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	<title>Mondofinanzablog.com &#187; crisi economica</title>
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	<description>Il mondo della finanza a 360 gradi</description>
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		<title>Un bilancio consolidato in rosso per I Grandi Viaggi</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 10:21:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio consolidato 2011]]></category>
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		<category><![CDATA[I Grandi Viaggi]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è proprio un buon momento per il settore dei viaggi e delle vacanze: la tragedia della Costa Concordia rappresenta un danno immagine evidente per tutto il comparto, ma come [...]]]></description>
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</script><p><a href="http://www.mondofinanzablog.com/2012/01/21/bilancio-consolidato-rosso-i-grandi-viaggi/grandi_viaggi/" rel="attachment wp-att-8720"><img class="size-full wp-image-8720 alignleft" title="grandi_viaggi" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/01/grandi_viaggi.jpg?9f281a" alt="" width="250" height="188" /></a>Non è proprio un buon momento per <strong>il settore dei viaggi e delle vacanze</strong>: la tragedia della <strong><em>Costa Concordia</em></strong> rappresenta <a href="http://www.mondofinanzablog.com/2012/01/18/impatto-finanziario-del-naufragio-costa/">un danno immagine evidente per tutto il comparto</a>, ma come se non bastasse ci si mettono anche le situazioni finanziarie poco brillanti. Il riferimento è a uno dei principali tour operator del nostro paese, <a href="www.igrandiviaggi.it">I Grandi Viaggi</a>, il cui <strong>bilancio consolidato del 2011</strong> si è chiuso con un risultato netto di competenza molto vicino a <strong>-2 milioni di euro</strong>, una perdita piuttosto evidente. Non è che il 2010 fosse andato meglio in questo senso, ma almeno <strong>un anno fa la stessa stima ammontava a 50mila euro in positivo</strong>. La compagnia non può sorridere nemmeno leggendo i dati relativi ai ricavi della gestione caratteristica: <strong>i 72,6 milioni di euro che sono stati totalizzati, infatti, rappresentano un calo di ben 12,6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo di un anno prima</strong>.<br />
<span id="more-8718"></span><br />
Nel caso di tale gestione, comunque, le motivazioni sono presto dette. Anzitutto, la crisi finanziaria che attanaglia il continente europeo si è fatta sentire parecchio,<strong> inoltre il mercato di riferimento ha risentito in maniera pesante di una domanda sempre più contratta, visto che le famiglie non sono in grado di permettersi gli stessi consumi di un tempo</strong> (il viaggio o la crociera vengono visti sempre più come un lusso inarrivabile).</p>
<p>La concorrenza ha fatto la sua parte, ma <strong><em>I Grandi Viaggi</em></strong> ha anche tentato di ridurre i propri costi operativi, come risulta evidente dagli stessi documenti contabili. <strong>Altre delusioni, poi, sono giunte dal margine operativo lordo</strong> (quello che in lingua inglese viene chiamato <em><strong>Earnings Before Interests, Taxes, Depreciation and Amortization</strong></em>, l’<strong><em>Ebitda</em></strong>), il quale è <strong>sceso da 6,8 a 4,4 milioni di euro in un anno</strong>, mentre il risultato ante oneri finanziari si è attestato su valori negativi per 1,4 milioni di euro (365 giorni prima, lo stesso valore era pari a un milione).</p>
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		<title>Fitch mette in preallarme le banche americane</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 12:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
				<category><![CDATA[Banche e Mutui]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>

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		<description><![CDATA[In una crisi sempre più mondiale, nessuno è al sicuro. Nemmeno gli istituti di credito statunitensi che, secondo quanto ha appena affermato l’agenzia di rating Fitch, sarebbero seriamente e fortemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7658" title="fallimento-banche" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/11/fallimento-banche-300x199.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="199" />In una <a href="http://www.mondofinanzablog.com/tag/crisi-economica/">crisi</a> sempre più mondiale, nessuno è al sicuro. Nemmeno gli <strong>istituti di credito statunitensi</strong> che, secondo quanto ha appena affermato l’agenzia di rating Fitch, sarebbero seriamente e fortemente minacciati dalla crisi in zona euro. Una crisi che potrebbe porre le banche americane “di fronte ad un rischio elevato” di downgrade del proprio rating, ipotesi abbastanza plausibile nella sventurata ipotesi in cui la crisi dell’eurozona dovesse aggravarsi ancora.</p>
