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	<title>Mondofinanzablog.com &#187; statistiche Istat</title>
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	<description>Il mondo della finanza a 360 gradi</description>
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		<title>Essere pensionati al Sud è più difficile</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 22:15:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[riforma pensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Vivere da pensionati è molto più difficile al Sud, dove l&#8217;assegno è inferiore del 19,5% rispetto al Nord-ovest e del 12,1% rispetto alle media italiana. Un dato che negli anni [...]]]></description>
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</script><p>Vivere da pensionati è molto più difficile al Sud, dove l&#8217;assegno è inferiore del 19,5% rispetto al Nord-ovest e del 12,1% rispetto alle media italiana. Un dato che negli anni sembra rimanere sostanzialmente invariato: dal 2004 al 2009 la differenza tra chi vive nel Mezzogiorno e i concittadini del Nord-ovest si è ridotta solo di 0,7 punti percentuali mentre rispetto al dato nazionale la diminuzione è stata solo di 0,3 punti percentuali.<br />
I dati, contenuti nelle tabelle del rapporto annuale Istat ed elaborati dall&#8217;Adnkronos, evidenziano come in cinque anni praticamente nulla sia cambiato, nelle differenze di reddito degli anziani nelle due aree del paese.<br />
<span id="more-7131"></span><br />
<strong>L&#8217;importo delle pensioni</strong><br />
Nel 2004 l&#8217;importo medio annuo (che comprende pensioni previdenziali e assistenziali) era di 9.132 euro mentre nel 2009 è arrivato a 10.808 euro, con un incremento del 18,3%. Nel nord-ovest i pensionati avevano un reddito annuo di 10.055 euro che è arrivato a 11.805 euro cinque anni dopo, con un incremento del 18,7%, mentre nel nord-est si è passati da 9.211 euro a 10.959 euro (+19%). Al centro, rispetto ai 9.506 euro del 2004 si è passati a 11.317 nel 2009 con un incremento del 19%, e infine i poveri pensionati del Mezzogiorno passano da 7.995 euro a 9.501 euro (+18,8%).</p>
<p><strong>Il numero dei pensionati</strong><br />
La distribuzione dei pensionati, nel territorio, in cinque anni è rimasta stabile in termini percentuali, mentre il numero dei pensionati è aumentato del 3,1% passando da 22,6 milioni del 2004 a 23,3 milioni del 2009. I pensionati sono distribuiti per il 28,1% nel Nord-ovest (27,8% nel 2004), per il 20,1% al Nord-est (20,3% nel 2004), per il 20,5% al Centro (invariato) e per il 31,5% al Sud (31% nel 2004). I dati contenuti nel rapporto, allo stesso tempo, confermano la concentrazione delle pensioni assistenziali (tra cui invalidità civile e assegni sociali) nel Mezzogiorno, dove si concentra quasi una prestazione su due: erano il 43,8% del totale nel 2004 e sono arrivate al 44,2% nel 2009. L&#8217;incremento del numero delle pensioni al Sud è stato del 20% rispetto ai cinque anni precedenti, contro un aumento del 17% del dato nazionale e del 13,5% nel Nord-ovest. A dimostrare la concentrazione della previdenza assistenziale al Mezzogiorno c&#8217;è anche l&#8217;incidenza rispetto alle pensioni complessive: nel 2009 la percentuale delle prestazioni assistenziali è pari al 18,5% su base nazionale, ma il dato schizza al 35,8% se si considera soltanto l&#8217;incidenza sul totale delle pensioni nel Mezzogiorno.</p>
<p><strong>L&#8217;importo medio delle pensioni</strong><br />
L&#8217;importo medio di una pensione assistenziale è pari a 4.730 euro, che scende a 4.656 euro al Sud (-1,5%) e sale a 4.810 euro al Nord-ovest (+1,7%). Passando alle pensioni previdenziali, nel 2009 l&#8217;importo medio è stato pari a 12.192 euro. Al Nord-ovest sono arrivate a 12.856 euro (+5,4% rispetto al dato nazionale) mentre al Sud sono state pari a 11.235 (-7,8%). Al Nord-est le pensioni arrivano a 11.934 euro, pari al 2,1% in meno rispetto al dato nazionale, e al Centro si attestano a quota 12.832 euro (+5,2%). La differenza tra Nord-ovest e Sud, sebbene inferiore rispetto al dato complessivo, resta profonda anche in questo caso, con un -12,6% delle pensioni nel Mezzogiorno.</p>
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		<title>Istat, giù la fiducia delle imprese italiane. E intanto la BCE prepara un nuovo aumento dei tassi</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 22:15:23 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza e Mercati]]></category>
