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	<title>Mondofinanzablog.com &#187; fallimenti aziendali</title>
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	<description>Il mondo della finanza a 360 gradi</description>
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		<title>Lele Mora Management fallisce, 19 milioni di euro di debiti</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 22:10:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I giudici della seconda sezione civile del Tribunale fallimentare di Milano hanno dichiarato oggi il fallimento dell&#8217;agenzia Lele Mora Management, accogliendo la richiesta dal pm Eugenio Fusco. Lo hanno riferito [...]]]></description>
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</script><p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2010/06/Lele-Mora-Management-fallisce-19-milioni-di-euro-di-debiti.jpg?9f281a" alt="Lele-Mora-Management-fallisce-19-milioni-di-euro-di-debiti" class="left"/>I giudici della seconda sezione civile del Tribunale fallimentare di Milano hanno dichiarato oggi il fallimento dell&#8217;agenzia Lele Mora Management, accogliendo la richiesta dal pm Eugenio Fusco. Lo hanno riferito fonti giudiziarie, poi riprese dalla prestigiosa agenzia Reuters. La società, che di occupa della promozione di artisti, era gravata da 19 milioni di euro di debiti. Nei giorni scorsi, Lele Mora aveva rinunciato al concordato preventivo.<br />
<span id="more-4828"></span><br />
<strong>DICEVA LELE MORA SUL SUO FALLIMENTO&#8230;</strong></p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/7UkHETsj58Y&#038;hl=en_US&#038;fs=1&#038;color1=0x006699&#038;color2=0x54abd6"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/7UkHETsj58Y&#038;hl=en_US&#038;fs=1&#038;color1=0x006699&#038;color2=0x54abd6" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Google fuori dalla Cina dal 10 aprile</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 14:32:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La società informatica americana Google, proprietaria di uno dei più popolari motori di ricerca su internet, chiuderà il 10 aprile le sue operazioni in Cina. Lo afferma il giornale China [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2010/03/Google-fuori-dalla-Cina-dal-10-aprile.png?9f281a" alt="Google-fuori-dalla-Cina-dal-10-aprile" class="left"/>La società informatica americana <strong>Google</strong>, proprietaria di uno dei più popolari motori di ricerca su internet, chiuderà il 10 aprile le sue operazioni in Cina. Lo afferma il giornale China Business News, citando un funzionario di un&#8217;agenzia che raccoglie pubblicità sul web. Il giornale non specifica se Google chiuderà solo il suo sito web in cinese o anche altre delle sue iniziative in Cina. <strong>Google</strong> annuncerà la sua decisione lunedì prossimo, secondo il giornale. I dirigenti di <strong>Google</strong> China non hanno finora commentato la notizia.<br />
<span id="more-4160"></span><br />
<strong>AFFARI E LIBERTA&#8217; DI INFORMAZIONE</strong><br />
Google ha denunciato in gennaio degli attacchi informatici contro i conti di posta elettronica di alcuni suoi clienti, in larga parte dissidenti cinesi. Sostenendo che gli attacchi provenivano dalla Cina, la società americana ha minacciato di smettere di usare i &#8220;filtri&#8221; richiesti dalla censura cinese e di chiudere il suo sito web in cinese se non fosse stata messa in grado di garantire la sicurezza ai suoi clienti. </p>
<p><strong>I FILTRI</strong><br />
La scorsa settimana, il quotidiano Financial Times ha scritto che la decisione di chiudere Google.cn è stata presa al &#8220;99,9%&#8221; e la compagnia sta ora studiando un modo per non danneggiare i suoi dipendenti cinesi, che sono alcune centinaia. Sempre la scorsa settimana il &#8220;chief executive&#8221; della compagnia americana, Eric Schmidt, si è dichiarato ottimista sul futuro di Google in Cina, senza però specificare se si riferiva al sito in cinese o ad altre operazioni. Le autorità cinesi esercitano uno stretto controllo su Internet e dalla Cina sono inaccessibili i siti politicamente sgraditi a Pechino ma anche le cosiddette &#8220;reti di comunicazione sociale&#8221; come YouTube, Facebook e Twitter.</p>