<p>L’allarme lanciato da <strong>Fitch</strong> ha ottenuto i risultati attesi sul fronte azionario. Tutti i principali istituti di credito a stelle e strisce hanno perso rapidamente capitalizzazione, con Morgan Stanley worst performer (- 8 punti percentuali). Particolarmente negative anche le prestazioni di Goldman Sachs (- 4,2 punti percentuali), Citigroup (- 4,1 punti percentuali), JP Morgan Chase e Bank of America (- 3,7 punti percentuali) e Wells Fargo (- 1,4 punti percentuali).<span id="more-7657"></span></p>
<p>Fitch segnala come le prospettive di credito del <strong>settore bancario americano</strong> potrebbero essere declassate. Un’affermazione generica, che punta gli occhi sull’eurozona: l’agenzia di rating ammette infatti il mantenimento degli attuali giudizi sul debito delle banche americane, nella sola ipotesi in cui “la crisi nella zona euro sia risolta in tempo e in modo sostenibile2.</p>
<p>Per il momento, tuttavia, occorre spezzare una lancia in favore delle banche nordamericane. Gli <strong>istituti bancari statunitensi</strong> sono mediamente poco esposti nei confronti dei Paesi più criticamente colpiti dalle difficoltà, mentre lo sono maggiormente nei confronti di Germania e Francia. Proprio per tal motivo, in questo momento il giudizio presente e contemporaneo sulla solvibilità delle banche americane rimane molto elevato. Se la crisi dell’eurozona dovesse intaccare pesantemente anche le locomotive del vecchio Continente, tuttavia, la situazione analitica potrebbe cambiare rapidamente in peggio, con Fitch che prepara la propria penna rossa in vista del potenziale downgrade di alcuni tra i principali big del credito americano.</p>
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		<title>Northern Rock torna privata</title>
		<link>http://www.mondofinanzablog.com/2011/11/19/northern-rock-torna-privata/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 12:06:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
				<category><![CDATA[Banche e Mutui]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei simboli degli inizi della crisi finanziaria britannica è stato la statalizzazione della Northern Rock: l’istituto di credito d’oltre manica, infatti, fu la prima banca salvata dallo Stato, agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-7655" title="crac" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/11/crac-300x193.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="193" />Uno dei simboli degli inizi della <a href="http://www.mondofinanzablog.com/tag/crisi-economica/">crisi finanziaria</a> britannica è stato la statalizzazione della <strong>Northern Rock</strong>: l’istituto di credito d’oltre manica, infatti, fu la prima banca salvata dallo Stato, agli albori di criticità internazionali che non si immaginava – nemmeno nelle più tetre e buie previsioni – che potessero rapidamente esplodere nell’attuale drammatico scenario nel quale anche il nostro Paese è stato coinvolto integralmente.</p>
<p>Ebbene, con un rigoroso rispetto della cronologia, la <strong>Northern Rock</strong> oltre ad essere la prima banca salvata dallo Stato, è ora divenuta la prima banca a ritornare in mani private. Il governo britannico ha infatti appena concluso il capitolo della travagliata storia dell’istituto di credito, consentendo alla Virgin Money del miliardario Richard Branson di poter metter mano sulla banca, e sulle sue filiali da tempo operante nel territorio locale.<span id="more-7654"></span></p>
<p>Il governo londinese riceverà così 747 milioni di sterline (circa 880 milioni di euro) per la vendita del pacchetto partecipativo della banca. Il ricavo complessivo dello Stato per la cessione della <strong>Northern Rock</strong> potrebbe tuttavia crescere ulteriormente in vista del perfezionamento della transazione, con un totale stimato pari a un miliardo di euro.</p>
<p>Il ministro delle Finanze conservatore George Osborne ha commentato la vicenda affermando che si tratta di una prima tappa “importante per far sì che il contribuente britannico non sia più implicato nel settore bancario. Ed è un buon affare che aumenterà la scelta per i consumatori e garantirà l’occupazione nel nord Est dell’Inghilterra, dove è situata <strong>Northern Rock</strong>”.</p>
<p>Ad essere soddisfatto del buon esito dell’operazione è anche Richard Branson, a capo del gruppo Virgin, che può in tal modo espandere la propria posizione nel settore bancario. Qualche mese fa Branson auspicò anche un proprio ingresso in Italia: staremo a vedere eventuali nuovi sviluppi di questa nuova fase della vita del gruppo.</p>