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		<category><![CDATA[tasso inflazione Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;indagine congiunturale Istat relativa alla fiducia delle imprese italiane mostra a maggio un rallentamento superiore alle aspettative. Lo annuncia Istat, il cui indice sul morale delle aziende passa a 101,3 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;indagine congiunturale Istat relativa alla fiducia delle imprese italiane mostra a maggio un rallentamento superiore alle aspettative. Lo annuncia Istat, il cui indice sul morale delle aziende passa a 101,3 da 102,6 &#8211; rivisto da 103,0 &#8211; di aprile, rispetto al consensus Reuters per una mediana di 102,5. Istat rileva un peggioramento dei giudizi sugli ordini e sulla produzione, mentre resta invariata la valutazione sulle scorte di magazzino.</p>
<p><strong>La BCE e i tassi di interesse</strong><br />
La Banca centrale europea è pronta ad alzare i tassi di interesse ancora, «<em>se necessario</em>», per prevenire il persistere dell&#8217;inflazione nella zona Euro. Juergen Stark, membro del comitato esecutivo della Bce, lo ribadisce in un&#8217;intervista al quotidiano greco Kathimerini. E lo stesso fa il presidente in pectore dell&#8217;Eurotower Mario Draghi, invocando una normalizzazione della politica monetaria normale per contrastare la corsa dei prezzi che &#8211; dice &#8211; mina la crescita globale.</p>
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		<title>Istat: un quarto degli italiani sperimenta la povertà. Il quadro devastante di un&#8217;Italia in crisi</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 13:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[In Italia &#8220;la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni&#8221; e l&#8217;attuale &#8220;moderata ripresa&#8221; ne ha fatti recuperare 13. E&#8217; quanto si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia &#8220;<em>la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni&#8221; e l&#8217;attuale &#8220;moderata ripresa</em>&#8221; ne ha fatti recuperare 13. E&#8217; quanto si legge nel rapporto annuale dell&#8217;Istat, in cui si sottolinea anche che nel decennio 2001-2010 l&#8217;Italia &#8220;<em>ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i Paesi dell&#8217;Unione europea, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2% contro l&#8217;1,3% registrato dall&#8217;Ue e l&#8217;1,1% dell&#8217;Uem</em>&#8220;.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia che resta indietro</strong><br />
L&#8217;Istat rileva in particolare negli anni &#8220;<em>un graduale scollamento della performance italiana rispetto alle altre maggiori economie dell&#8217;Unione che è divenuto più evidente nella fase di ripresa 2006-2007 e si è aggravato con la crisi</em>&#8220;. Inoltre, si legge ancora nel rapporto, &#8220;<em>per la sua vocazione produttiva e gli scarsi margini di manovra della finanza pubblica il nostro Paese ha subito la crisi in maniera comparativamente forte e stentato nella successiva ripresa: nel 2010 il livello del pil è risultato ancora inferiore di 5,3 punti percentuali rispetto a quello raggiunto nel 2007, mentre il divario da colmare è del 3,7% nel Regno Unito, del 3% in Spagna e di appena lo 0,8% e lo 0,3% in Francia e in Germania</em>&#8220;. Tracciando il bilancio della crisi, i tecnici dell&#8217;Istat spiegano che &#8220;<em>lo stock delle imprese si è ridotto di 43 mila unità, per 363 mila addetti</em>&#8220;. Tornando ad oggi, aggiungono con riferimento agli ultimi dati sul Pil, &#8220;<em>la crescita nel primo trimestre è ancora molto lenta</em>&#8221; e &#8220;<em>in generale si riapre il divario con l&#8217;Europa</em>&#8220;. Anche per quanto riguarda la produttività del lavoro il recupero non basta a riconquistare il terreno perso, &#8220;<em>siamo ai livelli del 2000</em>&#8220;, avvertono i tecnici dell&#8217;Istituto.<br />
<span id="more-7073"></span><br />
<strong>Il ruolo dell&#8217;economia estera</strong><br />
Inoltre, il rapporto fa notare che &#8220;<em>il principale fattore trainante per la ripresa è stata la domanda estera, che comunque era anche stata la componente che aveva guidato la caduta nel corso della recessione</em>&#8220;. Tuttavia, si legge nel volume, &#8220;<em>dopo aver agito da traino nella fase di recupero dell&#8217;attività industriale, la componete estera della domanda ha però assunto nel periodo più recente un ruolo frenante: il fatturato realizzato sui mercato esteri, che era in fortissima crescita sino al terzo trimestre, ha registrato nel quarto trimestre del 2010 e ancora all&#8217;inizio del 2011 un&#8217;evoluzione assai modesta, mentre quello relativo alla componente nazionale ha mantenuto una dinamica più moderata, ma persistentemente positiva</em>&#8220;. Guardando sempre all&#8217;estero, i tecnici dell&#8217;Istat evidenziano che &#8220;le piccole e medie imprese hanno reagito meglio sia nella fase recessiva che, e sopratutto, in quella espansiva, mostrando la capacità di riposizionarsi sui mercati internazionali. Mentre le grandi imprese rappresentano il segmento più in difficoltà specialmente nei mercati europei&#8221;.</p>
<p><strong>Un Italiano su quattro sperimenta la povertà</strong><br />
Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) &#8220;sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale&#8221;. Si tratta di un valore &#8211; rileva l&#8217;Istat &#8211; superiore alla media Ue che è del 23,1%.<br />
Il rischio povertà riguarda circa 7,5 milioni di individui (12,5% della popolazione). Mentre 1,7 milione di persone (2,9%) si trova in condizione di grave deprivazione si trova 1,7 milione (2,9%) e 1,8 milione (3%) in un&#8217;intensità lavorativa molto bassa. Si trovano in quest&#8217;ultima condizione l&#8217;8,8% delle persone con meno di 60 anni (6,6% contro il valore medio del 9%). Solo l&#8217;1% della popolazione (circa 611 mila individui) vive in una famiglia contemporaneamente a rischio di povertà, deprivata e a intensità di lavoro molto bassa. Nelle regioni meridionali, dove risiede circa un terzo degli italiani, vive il 57% delle persone a rischio povertà (8,5 milioni) e il 77% di quelle che convivono sia col rischio, sia con la deprivazione sia con intensità di lavoro molto bassa (469 mila).</p>
<p><strong>I livelli dell&#8217;occupazione</strong><br />
&#8220;<em>In Italia l&#8217;impatto della crisi sull&#8217;occupazione è stato pesante. Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità</em>&#8220;. I più colpiti sono stati i giovani tra i 15 e i 29 anni, fascia d&#8217;età in cui si registrano 501 mila occupati in meno. </p>
<p><strong>La disoccupazione giovanile</strong><br />
Nel 2010 sono poco oltre 2,1 milioni, 134 mila in più rispetto a un anno prima (+6,8%), i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione. Si tratta del 22,1% degli under 30, percentuale in aumento rispetto al 20,5% del 2009. Lo sottolinea l&#8217;Istat nel rapporto annuale 2010, in cui esamina il fenomeno dei cosiddetti NEET (Not in education, employment or training). L&#8217;incremento riguarda soprattutto i giovani del Nord Est, gli uomini e i diplomati, ma anche gli stranieri. Infatti, nel 2010, sono 310 mila gli stranieri NEET.</p>
<p><strong>Crisi al Sud come al Nord</strong><br />
Nel biennio di crisi economica 2009-2010 &#8220;<em>più della metà delle persone che hanno perso il lavoro erano residenti nel Mezzogiorno</em>&#8220;, dove l&#8217;occupazione si é ridotta di 280 unità. E&#8217; quanto emerge dal rapporto Istat 2010, in cui si evidenzia però come la recessione abbia colpito fortemente anche le Regioni del Nord, dove si contano 228 mila occupati in meno. &#8220;<em>Le Regioni centrali</em> &#8211; si legge nel rapporto &#8211; <em>sono rimaste invece sostanzialmente indenni dalle ricadute della crisi</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il risparmio delle famiglie</strong><br />
Le famiglie italiane, per salvaguardare il livello dei consumi, hanno progressivamente eroso il loro tasso di risparmio, &#8220;<em>sceso per la prima volta al di sotto di quello delle altre grandi economie dell&#8217;Uem</em>&#8220;, ovvero dell&#8217;eurozona. L&#8217;Istat sottolinea che lo scorso anno la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 9,1%, &#8220;<em>il valore più basso dal 1990</em>&#8220;.</p>
<p><strong>L&#8217;esclusione del lavoro femminile dopo la maternità</strong><br />
Sono circa 800 mila le donne licenziate o messe in condizione di doversi dimettere a causa di una gravidanza. E&#8217; quanto emerge dal rapporto annuale 2010 dell&#8217;Istat, in base ad un&#8217;indagine condotta tra il 2008 e il 2009 sulla vita lavorativa delle madri. Si tratta dell&#8217;8,7% delle madri che lavorano o che hanno lavorato in passato e la percentuale sale al 13,1% per le donne giovani nate dopo il 1973. In generale, sottolinea l&#8217;Istat, il 15% delle donne smette di lavorare per la nascita di un figlio.</p>
<p><strong>I sostegni sanitari</strong><br />
Quasi due milioni di italiani con limitazioni della salute non sono raggiunti da alcun tipo di sostegno. Si tratta di persone che vivono sole o con altre persone con limitazioni, o in un contesto familiare parzialmente o del tutto incapace di rispondere ai loro bisogni. Il 37,6% di queste persone è residente nel Mezzogiorno. Lo afferma il rapporto annuale dell&#8217;Istat. Considerato il mix di più fonti di aiuti (informale, pubblico e privato) sono state sostenute nel 2009 il 27,7% delle famiglie (erano il 16,9 nel 2003), con un valore massimo nel nord-est (32,2%) e minimo nel Mezzogiorno (26,1%) dove però c&#8217;é più bisogno. L&#8217;Istat rileva più aiuti dove le famiglie sono già sostenute. Nel nord-est, ad esempio, il 19,7% delle famiglie con almeno una persona con più di 80 anni ha ricevuto cura e assistenza grazie al sostegno congiunto di più tipi di operatori o servizi; nelle altre zone i valori sono più bassi, intorno al 13,5%. Nel complesso, nel 2009 gli aiuti informali, pubblici e privati, hanno raggiunto il 36,7% delle famiglie con bambini sotto i 14 anni (30,5% nel 1998); sono risultate in