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		<title>Crisi economica: i suicidi degli imprenditori del nord di cui (quasi) nessuno parla</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 22:10:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Ad occuparsene è anche questa volta un quotidiano straniero: Le monde. Il giornale francese lo scorso 8 marzo ha infatti dedicato a questo tema tutto italiano un articolo intitolato &#8220;I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2010/03/Crisi-economica-i-suicidi-degli-imprenditori-del-nord-di-cui-quasi-nessuno-parla.jpg?9f281a" alt="Crisi-economica-i-suicidi-degli-imprenditori-del-nord-di-cui-quasi-nessuno-parla" class="left"/>Ad occuparsene è anche questa volta un quotidiano straniero: Le monde. Il giornale francese lo scorso 8 marzo ha infatti dedicato a questo tema tutto italiano un articolo intitolato &#8220;<em>I suicidi degli imprenditori illustrano le difficoltà delle PMI (piccole medie imprese) del Nord dell’Italia</em>&#8220;.<br />
&#8220;Le esequie di Oriano Vidos, 50 anni, si sono svolte venerdì 5 marzo nel suo paese Camposanpiero. Imprenditore edile, si è impiccato, il 1° marzo. Nel 2008, la sua azienda aveva dichiarato fallimento. Qualche giorno prima, Paolo Trivellin, 46 anni, anche lui aveva preferito morire piuttosto che licenziare i suoi 8 dipendenti. Da Ottobre 2008, dodici imprenditori del Veneto si sono suicidati, non potendo far fronte ai loro debiti o per non separarsi dai loro collaboratori&#8221;.<br />
<span id="more-4119"></span><br />
&#8220;Un tempo paradiso della piccola impresa, questa regione è stata toccata con forza dalla crisi. Per decenni è stata, con la vicinissima Lombardia, la vitalità delle piccole-medie aziende italiane, la loro capacità di adattarsi a conquisatre i mercati. All’ombra dei grandi gruppi (Geox, Benetton, Luxottica) per i quali alle volte subappaltano, dei piccoli dirigenti ingegnosi e individualisti che lavorano senza sosta con un pugno d’impiegati, hanno saputo creare dei prodotti ed esportare le loro competenze.<br />
Nell’autunno 2008, le prime conseguenze della crisi economica hanno cominciato a farsi sentire. Se i grossi dimagriscono, i piccoli muoiono … Secondo i dati della Confederazione Italiana dei sindacati dei lavoratori (CISL), in due anni, 42 000 imprenditori, artigiani, e lavoratori autonomi hanno chiuso bottega. Il Cerved, un centro di studi di mercato, conta in 9255 il numero dei fallimenti d’imprese in Italia nel 2009, ovvero il 23% di più del 2008&#8243;.</p>
<p>&#8220;In questi lista di vincitori, la Lombardia arriva per prima con 1963 chiusure (+30%), seguita dal Veneto con 880. I fallimenti toccano prima le piccole imprese, più di frequente nell’edilizia. Il 75% di quelle che hanno dovuto chiudere avevano un fatturato inferiore a due milioni di euro prima della crisi.<br />
Resta da capire perché questi imprenditori hanno scelto di mettere fine ai loro giorni. “<em>In Veneto, molto spesso, il dirigente aziendale è sia capo che impiegato</em>”, spiega Claudio Miotto, responsabile del Sindacato degli artigiani della regione. “<em>Per lui, gli impiegati sono dei visi familiari, che vede ogni giorno. Tutti vivono nello stesso quartiere. Per un piccolo dirigente aziendale, licenziare non è una scelta impersonale, ma lo coinvolge radicalmente</em>”&#8221;.</p>
<p><strong>“Mancanza di considerazione”</strong><br />
&#8220;Secondo Daniele Marini, direttore scientifico dell’istituto di ricerche sociali ed economiche del Nord Est, “nella nostra regione, non c’è quell’idea anglosassone per cui il fallimento fa parte della vita dell’imprenditore. Il fallimento, qui, è vissuto come il marchio di una rovina personale”. “Questi imprenditori sono morti per eccesso d’etica”, rincara Dario Di Vico, giornalista del quotidiano Corriere della Sera che ha consacrato un libro (Piccoli, edizioni Marsilio) a questi capi di piccole aziende del Nord. “Forse hanno una Mercedes, scrive, ma mancano di considerazione”.<br />