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		<title>Giappone: economia debole e stime sullo sviluppo ritoccate in ribasso</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 08:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il governo del Giappone ha confermato la sua valutazione d&#8217;insieme secondo cui l&#8217;economia è ancora debole in seguito al terremoto di marzo e ha ridotto il suo giudizio sulle spese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Giappone-economia-debole-e-stime-sullo-sviluppo-ritoccate-in-ribasso.jpg?9f281a" alt="Giappone-economia-debole-e-stime-sullo-sviluppo-ritoccate-in-ribasso" class="left"/>Il governo del Giappone ha confermato la sua valutazione d&#8217;insieme secondo cui l&#8217;economia è ancora debole in seguito al terremoto di marzo e ha ridotto il suo giudizio sulle spese capitali, nel suo rapporto mensile pubblicato oggi. Il governo ha citato problemi di approvvigionamento alla base della prima riduzione della sua valutazione sulle spese capitali dal dicembre 2009. Ha inoltre evidenziato rischi per la ripresa economica derivanti da eventuali carenze di energia, la lenta ricostruzione delle reti di fornitori e i prezzi elevati del petrolio. Il ministro dell&#8217;Economia Kaoru Yosano inoltre, prima del rapporto, ha detto di aspettarsi una crescita economica del Giappone in rallentamento allo 0,6-0,7% in questo anno fiscale, chiarendo la sua precedente stima. La previsione di Yosano è più ottimistica di quella di diversi analisti, molti dei quali hanno tagliato le loro previsioni dopo che i dati della settimana scorsa hanno mostrato una contrazione sorprendentemente profonda nel trimestre gennaio-marzo.<br />
<span id="more-7085"></span><br />
<strong>I dati sull&#8217;economia giapponese</strong><br />
In reazione ai dati, che hanno mostrato un calo del Pil dello 0,9%, lo stesso Yosano aveva dichiarato che l&#8217;economia dovrebbe crescere quasi dell&#8217;1% nel 2011/12, ma oggi ha chiarito la sua posizione.<br />
&#8220;<em>Quello che volevo dire è che la crescita dovrebbe rallentare di quasi l&#8217;1%. (Rispetto alle attuali previsioni) E&#8217; probabile che rallenterà a circa lo 0,6%-0,7%</em>&#8221; ha detto in una conferenza stampa oggi. </p>
<p>Fonte: Reuters</p>
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		<title>Istat: un quarto degli italiani sperimenta la povertà. Il quadro devastante di un&#8217;Italia in crisi</title>
		<link>http://www.mondofinanzablog.com/2011/05/23/istat-un-quarto-degli-italiani-sperimenta-la-poverta-il-quadro-devastante-di-unitalia-in-crisi/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 13:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>isayblog4</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[In Italia &#8220;la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni&#8221; e l&#8217;attuale &#8220;moderata ripresa&#8221; ne ha fatti recuperare 13. E&#8217; quanto si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia &#8220;<em>la crisi ha portato indietro le lancette della crescita di ben 35 trimestri, quasi dieci anni&#8221; e l&#8217;attuale &#8220;moderata ripresa</em>&#8221; ne ha fatti recuperare 13. E&#8217; quanto si legge nel rapporto annuale dell&#8217;Istat, in cui si sottolinea anche che nel decennio 2001-2010 l&#8217;Italia &#8220;<em>ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i Paesi dell&#8217;Unione europea, con un tasso medio annuo di appena lo 0,2% contro l&#8217;1,3% registrato dall&#8217;Ue e l&#8217;1,1% dell&#8217;Uem</em>&#8220;.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia che resta indietro</strong><br />
L&#8217;Istat rileva in particolare negli anni &#8220;<em>un graduale scollamento della performance italiana rispetto alle altre maggiori economie dell&#8217;Unione che è divenuto più evidente nella fase di ripresa 2006-2007 e si è aggravato con la crisi</em>&#8220;. Inoltre, si legge ancora nel rapporto, &#8220;<em>per la sua vocazione produttiva e gli scarsi margini di manovra della finanza pubblica il nostro Paese ha subito la crisi in maniera comparativamente forte e stentato nella successiva ripresa: nel 2010 il livello del pil è risultato ancora inferiore di 5,3 punti percentuali rispetto a quello raggiunto nel 2007, mentre il divario da colmare è del 3,7% nel Regno Unito, del 3% in Spagna e di appena lo 0,8% e lo 0,3% in Francia e in Germania</em>&#8220;. Tracciando il bilancio della crisi, i tecnici dell&#8217;Istat spiegano che &#8220;<em>lo stock delle imprese si è ridotto di 43 mila unità, per 363 mila addetti</em>&#8220;. Tornando ad oggi, aggiungono con riferimento agli ultimi dati sul Pil, &#8220;<em>la crescita nel primo trimestre è ancora molto lenta</em>&#8221; e &#8220;<em>in generale si riapre il divario con l&#8217;Europa</em>&#8220;. Anche per quanto riguarda la produttività del lavoro il recupero non basta a riconquistare il terreno perso, &#8220;<em>siamo ai livelli del 2000</em>&#8220;, avvertono i tecnici dell&#8217;Istituto.<br />
<span id="more-7073"></span><br />
<strong>Il ruolo dell&#8217;economia estera</strong><br />
Inoltre, il rapporto fa notare che &#8220;<em>il principale fattore trainante per la ripresa è stata la domanda estera, che comunque era anche stata la componente che aveva guidato la caduta nel corso della recessione</em>&#8220;. Tuttavia, si legge nel volume, &#8220;<em>dopo aver agito da traino nella fase di recupero dell&#8217;attività industriale, la componete estera della domanda ha però assunto nel periodo più recente un ruolo frenante: il fatturato realizzato sui mercato esteri, che era in fortissima crescita sino al terzo trimestre, ha registrato nel quarto trimestre del 2010 e ancora all&#8217;inizio del 2011 un&#8217;evoluzione assai modesta, mentre quello relativo alla componente nazionale ha mantenuto una dinamica più moderata, ma persistentemente positiva</em>&#8220;. Guardando sempre all&#8217;estero, i tecnici dell&#8217;Istat evidenziano che &#8220;le piccole e medie imprese hanno reagito meglio sia nella fase recessiva che, e sopratutto, in quella espansiva, mostrando la capacità di riposizionarsi sui mercati internazionali. Mentre le grandi imprese rappresentano il segmento più in difficoltà specialmente nei mercati europei&#8221;.</p>