aumento anche le famiglie con bambini aiutate dal settore pubblico (da 3,4 del 1998 a 6,3%), stabili invece i nuclei che si rivolgono a strutture private (11,5%). Gli aiuti sono cresciuti per le madri che lavorano (da 43,1% del 1998 a 48,9% del 2009), comprese quelle single (da 38,1% a 47,1%). Per le famiglie con anziani, il ricorso esclusivo ai servizi a pagamento è più alto nel Mezzogiorno (13,7%), al Centro (13,5%) e nel nord-est (13,4%) rispetto al nord-ovest (10,6%). Nel 2009, l&#8217;aiuto economico da altre persone non coabitanti, da Comuni o altri enti pubblici e privati, ha raggiunto appena il 3,4% delle famiglie con anziani contro il 6,3% registrato per il totale delle famiglie. Circa 700 mila famiglie di anziani sono state raggiunte solo da aiuti pubblici (3% della categoria) o da una combinazione di aiuti pubblici con altre fonti di aiuto (4,8%).</p>
<p><strong>Le cure informali</strong><br />
La rete di aiuto e cura informale in Italia si regge sulle donne. Sono loro a svolgere i due terzi del totale delle ore svolte, ben 2,1 miliardi l&#8217;anno. Emerge dal rapporto annuale dell&#8217;Istat, secondo il quale, sono aumentati gli aiuti gratuiti fra persone che non coabitano (care giver): erano il 20,8% nel 1983, sono stati il 26,8% nel 2009. Diminuiscono, però, le famiglie aiutate (dal 23,2% al 16,9%), soprattutto quelle con anziani (dal 28,9% al 16,7%). Sono invece in aumento gli aiuti economici erogati dai care giver, il 19,9% contro il 15% del 1998. Questi aiuti hanno raggiunto il 20,6% delle famiglie (18,9%); i destinatari sono soprattutto famiglie con persona di riferimento disoccupata (67,1%) e quelle con madre sola casalinga (42,7%). Anche se sono il fulcro degli aiuti informali, le donne hanno diminuito il tempo dedicato a questa attività (da 37,3 ore al mese nel 1998 a 31,1 nel 2009) perché hanno sempre meno tempo a disposizione; in calo anche il tempo degli uomini (da 26,4 a 21,5). L&#8217;età media dei care giver si è alzata, da 43,2 anni nel 1983 a 50,1 nel 2009. In particolare, sono aumentati soprattutto nella classe di età 65-74 anni (da 20,2% a 32,7%) e fra gli over75 (da 9,3% a 16,3%). Nel 6,6% dei casi i care giver sono volontari e risiedono più frequentemente al Nord (8,1% nel nord-ovest, 7,5% nel nord-est). L&#8217;assistenza informale agli adulti è diminuita nel corso degli anni (da 759,3 milioni di ore nel 1998 a 730,5 milioni nel 2009) mentre è aumentata di oltre il 50% quella per i bambini (da 805,5 milioni di ore l&#8217;anno a 1 miliardo 322 milioni); in calo le ore dedicate alle prestazioni sanitarie, in aumento quelle per compagnia ed accompagnamento. Le donne sono coinvolte per lo più nelle attività domestiche (84,5%), assistenza di audlti (73%), cura di bambini (66,7%), aiuto nello studio (61,5%). L&#8217;Istat lancia un allarme: la catena di solidarietà femminile fra madri e figlie su cui si fondava la rete di aiuti informale &#8220;rischia di spezzarsi&#8221; perché le donne sono sempre più sovraccariche di lavoro all&#8217;interno della famiglia e le nonne sono sempre più schiacciate tra la cura dei nipoti, dei genitori anziani non autosufficienti e dei figli adulti.</p>
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		<title>Industria: aumenta il fatturato dell&#8217;ultimo trimestre</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 10:20:30 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[A marzo il fatturato dell&#8217;industria e&#8217; aumentato del 2,0% rispetto al mese precedente, con incrementi pari all&#8217;1,8% sul mercato interno e al 2,3% su quello estero. Lo comunica l&#8217;Istat sottolineando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Industria-aumenta-il-fatturato-dellultimo-trimestre.jpg?9f281a" alt="Industria-aumenta-il-fatturato-dellultimo-trimestre" class="left"/>A marzo il fatturato dell&#8217;industria e&#8217; aumentato del 2,0% rispetto al mese precedente, con incrementi pari all&#8217;1,8% sul mercato interno e al 2,3% su quello estero. Lo comunica l&#8217;Istat sottolineando come nella media degli ultimi tre mesi (gennaio-marzo), l&#8217;indice sia cresciuto del 3,0% rispetto al trimestre precedente.<br />
Su base annua, corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi di marzo 2011 sono 22 contro i 23 di marzo 2010) il fatturato cresce del 12,2%.</p>
<p><strong>Le variazioni trimestrali</strong><br />
Su base trimestale &#8211; aggiunge l&#8217;Istat &#8211; la variazione degli ordinativi totali e&#8217; pari a +8,1%, per effetto di una crescita del 3,7% degli ordinativi interni e del 15,5% di quelli esteri; nella media del primo trimestre gli ordinativi totali sono aumentati del 6,3 % rispetto al trimestre precedente. Nel confronto con il mese di marzo 2010, gli ordinativi grezzi registrano una crescita del 21,2%.<br />
<span id="more-7063"></span><br />
<strong>Gli indici destagionalizzati</strong><br />
Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano aumenti congiunturali del 7,1% per l&#8217;energia, del 3,2% per i beni intermedi, dell&#8217;1,6% per i beni di consumo; all&#8217;interno di questi ultimi, i durevoli diminuiscono dello 0,9%, mentre i non durevoli aumentano del 2,1%. I beni strumentali registrano un calo dell&#8217;1,6%.</p>
<p><strong>I settori più attivi</strong><br />
I settori di attivita&#8217; economica per i quali si registrano, rispetto a marzo 2010, gli incrementi maggiori del fatturato totale sono quelli della fabbricazione di prodotti chimici (+28,2%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+23,9%) e della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+21,5%). Per gli ordinativi, gli aumenti tendenziali maggiori si osservano per la fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+43,3%) e per la metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+41,3%).</p>
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		<title>Bilancia commerciale: il disavanzo italiano arriva a 3,493 miliardi di euro</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 12:25:18 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico Italia]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche esportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche importazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Istat comunica che il saldo della bilancia commerciale del mese di marzo 2011 si è chiuso con un disavanzo di 3,943 miliardi di euro dal deficit di 1,689 miliardi registrato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Bilancia-commerciale-il-disavanzo-italiano-arriva-a-3493-miliardi-di-euro.jpg?9f281a" alt="Bilancia-commerciale-il-disavanzo-italiano-arriva-a-3493-miliardi-di-euro" class="left"/>L&#8217;Istat comunica che il saldo della bilancia commerciale del mese di marzo 2011 si è chiuso con un disavanzo di 3,943 miliardi di euro dal deficit di 1,689 miliardi registrato nello stesso mese del 2010. Le esportazioni sono aumentate del 14,1% in termini tendenziali, le importazioni del 20,4%. Il disavanzo dei primi tre mesi tocca i 14,2 miliardi, in crescita rispetto agli 8,6 miliardi registrati nello stesso periodo del 2010. Al netto dei prodotti energetici, il saldo registra un avanzo di 1,4 miliardi, inferiore ai 2,9 miliardi del primo trimestre 2010.</p>
<p><strong>Gli scambi</strong><br />
Gli scambi solo con i Paesi europei segnano in marzo un saldo negativo di 1,079 miliardi che si raffronta al deficit di 147 milioni registrato nello stesso mese del 2010.<br />
Gli scambi con i Paesi extra europei segnano un deficit di 2,864 miliardi, rivisto lievemente dal disavanzo di 2,871 miliardi comunicato in via preliminare il 21 aprile scorso.<br />
<span id="more-7029"></span><br />
<strong>I dati della bilancia commerciale</strong><br />
Di seguito i dati forniti da Istat per la bilancia commerciale complessiva (in mln di euro):</p>
<p>BILANCIA COMMERCIALE mar 11 feb 11 mar 10<br />
Saldo -3.943 -3.642r -1.689<br />
Import 38.394 33.467r 31.890<br />
Export 34.451 29.825r 30.201</p>
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		<title>Inflazione in aumento: aumentano trasporti e servizi, allarme dei consumatori</title>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2011 12:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[aumento prezzi al consumo]]></category>
		<category><![CDATA[prezzi al consumo]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche Istat]]></category>
		<category><![CDATA[tasso inflazione Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ad aprile l&#8217;Istat conferma la stima provvisoria dell&#8217;inflazione, l&#8217;indice nazionale dei prezzi al consumo per l&#8217;intera collettività, comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,5% rispetto al mese di marzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Inflazione-in-aumento-aumentano-trasporti-e-servizi-allarme-dei-consumatori.jpg?9f281a" alt="Inflazione-in-aumento-aumentano-trasporti-e-servizi-allarme-dei-consumatori" class="left"/>Ad aprile l&#8217;Istat conferma la stima provvisoria dell&#8217;inflazione, l&#8217;indice nazionale dei prezzi al consumo per l&#8217;intera collettività, comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,5% rispetto al mese di marzo 2011 e del 2,6% rispetto allo stesso mese dell&#8217;anno precedente (era +2,5% a marzo 2011). L&#8217;accelerazione dell&#8217;inflazione registrata ad aprile, spiega l&#8217;Istat, risente in primo luogo delle tensioni sui prezzi dei servizi relativi ai trasporti. Inoltre, un importante effetto sulla dinamica crescente dell&#8217;indice generale deriva dall&#8217;andamento dei beni energetici regolamentati. I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori aumentano dello 0,3% su base congiunturale e del 3,3% rispetto all&#8217;anno precedente (era +3,2% a marzo 2011).<br />