Ma i fattori umani non sono i soli in causa. Claudio Miotto ha deciso di alzare i toni e di indicare dei responsabili di questa “disperazione diffusa”. Il suo sindacato ha calcolato che le grandi imprese del Veneto dovevano 600milioni di euro ai loro subappaltatori. “Se a questa degenerazione delle relazioni tra imprese, aggiungiamo la burocrazia, un sistema bancario poco attento ai nostri bisogni, capiamo meglio la lotta quotidiana in cui s’impegnano i piccoli dirigenti e alla quale, alle volte, soccombono”, ha precisato.<br />
Con l’avvicinarsi delle elezioni regionali, la morte di Oraiano Vidos non è passata inosservata. La Lega Nord, quasi certa di conquistare il Veneto, vuole presentare al Parlamento una mozione per “sostenere” gli artigiani in difficoltà&#8221;.</p>
<p>Traduzione: Italia dall&#8217;Estero</p>
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		<title>Fiat: arrivano le proposte del Governo per Termini Imerese</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:27:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;La Fiat ha dichiarato di volerlo chiudere, nella riorganizzazione che sta facendo in Italia. Prendiamo atto della decisione, ma abbiamo chiesto che la produzione in Italia aumentasse da 650mila a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2010/02/Fiat-arrivano-le-proposte-del-Governo-per-Termini-Imerese.jpg?9f281a" alt="Fiat-arrivano-le-proposte-del-Governo-per-Termini-Imerese" class="left"/>&#8220;<em>La Fiat ha dichiarato di volerlo chiudere, nella riorganizzazione che sta facendo in Italia. Prendiamo atto della decisione, ma abbiamo chiesto che la produzione in Italia aumentasse da 650mila a 900mila pezzi, quindi una grande crescita di produzione e di lavoro</em>&#8221;. Claudio Scajola, ospite di Maurizio Belpietro a &#8216;La Telefonata&#8217;, parla della situazione dello stabilimento Fiat di <strong>Termini Imerese</strong> per il quale è prevista la chiusura per gli inizi del 2012. &#8221;<em>Abbiamo chiesto alla Fiat che si impegni insieme a noi a trovare una soluzione industriale. Con Fiat</em> &#8211; dice il ministro dello Sviluppo economico &#8211; <em>il discorso su <strong>Termini Imerese</strong> è chiuso, ma Fiat non ostacolerà e aiuterà una soluzione diversa</em>&#8221;.<br />
<span id="more-3884"></span><br />
<strong>LE OFFERTE DEL GOVERNO PER FIAT</strong><br />
Allo stato &#8221;<em>abbiamo 8, 9, 10 offerte che stiamo valutando e presenteremo il 5 marzo al tavolo dell&#8217;auto del ministero dello Sviluppo. Abbiamo tempo un anno e mezzo prima che cessi lo stabilimento di Termini</em>&#8221;, ricorda il ministro. Quanto a Pomigliano d&#8217;Arco, &#8221;<em>oggi soffre la crisi di produzione dell&#8217;Alfa Romeo, ma nell&#8217;accordo con la Fiat si prevede lo sviluppo di Pomigliano, portando lì la Panda che è il modello di punta delle vendite: quindi per Pomigliano</em> -assicura Scajola- <em>c&#8217;è un percorso di crescita</em>&#8221;.</p>
<p><strong>GLI INCENTIVI</strong><br />
Poi il ministro parla degli <strong>incentivi</strong> dati negli ultimi anni: &#8221;<em>La Fiat ha avuto, come molti, aiuti sullo sviluppo: i 270 milioni sono per ricerca e investimenti. Certo è che questi incentivi sono quelli che hanno permesso alla Fiat di avere prodotti innovativi&#8217;</em>&#8216;. Sono incentivi che &#8221;<em>non dovranno essere restituiti, ma c&#8217;è l&#8217;impegno per sviluppare l&#8217;italianità. Non c&#8217;è dubbio che in passato Fiat ha dato prove di poca attenzione all&#8217;auto, ma da quando c&#8217;è Marchionne, la Fiat ha investito sull&#8217;auto. Allora, via le polemiche, ma la Fiat si ricordi che l&#8217;Italia e gli italiani hanno dato a Fiat come Fiat ha dato agli italiani</em>&#8221;.</p>
<p><strong>IL PARERE DEGLI INDUSTRIALI</strong><br />