<p><strong>Un Italiano su quattro sperimenta la povertà</strong><br />
Circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) &#8220;sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale&#8221;. Si tratta di un valore &#8211; rileva l&#8217;Istat &#8211; superiore alla media Ue che è del 23,1%.<br />
Il rischio povertà riguarda circa 7,5 milioni di individui (12,5% della popolazione). Mentre 1,7 milione di persone (2,9%) si trova in condizione di grave deprivazione si trova 1,7 milione (2,9%) e 1,8 milione (3%) in un&#8217;intensità lavorativa molto bassa. Si trovano in quest&#8217;ultima condizione l&#8217;8,8% delle persone con meno di 60 anni (6,6% contro il valore medio del 9%). Solo l&#8217;1% della popolazione (circa 611 mila individui) vive in una famiglia contemporaneamente a rischio di povertà, deprivata e a intensità di lavoro molto bassa. Nelle regioni meridionali, dove risiede circa un terzo degli italiani, vive il 57% delle persone a rischio povertà (8,5 milioni) e il 77% di quelle che convivono sia col rischio, sia con la deprivazione sia con intensità di lavoro molto bassa (469 mila).</p>
<p><strong>I livelli dell&#8217;occupazione</strong><br />
&#8220;<em>In Italia l&#8217;impatto della crisi sull&#8217;occupazione è stato pesante. Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità</em>&#8220;. I più colpiti sono stati i giovani tra i 15 e i 29 anni, fascia d&#8217;età in cui si registrano 501 mila occupati in meno. </p>
<p><strong>La disoccupazione giovanile</strong><br />
Nel 2010 sono poco oltre 2,1 milioni, 134 mila in più rispetto a un anno prima (+6,8%), i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione. Si tratta del 22,1% degli under 30, percentuale in aumento rispetto al 20,5% del 2009. Lo sottolinea l&#8217;Istat nel rapporto annuale 2010, in cui esamina il fenomeno dei cosiddetti NEET (Not in education, employment or training). L&#8217;incremento riguarda soprattutto i giovani del Nord Est, gli uomini e i diplomati, ma anche gli stranieri. Infatti, nel 2010, sono 310 mila gli stranieri NEET.</p>
<p><strong>Crisi al Sud come al Nord</strong><br />
Nel biennio di crisi economica 2009-2010 &#8220;<em>più della metà delle persone che hanno perso il lavoro erano residenti nel Mezzogiorno</em>&#8220;, dove l&#8217;occupazione si é ridotta di 280 unità. E&#8217; quanto emerge dal rapporto Istat 2010, in cui si evidenzia però come la recessione abbia colpito fortemente anche le Regioni del Nord, dove si contano 228 mila occupati in meno. &#8220;<em>Le Regioni centrali</em> &#8211; si legge nel rapporto &#8211; <em>sono rimaste invece sostanzialmente indenni dalle ricadute della crisi</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il risparmio delle famiglie</strong><br />
Le famiglie italiane, per salvaguardare il livello dei consumi, hanno progressivamente eroso il loro tasso di risparmio, &#8220;<em>sceso per la prima volta al di sotto di quello delle altre grandi economie dell&#8217;Uem</em>&#8220;, ovvero dell&#8217;eurozona. L&#8217;Istat sottolinea che lo scorso anno la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 9,1%, &#8220;<em>il valore più basso dal 1990</em>&#8220;.</p>
<p><strong>L&#8217;esclusione del lavoro femminile dopo la maternità</strong><br />
Sono circa 800 mila le donne licenziate o messe in condizione di doversi dimettere a causa di una gravidanza. E&#8217; quanto emerge dal rapporto annuale 2010 dell&#8217;Istat, in base ad un&#8217;indagine condotta tra il 2008 e il 2009 sulla vita lavorativa delle madri. Si tratta dell&#8217;8,7% delle madri che lavorano o che hanno lavorato in passato e la percentuale sale al 13,1% per le donne giovani nate dopo il 1973. In generale, sottolinea l&#8217;Istat, il 15% delle donne smette di lavorare per la nascita di un figlio.</p>
<p><strong>I sostegni sanitari</strong><br />