<span id="more-7026"></span><br />
<strong>I rialzi più consistenti</strong><br />
Un più forte rialzo su base mensile si rileva per i prezzi dei prodotti a media frequenza d&#8217;acquisto (+1,0%), che crescono del 2,4% rispetto ad aprile 2010. Un dato da rileggere anche confrontandolo con i dati europei. Nell&#8217;Ue a 27, secondo l&#8217;Eurostat, il tasso di inflazione annuo è salito al 3,2%, rispetto al 3,1% di marzo; 0,5% su base congiunturale. In Italia il tasso su anno è stato del 2,9%, in salita rispetto al 2,8% del mese precedente, mentre su mese dell&#8217;1%.<br />
Un &#8220;<em>dato gravissimo e inaccettabile</em>&#8221; per la Federconsumatori che si dice preoccupata per la corsa dei prezzi del &#8216;carrello della spesa&#8217;, cioé di quello che viene acquistato con maggior frequenza: il tasso di inflazione, in questo caso, e&#8217; cresciuto del 3,3%.</p>
<p><strong>L&#8217;accisa sui carburanti</strong><br />
&#8220;<em>Una situazione estremamente grave, che il Governo ha contribuito a peggiorare con l&#8217;aumento dell&#8217;accisa sui carburanti</em>&#8221; dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef, che precisano: &#8220;<em>i cittadini rivendicano azioni determinate e responsabili. Ecco perché è indispensabile rilanciare la domanda di mercato e avviare una ripresa dell&#8217;economia</em>&#8220;.</p>
<p><strong>A rischio le ferie degli italiani</strong><br />
Il Codacons prevede poi una stangata senza precedenti poi per chi andrà in vacanza, mentre &#8220;il <em>40% degli italiani quest&#8217;anno non potrà permettersi neanche una settimana di ferie</em>&#8220;. Per chi partirà, invece, avverte il Codacons, pagherà, rispetto alle vacanze del 2010, il 12 % in più. &#8220;<em>Amara sopresa anche per chi ha tentato di mettersi al riparo dall&#8217;inflazione, a causa dell&#8217;adeguamento carburante che determinerà una quota aggiuntiva media di 90 euro a persona, ossia 360 euro a famiglia</em>&#8220;, conclude il Codacons.</p>
<p><strong>Il crollo dei consumi</strong><br />
A causa dell&#8217;inflazione diminuiscono, secondo un&#8217;indagine di Coldiretti, i consumi di frutta (-9%), pesce (-8%), pane (-7%), latticini (-6%) e carni bovine (-5%). Nel primo bimestre del 2011, sono stati invece molto positivi, secondo l&#8217;analisi, gli acquisti direttamente dal produttore (+28%) e la spesa di prodotti biologici confezionati (+13%), che segnala una forte attenzione alla qualità dei prodotti e ai canali alternativi come dimostrano i 715 mercati degli agricoltori di &#8216;Campagna Amica&#8217;, visitati da oltre otto milioni di italiani in un anno. Coldiretti precisa che gli acquisti di tutti i prodotti alimentari risultano in calo anche se a tenere maggiormente sono i vini (-1,3%), le carni di pollo (-1,9%), la pasta di semola (-2,3%), ortaggi e patate (-2,6%) e carni suine e derivati (-2,7%).</p>
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		<title>Produzione industriale di marzo in rialzo per l&#8217;Italia</title>
		<link>http://www.mondofinanzablog.com/2011/05/10/produzione-industriale-di-marzo-in-rialzo-per-litalia/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 12:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche Istat]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche produzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Produzione industriale in rialzo, ma meno delle attese, in Italia in marzo. Lo indicano i dati diffusi stamane dall&#8217;Istat. L&#8217;indice destagionalizzato della produzione industriale è salito dello 0,4% su mese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Produzione-industriale-di-marzo-in-rialzo-per-lItalia.jpg?9f281a" alt="Produzione-industriale-di-marzo-in-rialzo-per-lItalia" class="left"/>Produzione industriale in rialzo, ma meno delle attese, in Italia in marzo. Lo indicano i dati diffusi stamane dall&#8217;Istat. L&#8217;indice destagionalizzato della produzione industriale è salito dello 0,4% su mese rispetto al +1,5% di febbraio, dato rivisto dal precedente +1,4%. Su base tendenziale la produzione industriale, corretta per i giorni lavorativi, ha fatto segnare un incremento del 3,1% dal +2,4% di febbraio, rivisto da +2,3%.<br />
&#8220;<em>Il dato è inferiore alle attese, ma comunque in territorio positivo, anche se c&#8217;è da considerare che si arriva da numeri molto positivi di febbraio, peraltro rivisti al rialzo. L&#8217;ultima survey sulla fiducia delle imprese aveva registrato una modesta contrazione, mentre indicazioni più positive sono arrivate dagli ordinativi industriali</em>&#8221; spiega l&#8217;economista di Aletti Gestielle Laura Cavallaro.<br />
Le previsioni degli economisti raccolte da Reuters indicavano un rialzo dello 0,5% su mese e del 3,3% su anno.<br />
<span id="more-6995"></span><br />
<strong>Il dettaglio dei dati</strong><br />