A confermare le parole del ministro dello Sviluppo economico anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: &#8221;<em>Per lo stabilimento Fiat di <strong>Termini Imerese</strong>, ci sono otto o nove proposte tra le quali alcune degne di attenzione. Bisogna scegliere quelle concrete, che possono stare in piedi, ed essere di mercato</em>&#8220;. A margine della Mobility Conference, in corso all&#8217;Assolombarda di Milano, su &#8216;Reti europee, intermodalità, trasporto pubblico&#8217;, il presidente di Confindustria ha osservato che &#8221;<em>purtroppo lo stabilimento di Termini Imerese, per problemi logistici e di efficienza, non riesce a stare in piedi e il vero problema è come reimpiegare le persone, non perdere posti di lavoro in un momento delicato come questo ed ecco, quindi, che giudico positivo il fatto che via siano delle proposte</em>&#8221;.</p>
<p><strong>LA POSIZIONE DEI SINDACATI</strong><br />
Sul piede di guerra i sindacati. Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni &#8220;F<em>iat deve chiudere immediatamente la partita su Termini Imerese ma anche presentare un piano industriale complessivo preciso e concreto per proseguire la strategia di rilancio del gruppo perché su questo c&#8217;è un silenzio assordante</em>&#8220;.<br />
Mentre Luigi Angeletti, ribadisce che la Uil non si rassegnerà &#8220;<em>al fatto che si chiuda uno stabilimento, come quello di Termini Imerese, in cambio di niente o di assistenza</em>&#8220;. Quanto alle proposte alternative, aggiunge: &#8220;<em>Non conosco né gli acquirenti né la consistenza delle proposte ma è necessario che se Fiat vuole cessare di produrre auto debba indicare soluzioni alternative perché fare impresa non è compito nè delle Regioni, né dei governi e tantomeno dei sindacati</em>&#8220;, prosegue. La soluzione alla vicenda di Termini, d&#8217;altra parte, non puo&#8217; essere solo quella <em>&#8220;relativa all&#8217;impiego di ammortizzatori sociali ma deve essere una risposta produttiva</em>&#8220;, conclude.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vertenza Alcoa: domani il vertice con il Ministero dello Sviluppo Economico</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 13:31:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Finalmente è arrivata la convocazione, al Ministero dello Sviluppo Economico, dell&#8217;incontro di verifica definitivo sulla vertenza Alcoa, per il pomeriggio di martedì 26. Contemporaneamente in queste ore il Consiglio dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2010/01/Vertenza-Alcoa-domani-il-vertice-con-il-Ministero-dello-Sviluppo-Economico.jpg?9f281a" alt="Vertenza-Alcoa-domani-il-vertice-con-il-Ministero-dello-Sviluppo-Economico" class="left"/>&#8220;<em>Finalmente è arrivata la convocazione, al Ministero dello Sviluppo Economico, dell&#8217;incontro di verifica definitivo sulla <strong>vertenza Alcoa</strong>, per il pomeriggio di martedì 26. Contemporaneamente in queste ore il Consiglio dei Ministri ha varato, in conseguenza della grande pressione esercitata dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali, il decreto legge per incrementare la sicurezza del sistema elettrico nelle isole maggiori, compresa quindi la Sardegna, dal quale deriveranno minori costi per le aziende coinvolte</em>&#8220;. Lo comunica la Uilm, sindacato dei metalmeccanici della Uil.<br />
<span id="more-3778"></span><br />
<strong>LA VERTENZA ALCOA</strong><br />
&#8220;<em>Il periodo chiesto dall&#8217;azienda per ulteriori approfondimenti sui termini e gli effetti delle misure sulla fornitura energetica che gli sono state proposte è quindi ampiamente scaduto. A questo punto non possono più esserci alibi per ALCOA</em> &#8211; avverte la Uilm &#8211; <em>il Governo, forte degli impegni assunti per garantire alla Multinazionale un costo energetico in linea con i Paesi Europei, deve far valere le ragioni per far continuare la produzione strategica di alluminio primario in Italia, così come l&#8217;azienda deve abbandonare definitivamente l&#8217;idea di fermare gli impianti e proprio per queste ragioni abbiamo come organizzazioni sindacali già dichiarato nei giorni scorsi irricevibile la procedura di cassa integrazione poiché riteniamo che applicando concretamente le misure energetiche predisposte, vengono a cadere tutti i presupposti che hanno prodotto tale richiesta. C&#8217;è da domandarci altrimenti, come mai le misure messe in campo dal Governo, vengono considerate utili da tutte le altre aziende interessate agli alti consumi energetici e non da Alcoa</em>&#8220;.</p>