Quasi due milioni di italiani con limitazioni della salute non sono raggiunti da alcun tipo di sostegno. Si tratta di persone che vivono sole o con altre persone con limitazioni, o in un contesto familiare parzialmente o del tutto incapace di rispondere ai loro bisogni. Il 37,6% di queste persone è residente nel Mezzogiorno. Lo afferma il rapporto annuale dell&#8217;Istat. Considerato il mix di più fonti di aiuti (informale, pubblico e privato) sono state sostenute nel 2009 il 27,7% delle famiglie (erano il 16,9 nel 2003), con un valore massimo nel nord-est (32,2%) e minimo nel Mezzogiorno (26,1%) dove però c&#8217;é più bisogno. L&#8217;Istat rileva più aiuti dove le famiglie sono già sostenute. Nel nord-est, ad esempio, il 19,7% delle famiglie con almeno una persona con più di 80 anni ha ricevuto cura e assistenza grazie al sostegno congiunto di più tipi di operatori o servizi; nelle altre zone i valori sono più bassi, intorno al 13,5%. Nel complesso, nel 2009 gli aiuti informali, pubblici e privati, hanno raggiunto il 36,7% delle famiglie con bambini sotto i 14 anni (30,5% nel 1998); sono risultate in aumento anche le famiglie con bambini aiutate dal settore pubblico (da 3,4 del 1998 a 6,3%), stabili invece i nuclei che si rivolgono a strutture private (11,5%). Gli aiuti sono cresciuti per le madri che lavorano (da 43,1% del 1998 a 48,9% del 2009), comprese quelle single (da 38,1% a 47,1%). Per le famiglie con anziani, il ricorso esclusivo ai servizi a pagamento è più alto nel Mezzogiorno (13,7%), al Centro (13,5%) e nel nord-est (13,4%) rispetto al nord-ovest (10,6%). Nel 2009, l&#8217;aiuto economico da altre persone non coabitanti, da Comuni o altri enti pubblici e privati, ha raggiunto appena il 3,4% delle famiglie con anziani contro il 6,3% registrato per il totale delle famiglie. Circa 700 mila famiglie di anziani sono state raggiunte solo da aiuti pubblici (3% della categoria) o da una combinazione di aiuti pubblici con altre fonti di aiuto (4,8%).</p>
<p><strong>Le cure informali</strong><br />
La rete di aiuto e cura informale in Italia si regge sulle donne. Sono loro a svolgere i due terzi del totale delle ore svolte, ben 2,1 miliardi l&#8217;anno. Emerge dal rapporto annuale dell&#8217;Istat, secondo il quale, sono aumentati gli aiuti gratuiti fra persone che non coabitano (care giver): erano il 20,8% nel 1983, sono stati il 26,8% nel 2009. Diminuiscono, però, le famiglie aiutate (dal 23,2% al 16,9%), soprattutto quelle con anziani (dal 28,9% al 16,7%). Sono invece in aumento gli aiuti economici erogati dai care giver, il 19,9% contro il 15% del 1998. Questi aiuti hanno raggiunto il 20,6% delle famiglie (18,9%); i destinatari sono soprattutto famiglie con persona di riferimento disoccupata (67,1%) e quelle con madre sola casalinga (42,7%). Anche se sono il fulcro degli aiuti informali, le donne hanno diminuito il tempo dedicato a questa attività (da 37,3 ore al mese nel 1998 a 31,1 nel 2009) perché hanno sempre meno tempo a disposizione; in calo anche il tempo degli uomini (da 26,4 a 21,5). L&#8217;età media dei care giver si è alzata, da 43,2 anni nel 1983 a 50,1 nel 2009. In particolare, sono aumentati soprattutto nella classe di età 65-74 anni (da 20,2% a 32,7%) e fra gli over75 (da 9,3% a 16,3%). Nel 6,6% dei casi i care giver sono volontari e risiedono più frequentemente al Nord (8,1% nel nord-ovest, 7,5% nel nord-est). L&#8217;assistenza informale agli adulti è diminuita nel corso degli anni (da 759,3 milioni di ore nel 1998 a 730,5 milioni nel 2009) mentre è aumentata di oltre il 50% quella per i bambini (da 805,5 milioni di ore l&#8217;anno a 1 miliardo 322 milioni); in calo le ore dedicate alle prestazioni sanitarie, in aumento quelle per compagnia ed accompagnamento. Le donne sono coinvolte per lo più nelle attività domestiche (84,5%), assistenza di audlti (73%), cura di bambini (66,7%), aiuto nello studio (61,5%). L&#8217;Istat lancia un allarme: la catena di solidarietà femminile fra madri e figlie su cui si fondava la rete di aiuti informale &#8220;rischia di spezzarsi&#8221; perché le donne sono sempre più sovraccariche di lavoro all&#8217;interno della famiglia e le nonne sono sempre più schiacciate tra la cura dei nipoti, dei genitori anziani non autosufficienti e dei figli adulti.</p>
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		<title>Inflazione, in Gran Bretagna raggiunge i massimi di due anni e mezzo</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 11:02:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Inflazione da record in Gran Bretagna: per il mese di aprile l&#8217;inflazione del Regno Unito ha fatto registrare i valori più elevati da due anni e mezzo a questa parte. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Inflazione-in-Gran-Bretagna-raggiunge-i-massimi-di-due-anni-e-mezzo.jpg?9f281a" alt="Inflazione-in-Gran-Bretagna-raggiunge-i-massimi-di-due-anni-e-mezzo" class="left"/>Inflazione da record in Gran Bretagna: per il mese di aprile l&#8217;inflazione del Regno Unito ha fatto registrare i valori più elevati da due anni e mezzo a questa parte. Le cause vanno ricercate dall&#8217;aumento dei costi dei viaggi &#8211; in particolare quelli del periodo di Pasqua &#8211; e da maggiori imposte su alcolici e tabacco. </p>
<p><strong>L&#8217;aumento dei prezzi al consumo</strong><br />
Secondo i dati forniti dall&#8217;Ufficio nazionale di statistica, i prezzi al consumo di aprile sono saliti dell&#8217;1% su base mensile portando il tasso tendenziale al 4,5%, livello più alto da ottobre 2008. Gli analisti si aspettavano un tasso annuale al 4,2% dopo il 4,0% di marzo. Particolarmente preoccupante è stato il balzo dell&#8217;inflazione &#8220;core&#8221;, che esclude voci volatili come alimentari e carburanti. Il dato ha segnato una crescita al 3,7%, il tasso annuale più alto mai registrato.<br />
