoltre il problema della disoccupazione, di cui secondo l&#8217;Ocse è preoccupante soprattutto la componente &#8220;strutturale&#8221;, più che quella &#8220;ciclica&#8221; legata alla crisi. &#8220;<em>C&#8217;e un problema di disoccupazione di lungo periodo</em> &#8211; ha spiegato Padoan &#8211; <em>che dev&#8217;essere affrontata non solo con più crescita, ma con politiche di sostegno per le fasce più deboli nel mercato del lavoro</em>&#8220;.</p>
<p><strong>La disoccupazione in Italia</strong><br />
L&#8217;economia dei Paesi del G7 è in recupero ma resta il problema del lavoro. &#8220;<em>Anche se le condizioni del mercato del lavoro negli ultimi mesi stanno migliorando nella maggior parte dei paesi dell&#8217;Ocse, il tasso di disoccupazione rimane oltre 2 punti percentuali superiore rispetto all&#8217;inizio della crisi</em>&#8220;. Lo sottolinea l&#8217;Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nell&#8217;Interim Assessment. Per l&#8217;Ocse comincia anche ad affacciarsi, soprattutto nelle maggiori economie dell&#8217;area, il problema dell&#8217;inflazione con un aumento dei prezzi. &#8220;<em>Tuttavia</em> &#8211; aggiunge il capo economista Pier Carlo Padoan &#8211; <em>i tassi di inflazione di fondo sono ancora bassi, considerate le eccedenze</em>&#8221; nella produzione legate alla crisi degli ultimi anni. &#8220;<em>Le pressioni inflazionistiche sono più forti in alcune di grandi economie emergenti, richiamando un rafforzamento della politica monetaria</em>&#8221; aggiunge l&#8217;Ocse.</p>
<p><strong>Il consolidamento delle finanze</strong><br />
Si consolida la ripresa nei Paesi Ocse e migliorano anche le condizioni finanziarie. Lo afferma l&#8217;Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, spiegando che, facendo un bilancio tra punti di forza e fragilità, &#8220;<em>la ripresa sta diventando in grado di sostenersi da sola</em>&#8220;. Ora la politica monetaria dovrà tenere conto invece dei rischi di una ripresa delle dinamiche inflazionistiche. Nella maggior parte dei Paesi &#8211; si evidenzia nell&#8217;Interim Assessment &#8211; il nodo è ancora rappresentato dalle finanze pubbliche e &#8220;<em>la priorità resta dunque quella di consolidare i bilanci e stabilire una crescita credibile nel medio termine</em>&#8220;. L&#8217;Ocse evidenzia infine la necessità di &#8220;<em>implementare riforme strutturali pro-sviluppo</em>&#8220;.</p>
<p><strong>L&#8217;instabilità nel Medio Oriente</strong><br />
Le instabilità in Medio Oriente e in Nord Africa, associate ad un possibile aumento dei prezzi del petrolio, potranno pesare sulle prospettive economiche di breve termine dell&#8217;area Ocse. &#8220;<em>Un&#8217;altra fonte di incertezza è legata ai rischi sui debiti sovrani della periferia dell&#8217;area euro</em>&#8220;. Lo evidenzia l&#8217;Ocse nell&#8217;Interim Assesment in cui traccia le stime della crescita per i primi due trimestri del 2011.</p>
<p><strong>La crisi Giapponese</strong><br />
Il terremoto e lo tsunami che hanno duramente colpito il Giappone porteranno ad una contrazione dell&#8217;economia del Paese quantificabile, &#8220;<em>come prima stima tra lo 0,2 e lo 0,6% (tasso non annualizzato) nel primo trimestre e tra lo 0,5% e l&#8217;1,4% nel secondo trimestre</em>&#8220;. E&#8217; quanto prevede l&#8217;Ocse spiegando che al momento non è possibile misurare puntualmente gli effetti della tragedia sullo sviluppo economico, tanto che il Giappone nell&#8217;Interim Assessment viene escluso dalla media del G7. &#8220;<em>I costi del disastro</em> &#8211; spiega Pier Carlo Padoan, capo economista dell&#8217;organizzazione di Parigi &#8211; <em>non sono ancora conosciuti ma la stima preliminare delle autorità è che la perdita di capitali fisici ammonta al 3,3-5,2% del Pil annuale del Paese</em>&#8220;. Tuttavia l&#8217;Ocse valuta ottimisticamente la capacità di ripresa del Giappone: &#8220;<em>Gli sforzi per la ricostruzione cominceranno probabilmente</em> &#8211; dice ancora Padoan &#8211; <em>relativamente presto e dunque si potrebbe cominciare a superare gli effetti negativi sul Pil già a partire dal terzo trimestre</em>&#8221; di quest&#8217;anno.</p>
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