<p><strong>I SITI DI PORTOVESME E FUSINA</strong><br />
&#8220;Con questo spirito, come Uil e Uilm assieme alle Rsu Uilm degli stabilimenti di Portovesme e Fusina &#8211; conclude la nota &#8211; andremo all&#8217;incontro di martedì, con la consapevolezza che se Alcoa non intendesse tornare indietro dalle decisioni annunciate e la trattativa non dovesse dare risultati positivi, il Governo dovrà mettere in campo tutti gli strumenti utili e necessari a mantenere la produzione di alluminio in Italia garantendo la continuità produttiva dei siti di Portovesme e Fusina&#8221;.</p>
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		<title>Bilanci: Fiat in rosso di 848 milioni, ma il futuro si fa roseo</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 13:22:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 2009 si è chiuso per il gruppo Fiat con un utile della gestione ordinaria di 1,1 miliardi di euro e una perdita netta di 848 mln. L&#8217;indebitamento netto industriale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2010/01/Bilanci-Fiat-in-rosso-di-848-milioni-ma-il-futuro-si-fa-roseo.jpg?9f281a" alt="Bilanci-Fiat-in-rosso-di-848-milioni-ma-il-futuro-si-fa-roseo" class="left"/>Il 2009 si è chiuso per il <strong>gruppo Fiat</strong> con un utile della gestione ordinaria di 1,1 miliardi di euro e una perdita netta di 848 mln. L&#8217;indebitamento netto industriale si è ridotto di 1,5 mld a 4,4 mld. I ricavi sono stati pari a 50,1 mld , in diminuzione del 15,9% rispetto al 2008.<br />
La liquidità a fine anno si è attestata a 12,4 mln di euro, il che spiega la relazione ai dati di bilancio, garantisce al gruppo risorse adeguate per coprire le scadenze previste ben oltre il 2011.<br />
Sulla base dell&#8217;ammontare cumulato dei risultati netti del <strong>Gruppo Fiat</strong> nel 2008 e nel 2009 il cda del Lingotto intende proporre un dividendo complessivo per le tre categorie di azioni di 237 mln di euro. Nel dettaglio il Cda proporrà di distribuire 0,17 euro per azione ordinaria, 0,31 euro per azione privilegiata e 0,325 euro per azione di risparmio.<br />
<span id="more-3774"></span><br />
<strong>LE PREVISIONI PER IL FUTURO</strong><br />
Il Cda del Lingotto, che si è riunito oggi sotto la presidenza di Luca Cordero di Montezemolo per approvare i risultati del 2009 del Gruppo, stima per il 2010 una crescita dei ricavi del 3,6%, con un utile della gestione ordinaria di 1,5 mld e un livello di indebitamento netto inferiore a 5 mld.<br />
Nel 2009 i ricavi ammontano a 26,3 mld di euro, in calo del 2,4%, per Fiat Group Automobiles (Fga), mentre l&#8217;utile della gestione ordinaria è stato di 470 mln di euro, con un margine sui ricavi pari all&#8217;1,8%.<br />
Nel quarto trimestre dell&#8217;anno i ricavi di Fga sono saliti del 27,1% rispetto allo stesso periodo 2008 attestandosi a 7,2 mld. L&#8217;utile della gestione ordinaria nell&#8217;ultimo trimestre del 2009 è stato di 190 mln.<br />
I target stimati dal Gruppo Fiat per il 2010 (ricavi tra i 52 e i 53 mld di euro, in crescita del 30%, un utile della gestione ordinaria di circa 1,5 mld, un risultato netto positivo per 200-300 mln di euro e un indebitamento netto sotto i 5 mld), si legge nella relazione che accompagna il bilancio 2009 approvato oggi dal cda.&#8221;<em>presuppongono il mantenimento di eco-incentivi nel mercato europeo, esclusa la Germania, per la quale si è assunto che lo schema di incentivi attuato nel 2009 non venga rinnovato</em>&#8221;.</p>
<p><strong>IL RUOLO DEGLI INCENTIVI</strong><br />