<span id="more-7041"></span><br />
<strong>Il ruolo delle vacanze di Pasqua</strong><br />
L&#8217;ufficio di statistica ha attribuito al fatto che Pasqua quest&#8217;anno sia caduta tardi il balzo dei costi dei viaggi, che hanno aggiunto 0,36 punti percentuali al cambiamento del tasso annuo tra marzo e aprile. Negli anni precedenti, sottolinea l&#8217;istituto, parte di questo cambiamento è stato ribaltato nei mesi successivi.</p>
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		<title>Crisi del debito: l&#8217;FMI allerta sul rischio contagio</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 12:13:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;eurozona sussiste un rischio &#8220;tangibile&#8221; di contagio della crisi del debito sovrano. Lo afferma il Fondo monetario Internazionale nel rapporto regionale dedicato all&#8217;Europa. Il Fondo si attende per quest&#8217;anno una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Crisi-del-debito-lFMI-allerta-sul-rischio-contagio.jpg?9f281a" alt="Crisi-del-debito-lFMI-allerta-sul-rischio-contagio" class="left"/>Nell&#8217;eurozona sussiste un rischio &#8220;tangibile&#8221; di contagio della crisi del debito sovrano. Lo afferma il Fondo monetario Internazionale nel rapporto regionale dedicato all&#8217;Europa.<br />
Il Fondo si attende per quest&#8217;anno una frenata del Pil di Grecia e Portogallo e ritiene che le tensioni nei Paesi della periferia dell&#8217;eurozona rappresentino il principale fattore di rischio per le prospettive dell&#8217;economia. Per questo, gli Stati europei devono intraprendere &#8220;azioni decise&#8221; afferma il Fondo sottolineando che per combattere la crisi del debito è necessario ripristinare la fiducia.</p>
<p><strong>Tasso di crescita e inflazione</strong><br />
Nell&#8217;eurozona il tasso di crescita del Pil sarà dell&#8217;1,6% nel 2011 e dell&#8217;1,8% nel 2012. L&#8217;inflazione nell&#8217;eurozona viaggerà in media al 2,3% nel corso del 2011, per poi rallentare all&#8217;1,7% nel 2012. E&#8217; quanto prevede il Fondo monetario internazionale.<br />
<span id="more-7010"></span><br />
<strong>La ristrutturazione del debito in Grecia</strong><br />
Non c&#8217;e&#8217; necessita&#8217; di una ristrutturazione del debito della Grecia. Lo ha detto Antonio Borges direttore per l&#8217;Europa del Fondo Monetario Internazionale a una conferenza a Francoforte. Lo riferisce Bloomberg.</p>
<p><strong>I conti italiani</strong><br />
Il Fondo Monetario internazionale promuove i conti italiani e l&#8217;azione intrapresa dal governo per il loro consolidamento fino ad arrivare vicini al pareggio di bilancio nel 2014. Anche se la crescita resta &#8220;cronicamente debole&#8221;. E servono azioni &#8220;decisive&#8221; per &#8220;<em>evitare un altro decennio di stagnazione</em>&#8220;. Intanto però &#8220;abbiamo tenuto il bilancio&#8221; dice durante la conferenza stampa con gli ispettori di Washington il ministro dell&#8217;Economia Giulio Tremonti indicando come la via maestra da seguire ora sia quella dello sviluppo per il quale &#8211; ribadisce &#8211; arriveranno altri decreti. Ma non è solo il pubblico a doversi muovere. Tutti devono fare di più. Nel documento conclusivo della loro visita in Italia (l&#8217;Article IV) gli ispettori mettono in luce come &#8220;l&#8217;economia italiana continua nella ripresa&#8221; e il &#8220;consolidamento di bilancio e il rafforzamento della stabilità finanziaria rendono l&#8217;economia più solida e sono prerequisiti per la crescita&#8221;. Per questi motivi la missione del Fmi &#8220;sostiene l&#8217;obiettivo di avvicinamento al pareggio di bilancio entro il 2014&#8243;. Questo anche se nelle stime (ma di aprile) il deficit è visto ancora al 3,2% del Pil. </p>
<p><strong>Il consolidamento del bilancio italiano</strong><br />
E inoltre appare &#8220;ottimistica&#8221; la previsione di una riduzione già nel 2012 sotto il 3%. In ogni caso il consolidamento del bilancio italiano &#8220;<em>dovrà essere basato sulla razionalizzazione della spesa pubblica</em>&#8220;. Anche se si registra una peculiarità positiva: le banche italiane &#8220;<em>hanno affrontato la crisi meglio della maggior parte degli altri in parte aiutate da un processo di consolidamento precedente&#8221; e le ricapitalizzazioni recentemente annunciate &#8220;rafforzeranno ulteriormente i loro bilanci</em>&#8220;. Tra i fattori negativi che influenzano ancora il nostro paese c&#8217;é però la crescita che &#8220;resta modesta&#8221;. Quindi il reiterato invito a &#8220;<em>un programma di riforma strutturale deciso e di ampio raggio che permetterà di sbloccare il potenziale di crescita del paese</em>&#8220;. Insomma la strada intrapresa è &#8220;giusta&#8221; ma bisogna rilanciare la crescita. E la strada il ministro l&#8217;ha discussa proprio con gli ispettori del Fondo: &#8220;<em>abbiamo discusso e concordato con loro</em> &#8211; dice Tremonti &#8211; <em>cosa fare sul presente e sul futuro</em>&#8220;. E nel passato intanto &#8220;<em>abbiamo fatto gli interventi sufficienti per tenere la nostra struttura di bilancio</em>&#8220;. &#8220;<em>La crisi</em> &#8211; prosegue Tremonti &#8211; <em>ci insegna che il bilancio pubblico va stabilizzato e non può essere usato per fare spesa. Sul bilancio abbiamo fatto abbastanza bene in tutta Europa con la tendenza a razionalizzare la spesa pubblica. La nostra posizione è in linea con il resto d&#8217;Europa</em>&#8220;. </p>