Nel comunicato d&#8217;accompagnamento dei dati, Istat spiega che, su base congiunturale, l&#8217;energia ha fatto segnare un incremento dell&#8217;1,5% in marzo, seguita dal +1,2% dei beni strumentali, dallo 0,5% dei bene intermedi e del -0,6% dei beni di consumo.</p>
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		<title>Inflazione: ad aprile aumento al 2,6 per cento. Tariffe di luce e gas alle stelle</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 12:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche Istat]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche occupazione]]></category>
		<category><![CDATA[tasso inflazione Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tasso d&#8217;inflazione ad aprile e&#8217; salito al 2,6%, dal 2,5% di marzo. Lo rileva l&#8217;Istat nelle stime provvisorie che indicano un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,5%. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/04/Inflazione-ad-aprile-aumento-al-26-per-cento.-Tariffe-di-luce-e-gas-alle-stelle.gif?9f281a" alt="Inflazione-ad-aprile-aumento-al-26-per-cento.-Tariffe-di-luce-e-gas-alle-stelle" class="left"/>Il tasso d&#8217;inflazione ad aprile e&#8217; salito al 2,6%, dal 2,5% di marzo. Lo rileva l&#8217;Istat nelle stime provvisorie che indicano un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,5%. Il tasso annuo e&#8217; il piu&#8217; alto da novembre 2008, quando l&#8217;inflazione si attesto&#8217; al 2,7%, quello congiunturale e&#8217; il maggiore dal luglio 2008. L&#8217;accelerazione di aprile risente delle tensioni sui prezzi dei servizi relativi ai trasporti e della dinamica dei beni energetici non regolamentati (adeguamento delle tariffe elettricita&#8217; e gas). E&#8217; da dicembre 2010 che prosegue la crescita tendenziale dell&#8217;inflazione.<br />
<span id="more-6926"></span><br />
<strong>La disoccupazione</strong><br />
Il tasso di disoccupazione a marzo risale attestandosi all&#8217;8,3%, in crescita di un decimo di punto percentuale rispetto a febbraio, quando segno&#8217; una lieve flessione. Lo rileva l&#8217;Istat nelle stime provvisorie (dati destagionalizzati), aggiungendo che su base annua si registra, invece, una diminuzione di 0,2 punti percentuali<br />
Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a marzo e&#8217; aumentato al 28,6%, salendo di 0,3 punti percentuali su base mensile e di 1,3 punti su base annua. Lo comunica l&#8217;Istat in base a dati destagionalizzati e a stime provvisorie, aggiungendo che la risalita arriva dopo la riduzione registrata a febbraio.</p>
<p><strong>Il tasso di occupazione</strong><br />
Il tasso di occupazione a marzo e&#8217; pari al 57,1%, in aumento di 0,3 punti percentuali sia rispetto a febbraio sia a marzo 2010, tornando cosi&#8217; al livello di gennaio 2010. Lo rileva l&#8217;Istat nelle stime provvisorie, in base a dati destagionalizzati, spiegando che, quindi &#8216;si osserva un aumento della partecipazione al mercato del lavoro, con una crescita sia della disoccupazione che dell&#8217;occupazione&#8221;. Di conseguenza scende il tasso di inattivita&#8217;, che si attesta al 37,7% (-0,3% punti percentuali su base mensile e -0,1 punti su base annua).<br />
 A marzo 2011 gli occupati sono 22,977 milioni, in aumento dello 0,5%, piu&#8217; 111 mila unita&#8217;, rispetto a febbraio. Lo comunica l&#8217;Istat nelle stime provvisorie aggiungendo che nel confronto con l&#8217;anno precedente l&#8217;occupazione e&#8217; in crescita dello 0,6%, ovvero di 141 mila unita&#8217;. L&#8217;Istituto spiega che l&#8217;aumento registrato nel mese e&#8217; dovuto sia alla componente maschile, sia, e soprattutto, a quella femminile.</p>
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		<title>Retribuzioni in aumento a febbraio, ma più della metà dei dipendenti ha il contratto scaduto</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 07:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica Italia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dei lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovo contratti di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche Istat]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche occupazione]]></category>

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		<description><![CDATA[A febbraio l&#8217;indice delle retribuzioni contrattuali orarie è rimasto invariato rispetto al mese precedente ma registra un aumento del 2,1% rispetto allo stesso mese del 2010. E&#8217; quanto emerge dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A febbraio l&#8217;indice delle retribuzioni contrattuali orarie è rimasto invariato rispetto al mese precedente ma registra un aumento del 2,1% rispetto allo stesso mese del 2010. E&#8217; quanto emerge dai dati diffusi dall&#8217;Istat, che vedono fra i settori con gli incrementi maggiori: edilizia (+4,6%), militari e difesa (+4,3%); forze dell&#8217;ordine (+4,0%); agricoltura; gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi (+3,8% per entrambi i settori). Ministeri, scuola, attività dei vigili del fuoco registrano, invece, gli aumenti più contenuti (+0,6% per tutti e tre i settori).<br />