Se, infatti, gli incentivi non fossero disponibili &#8216;<em>&#8216;i ricavi sarebbero inferiori di circa 2,5 mld e l&#8217;utile della gestione ordinaria per i business dell&#8217;automobile e dei componenti calerebbe di 350-400 mln di euro. Questa caduta di profitti si rifletterebbe in pari misura sul risultato netto, dal momento che non vi sarebbero effetti di carattere fiscale, e graverebbe in modo piu&#8217; che proporzionale sull&#8217;indebitamento, spingendone il livello oltre i 5 mld</em>&#8221;.<br />
&#8221;<em>Se nel 2010 non fossero disponibili gli ecoincentivi</em> &#8211; spiega nella nota -<em> la domanda europea di automobili subirebbe un effetto negativo. Nella sola Italia i volumi calerebbero di circa il 20% e avrebbero un impatto su tutti i produttori di automobili, in misura piu&#8217; importante su quelli particolarmente attivi nei segmenti A e B, e su Fiat in particolare che ha una quota di mercato del 30% circa</em>&#8221;.<br />
&#8221;<em>Se gli schemi di ecoincentivi saranno estesi al 2010</em> &#8211; conclude la relazione &#8211; <em>si prevede che i settori delle automobili e della componentistica migliorino la loro performance rispetto al 2009</em>&#8221;.</p>
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		<title>Scioperi: a Termini Imerese gli operai della Fiat in protesta</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 15:03:13 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2010/01/Scioperi-a-Termini-Imerese-gli-operai-della-Fiat-in-protesta.jpg?9f281a" alt="Scioperi-a-Termini-Imerese-gli-operai-della-Fiat-in-protesta" class="left"/>Striscioni, slogan e lancio di petardi. Così gli operai dello stabilimento <strong>Fiat</strong> di Termini Imerese che questa mattina hanno partecipato alla manifestazione in piazza del Parlamento a Palermo, davanti alla sede dell&#8217;Assemblea regionale, hanno fatto sentire la loro voce. Decine i cartelli esposti da circa 400 lavoratori: &#8220;<em>Riconversione industriale = chiusura totale</em>&#8220;, &#8220;<em>Marchionne e Scajola cumpari senza parola</em>&#8220;, &#8220;<em>Fiat &#8211; Furbi Industriali Abbandonano Termini</em>&#8220;. Qualcuno ha anche issato una bara in polistirolo con la scritta <strong>Fiat</strong>. </p>
<p><strong>LO SCIOPERO</strong><br />
Gli operai dello stabilimento e delle aziende dell&#8217;indotto hanno aderito in massa allo sciopero proclamato da Fiom, Fim, Uilm e Ugl contro la decisione del Lingotto di chiudere la fabbrica siciliana alla fine del 2011, come confermato anche ieri a Detroit dall&#8217;ad Sergio Marchionne. I sindacati chiedono che la politica si impegni per salvare Termini, e attendono risposte dalla seduta che oggi pomeriggio il Parlamento regionale dedica alla vertenza.<br />
<span id="more-3701"></span><br />
Per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, quelle pronunciate ieri da Marchionne &#8220;<em>sono parole molto pesanti. A questo punto la vertenza diventa più difficile, il Governo è chiamato a riprendere in mano il filo della matassa, dobbiamo trovare una soluzione</em>&#8220;. Il segretario nazionale Ugl Metalmeccanici, Giovanni Centrella, invita il governo a convocare un tavolo tecnico perché &#8220;n<em>on c&#8217;è più tempo da perdere, l&#8217;azienda non può abbandonare questo stabilimento</em>&#8220;. Da parte del Governo, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi ha detto: &#8220;<em>Credo che si debba assolutamente organizzare una prospettiva produttiva per Termini tale da garantire anche l&#8217;indotto, perché il problema occupazionale non riguarda solo lo stabilimento</em>&#8220;.</p>