<p><strong>Il piano di sviluppo</strong><br />
In futuro si proseguirà con lo sviluppo: &#8220;<em>abbiamo fatto un decreto e continueremo a fare decreti per lo sviluppo. Cercheremo di ridurre la mano morta del pubblico sull&#8217;economia. Dobbiamo continuare su questa strada. Non basta un giorno, un decreto o l&#8217;azione di un solo soggetto. Si dovrà agire in un certo periodo e con l&#8217;azione di più soggetti</em>&#8220;. Insomma &#8220;<em>devono fare di più tutti, i soggetti pubblici ma non solo, avendo chiara l&#8217;Agenda</em>&#8220;. Tra le criticità individuate dall&#8217;Fmi quelle sul lavoro con una disoccupazione &#8220;<em>che rimane persistentemente alta per i giovani</em>&#8220;. Tuttavia, il tasso di disoccupazione italiano &#8220;<em>resta ancora sotto la media dell&#8217;area euro</em>&#8220;. E il divario nord-sud ancora da superare. Infine il federalismo che non deve &#8220;<em>minare la disciplina di bilancio</em>&#8221; e per i quali gli ispettori auspicavo &#8220;<em>velocità variabili</em>&#8221; a seconda delle differenze regionali.</p>
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		<title>Grecia: in arrivo nuovi aiuti per 60 miliardi di euro</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 08:02:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per la Grecia e&#8217; pronto un pacchetto di aiuti da 60 miliardi di euro. Questa la voce che circola a prima mattina e che, nonostante le smentite, sembra placare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Grecia-in-arrivo-nuovi-aiuti-per-60-miliardi-di-euro.jpg?9f281a" alt="Grecia-in-arrivo-nuovi-aiuti-per-60-miliardi-di-euro" class="left"/>Per la Grecia e&#8217; pronto un pacchetto di aiuti da 60 miliardi di euro. Questa la voce che circola a prima mattina e che, nonostante le smentite, sembra placare il mercato, almeno per il momento. Complice in buona parte anche il no categorico dell&#8217;Europa a una ristrutturazione del debito di Atene e i nuovi dettagli sul salvataggio in arrivo per il Portogallo, con il commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn, che assicura &#8221;<em>Non c&#8217;e&#8217; nessuna crisi dell&#8217;euro</em>&#8221;.<br />
E se proprio Rehn spiega che e&#8217; &#8221;<em>troppo presto per specificare le cifre</em>&#8221; dei nuovi aiuti alla Grecia (anche Atene aveva subito smentito i rumors) in attesa dell&#8217;Ecofin del 16 maggio, l&#8217;euro trova lo spunto per avviare il recupero verso 1,44 dollari e il Tesoro ellenico chiude senza traumi un&#8217;asta di titoli a breve. Nel clima di confusione sulle prossime mosse Ue-Fmi, l&#8217;unica certezza e&#8217; che l&#8217;Europa serra i ranghi contro la minaccia di un avvitamento della crisi del debito e attacchi della speculazione: Bce, Ue ma anche Francia e Germania escludono in modo categorico una rinegoziazione del debito greco e assicurano pieno sostegno ad Atene.<br />
<span id="more-7004"></span><br />
<strong>L&#8217;ipotesi della ristrutturazione del debito</strong><br />
Lorenzo Bini Smaghi del comitato esecutivo della Bce definisce un &#8216;suicidio&#8217; l&#8217;ipotesi di una ristrutturazione del debito. Per Berlino una tale opzione &#8221;<em>non e&#8217; in discussione ed e&#8217; speculativa</em>&#8221; e la cancelliera tedesca Angela Merkel apre indirettamente la porta a nuovi aiuti: &#8221;<em>ogni decisione arrivera&#8217; dopo le valutazioni della &#8216;troika&#8217; Ue-Bce-Fmi inviata ad Atene</em> &#8211; ha detto &#8211; <em>solo dopo si potra&#8217; decidere se, e cosa, dev&#8217;essere fatto</em>&#8221;.</p>
<p><strong>Il piano di salvataggio greco</strong><br />
Una fonte del governo tedesco parla anche di una possibile &#8221;ridefinizione&#8221; dell&#8217;attuale piano di salvataggio greco e il ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde assicura che la comunita&#8217; internazionale &#8221;<em>continuera&#8217; ad aiutare</em>&#8221; Atene. Ma bisogna fare presto dice il premio Nobel all&#8217;Economia, Paul Krugman: la situazione greca &#8221;<em>piu&#8217; a lungo resta irrisolta, minore e&#8217; la speranza che la Grecia sia in grado di restare nell&#8217;area euro anche se lo volesse</em>&#8221;. I contatti si fanno piu&#8217; serrati: domani il presidente della Commissione Ue Jose&#8217; Manuel Barroso vedra&#8217; a Berlino la Merkel per fare il punto soprattutto sulla crisi di Grecia e Portogallo.</p>
<p><strong>Il rischio speculazioni</strong><br />