<span id="more-6758"></span><br />
<strong>I contratti collettivi nazionali</strong><br />
Quanto ai contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica, questi &#8211; ricorda l&#8217;Istat &#8211; corrispondono al 47,4% degli occupati dipendenti e al 43,5% del monte retributivo osservato. Nel mese di gennaio sono stati rinnovati 2 accordi (trasporti merci su strada e servizi di magazzinaggio) e ne sono scaduti 5 (servizi di smaltimento rifiuti privati e municipalizzati, commercio, trasporti marittimi e credito). Invece a febbraio si sono rinnovati quattro contratti tra quelli monitorati dall&#8217;indagine: agenzie recapiti espressi, scuola privata laica, attività dei vigili del fuoco sia personale nei livelli sia direttivi. </p>
<p><strong>Un esercito in attesa di rinnovo</strong><br />
Resta infine in attesa di rinnovo il 52,6% dei dipendenti. I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono in media 10,8; l&#8217;attesa distribuita sul totale dei dipendenti è di 5,7 mesi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Inflazione ai massimi dal 2008: +2,4 per cento in un anno</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 06:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche consumi]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche Istat]]></category>
		<category><![CDATA[tasso inflazione Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuova impennata dell&#8217;inflazione che a febbraio ha fatto registrare un aumento dello 0,3% rispetto al mese di gennaio 2011 e del 2,4% rispetto allo stesso mese dell&#8217;anno precedente (era +2,1% [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/03/Inflazione-ai-massimi-dal-2008-+24-per-cento-in-un-anno.jpg?9f281a" alt="Inflazione-ai-massimi-dal-2008-+24-per-cento-in-un-anno" class="left"/>Nuova impennata dell&#8217;inflazione che a febbraio ha fatto registrare un aumento dello 0,3% rispetto al mese di gennaio 2011 e del 2,4% rispetto allo stesso mese dell&#8217;anno precedente (era +2,1% a gennaio 2011). E&#8217; il dato definitivo diffuso oggi dall&#8217;Istat, che conferma la stima provvisoria. L&#8217;inflazione acquisita per il 2011 e&#8217; pertanto pari all&#8217;1,5%. Su base annua, al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, l&#8217;inflazione di fondo e&#8217; pari all&#8217;1,7%, in accelerazione rispetto all&#8217;1,4% di gennaio 2011. Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell&#8217;indice dei prezzi al consumo sale all&#8217;1,8% dall&#8217;1,5% di gennaio 2011. Sul piano tendenziale, l&#8217;Istat segnala come la crescita dei prezzi dei beni salga al 2,6% dal 2,5% del mese precedente, mentre quella dei prezzi dei servizi si porta all&#8217;1,9%, con un&#8217;accelerazione di quattro decimi di punto percentuale rispetto a gennaio 2011 (+1,5%).<br />
<span id="more-6661"></span><br />
<strong>I prezzi dei servizi</strong><br />
L&#8217;accelerazione dell&#8217;inflazione registrata a febbraio risente &#8211; spiega l&#8217;Istat &#8211; in primo luogo delle tensioni sui prezzi dei servizi. I maggiori incrementi dei prezzi rispetto a gennaio riguardano i Trasporti (+0,8%), l&#8217;Abitazione, acqua, elettricita&#8217; e combustibili (+0,6%), i Prodotti alimentari e bevande analcoliche (+0,4%) e i Servizi sanitari e spese per la salute (+0,3%). Sul piano tendenziale i maggiori tassi di crescita interessano le divisioni Trasporti (+5,3%), Abitazione, acqua, elettricita&#8217; e combustibili (+4,4%) e Altri beni e servizi (+3,0%). Quelli piu&#8217; contenuti le divisioni Ricreazione, spettacoli e cultura (+0,4%) e Servizi sanitari e spese per la salute (+0,6%). In flessione risultano i prezzi delle Comunicazioni (-0,6%).</p>
<p><strong>L&#8217;allarme delle associazioni dei consumatori</strong><br />
Le associazioni dei consumatori lanciano l&#8217;allarme: con i nuovi rialzi le famiglie rischiano una stangata da 1200 euro annui. Se anche l&#8217;inflazione si fermasse a questo livello per tutto il resto dell&#8217;anno &#8211; sottolinea il Casper &#8211; Comitato contro le speculazioni e per il risparmio, di cui fanno parte le associazioni Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione Nazionale Consumatori, evidenziando come &#8211; si tratterebbe di una crescita della spesa da 915 euro all&#8217;anno per una famiglia media italiana. A questa cifra, pero&#8217;, vanno aggiunti gli incrementi dei prezzi alla pompa dovuti alla crisi libica che avranno ripercussioni pari a 300 euro annui a famiglia, per un totale di 1205 euro annui.</p>
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