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		<title>Termini Imerese, scatta la cassa integrazione per i dipendenti Fiat</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 13:54:14 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/12/Termini-Imerese-scatta-la-cassa-integrazione-per-i-dipendenti-Fiat.jpg?9f281a" alt="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/12/Termini-Imerese-scatta-la-cassa-integrazione-per-i-dipendenti-Fiat.jpg" class="left"/>Scatta da oggi la cassa integrazione per gli operai della Fiat di <strong>Termini Imerese</strong> (Palermo). La fabbrica riaprirà il prossimo 7 gennaio per poi fermarsi nuovamente dal 25 al 30 gennaio. Intanto, i sindacati e gli operai si stanno preparando per nuove forme di protesta dopo l&#8217;ufficializzazione della chiusura della fabbrica a partire dal 2012.<br />
In un&#8217;intervista al &#8216;Mattino&#8217; il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, dice che &#8221;<em>il polo di <strong>Termini Imerese</strong> non può essere chiuso. Stiamo convocando per gennaio un tavolo di confronto con la Regione Sicilia, la Fiat e le forze sociali con l&#8217;obiettivo di risolvere il problema di <strong>Termini Imerese</strong> e di dare un futuro industriale a questo importante polo produttivo siciliano. Noi faremo ogni sforzo affinché si continui a produrre auto con la Fiat o con altri produttori. Ci sono risorse sufficienti che il Governo e la Regione Sicilia possono mettere a disposizione</em>&#8221;. &#8221;<em>Se non fosse possibile continuare a produrre auto</em> &#8211; aggiunge il ministro &#8211; <em>ci impegniamo tutti a trovare altre produzioni che possano tutelare l&#8217;occupazione di questo territorio</em>&#8221;.</p>
<p>&#8221;<em>Ad oggi la Fiat è l&#8217;unica casa automobilistica in Europa che ha deciso di chiudere uno stabilimento nel proprio Paese</em>&#8221; scrive sul suo sito il senatore del Pd Giuseppe Lumia. &#8221;<em><strong>Termini Imerese</strong></em> &#8211; aggiunge Lumia &#8211; <em>gode di un&#8217;ottima rete di collegamenti stradali e può usufruire del porto, che consentirebbe all&#8217;azienda di abbattere i costi del trasporto attraverso le autostrade del mare; occupa, inoltre, una posizione strategica nel Mediterraneo, dove già a partire dal 2010 si prevede un&#8217;espansione dei mercati con la nascita dell&#8217;area di libero scambio. Lo stabilimento Fiat, quindi, potrebbe diventare a pieno titolo il principale polo automobilistico del Mediterraneo</em>&#8221;.<br />
<span id="more-3480"></span><br />
<strong>LA RILEVAZIONE DELLO STABILIMENTO</strong><br />
Intanto Guglielmo Epifani valuta l&#8217;ipotesi di un intervento di altri gruppi per rilevare lo stabilimento di <strong>Termini Imerese</strong>. Secondo il segretario generale della Cgil la presenza in Italia di un solo produttore di automobili &#8221;<em>è un&#8217;anomalia che ormai non ha paragoni negli altri settori industriali</em>&#8221;. &#8220;<em>Certo</em> &#8211; puntualizza in un&#8217;intervista a &#8216;Repubblica&#8217; &#8211; <em>non possiamo aspettare due anni che arrivi il cavaliere bianco dalla Cina. Dobbiamo chiedere a governo e Fiat di non sfuggire alle loro responsabilità in Sicilia</em>&#8221;.</p>
<p>&#8216;<em>&#8216;La situazione italiana</em> &#8211; sottolinea ancora Epifani &#8211; <em>è certamente anomala. Non è normale che in un settore tanto importante ci sia un solo produttore. Sono state superate le rendite di posizione in tanti altri campi, pubblici e privati, e sarebbe positivo che anche nell&#8217;automobile si arrivasse a una situazione di maggiore competizione tra costruttori</em>&#8221;. La Cgil non accetta che la Fiat &#8221;<em>abbandoni la produzione a Termini</em>&#8221; e, dice Epifani, &#8221;<em>abbiamo preteso l&#8217;apertura di un tavolo di confronto. Se poi un altro produttore vuole farsi avanti, con lo stesso stato d&#8217;animo valuteremo quella proposta dal punto di vista delle garanzie per i lavoratori</em>&#8221;.</p>
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		<title>Crac Dubai World, l&#8217; Abi assicura che non ci saranno danni alle banche italiane</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 14:33:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217; esposizione delle banche italiane nei confronti del Fondo Dubai World è &#8220;estremamente marginale o inesistente&#8221; e gli istituti &#8220;non dovrebbero avere problemi da quanto è capitato&#8220;. Lo ha detto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/11/crac-dubai-world-l-abi-assicura-che-non-ci-saranno-danni-alle-banche-italiane.jpg?9f281a" alt="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/11/crac-dubai-world-l-abi-assicura-che-non-ci-saranno-danni-alle-banche-italiane.jpg" class="left"/>L&#8217; esposizione delle banche italiane nei confronti del Fondo <strong>Dubai World</strong> è &#8220;<em>estremamente marginale o inesistente</em>&#8221; e gli istituti &#8220;<em>non dovrebbero avere problemi da quanto è capitato</em>&#8220;. Lo ha detto il presidente dell&#8217; Abi, Corrado Faissola, commentando la crisi in corso del fondo dell&#8217; emirato arabo.<br />
<span id="more-3229"></span><br />
<strong>LA CRISI FINANZIARIA DI DUBAI WORLD</strong><br />
Quanto successo a<strong> Dubai World</strong>, ha proseguito Faissola, &#8220;<em>é un fatto che conferma come la crisi sistemica che ha colpito prima la finanza e poi l&#8217;economia reale non sia ancora stata del tutto superata</em>&#8220;. Per questo motivo, &#8220;<em>lo stimolo più forte che arriva dal caso Dubai è ribadire che sicuramente la grande crisi è in fase di superamento, ma che al mondo esistono ancora focolai, brace sotto la cenere, che a fronte di particolare situazioni possono dare luogo a piccoli incendi</em>&#8220;. Faissola ha quindi sottolineato che, &#8220;<em>come non si può affermare che siamo completamente fuori dalla crisi, non si deve enfatizzare quanto successo</em>&#8220;. In particolare, &#8220;<em>le banche italiane hanno superato in maniera soddisfacente la grande crisi, questa piccola non le riguarda</em>&#8220;.</p>
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		<title>Crac Dubai World, il mondo della finanza trema</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 23:29:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il rischio default della holding statale Dubai World, alle prese con un debito di 59mld di dollari, spinge le Borse europee nell&#8217; abisso. La società dell&#8217; emirato è stata costretta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/11/crac-dubai-world-il-mondo-della-finanza-trema1.jpg?9f281a" alt="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2009/11/crac-dubai-world-il-mondo-della-finanza-trema1.jpg" class="left"/>Il rischio default della holding statale <strong>Dubai World</strong>, alle prese con un debito di 59mld di dollari, spinge le Borse europee nell&#8217; abisso. La società dell&#8217; emirato è stata costretta a chiedere ai creditori una moratoria di sei mesi sui pagamenti e fa scivolare i titoli di banche e finanziarie più esposte nei suoi confronti, come Royal Bank of Scotland, Barclays, Hsbc, Lioyds e Credit Suisse, che registrano tutte cali tra il 4 e il 7%.<br />
<span id="more-3223"></span><br />
<strong>IL RISCHIO PER LE BANCHE ITALIANE</strong><br />
Unicredit ha su <strong>Dubai World</strong> un&#8217; esposizione non rilevante, mentre Ubi Banca non ne ha nessuna, secondo i rispettivi portavoce. Così le due banche spiegano, dopo le difficoltà di Borsa odierne, le loro posizioni tranquille rispetto alla holding dell&#8217; Emirato arabo che, gravata da 60 miliardi di dollari di debito, ha chiesto ai creditori una moratoria di 6 mesi.</p>
<p><strong>LA RASSICURAZIONE AI MERCATI</strong><br />
L&#8217; economia di Dubai è durevole e si basa su un decennio di crescita &#8216;senza precedenti&#8217;. Il governo arabo rassicura dopo il <strong>crac Dubai World</strong>. Il presidente del comitato fiscale Ahmed ben Saïd Al Maktoum assicura i mercati colpiti da debiti (60mln dlr) aziendali. <em>La crescita dell&#8217; ultimo decennio </em>- dice &#8211; <em>ha contribuito a creare fondamentali per un&#8217; economia durevole, economici, infrastrutturali e di comunicazioni,oltre il centro finanziario permetteranno a Dubai di restare attrattiva</em>&#8220;.</p>
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