Giovedi&#8217; tocchera&#8217; al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, mentre l&#8217;agenzia greca Ana-Mpa ha riferito di una telefonata, oggi, tra la cancelliera e il premier greco George Papandreou. Tutti sono consapevoli che per scongiurare una nuova ondata di attacchi speculativi bisogna dare al mercato cifre e tempi certi. Ne e&#8217; stata una ennesima riprova l&#8217;effetto delle voci che quantificano in 60 miliardi di euro i nuovi finanziamenti con 27 miliardi destinati a copertura del fabbisogno greco 2012, e 32 miliardi per l&#8217;anno successivo.</p>
<p><strong>I bond</strong><br />
Tanto che all&#8217;indomani del taglio del rating di Atene da parte di Standard &#038; Poor&#8217;s, e&#8217; andata meglio del previsto l&#8217;asta da 1,62 miliardi di bond a 6 mesi: Il rendimento medio e&#8217; salito, ma di poco, rimanendo sotto la soglia del 5% (4,88%). Intanto si definiscono i termini del salvataggio del Portogallo da 78 miliardi di euro. Rehn fa sapere che il tasso di interesse applicato sara&#8217; &#8221;sotto il 6%&#8221; e auspica un via libera al piano all&#8217;Ecofin di meta&#8217; maggio, sempre che gli euroscettici della Finlandia non si mettano di traverso.</p>
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		<title>Non chiediamo aiuti ma riforme: così la Marcegaglia a Bergamo</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 07:36:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non siamo interessati a chiedere aiuto al governo. Il nostro è un senso di solitudine dettato dal fatto che sono sempre le riforme che vengono chieste, ma non vengono mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Non siamo interessati a chiedere aiuto al governo. Il nostro è un senso di solitudine dettato dal fatto che sono sempre le riforme che vengono chieste, ma non vengono mai fatte</em>&#8220;. Lo chiarisce il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, in conferenza stampa a chiusura delle assise di Bergamo.<br />
Il numero uno di viale dell&#8217;Astronomia, in particolare, fa riferimento a riforma fiscale, ricerca, semplificazione e liberalizzazione. &#8220;<em>Poi</em> &#8211; assicura &#8211; <em>vogliamo assumerci maggiori responsabilità a tutela delle imprese ma anche in un&#8217;ottica più generale</em>&#8220;.</p>
<p><strong>La replica a Berlusconi</strong><br />
Al presidente del Consiglio che domanda a Confindustria un maggior impegno per recuperare competitività e per sostenere lo sviluppo del Paese, Marcegaglia replica: &#8220;<em>Pensiamo di farlo tutti i giorni, visto che contribuiamo al 70% alla crescita del pil</em>&#8221;. &#8221;<em>Nonostante la crisi</em> &#8211; evidenzia Marcegaglia &#8211; <em>siamo ancora la quinta potenza nel mondo. La nostra parte la facciamo ma, in un momento così difficile, diciamo anche che siamo disponibili a fare di più</em>&#8220;.<br />
<span id="more-6986"></span><br />
<strong>La privatizzazione dell&#8217;ICE</strong><br />
Dalle assise di Confindustria di Bergamo, annuncia poi Marcegaglia, viene lanciata l&#8217;idea di &#8220;<em>chiedere la privatizzazione dell&#8217;Ice, per la cui gestione noi ci candidiamo</em>&#8220;. Un punto, quello relativo agli strumenti di internazionalizzazione rispetto al quale gli imprenditori hanno manifestato &#8220;<em>insoddisfazione</em>&#8221; attraverso una &#8220;<em>votazione bulgara</em>&#8220;.</p>
<p><strong>L&#8217;accordo interfederale del 2009</strong><br />
In tema di relazioni industriali, &#8220;<em>è prevalso in modo nettissimo la volontà di andare avanti sulla strada indicata dall&#8217;accordo interfederale del 2009</em>&#8220;. &#8220;<em>Il percorso intrapreso con l&#8217;accordo del 2009 va avanti</em> &#8211; spiega il numero uno di Viale dell&#8217;Astronomia -<em>. Non ci sono ripensamenti</em>&#8220;. &#8220;<em>Questo non significa dire, come ha detto ieri la Camusso, che siamo interessati a dividere i sindacati: tutto il contrario. Noi cerchiamo sempre accordo</em>&#8220;, assicura Marcegaglia, ma &#8220;<em>questa strada della ricerca di maggiore produttività attraverso le relazioni sindacali è netta e chiara</em>&#8220;.</p>
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		<title>La Grecia fuori dall&#8217;Euro? Un vertice segreto infittisce il mistero</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 07:22:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Grecia non uscira&#8217;, non puo&#8217; uscire dall&#8217;Europa. Non ci sara&#8217; alcuna ristrutturazione del debito ma si prospettano invece nuovi aiuti europei per Atene. Dopo una serata di rumors sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/La-Grecia-fuori-dallEuro-Un-vertice-segreto-infittisce-il-mistero.jpg?9f281a" alt="La-Grecia-fuori-dallEuro-Un-vertice-segreto-infittisce-il-mistero" class="left"/>La Grecia non uscira&#8217;, non puo&#8217; uscire dall&#8217;Europa. Non ci sara&#8217; alcuna ristrutturazione del debito ma si prospettano invece nuovi aiuti europei per Atene. Dopo una serata di rumors sulla possibilie richiesta greca di uscita dall&#8217;euro, un vertice straordinario tenutosi a Lussemburgo traccia un nuovo scenario per la soluzione della crisi ellenica. Una riunione cui hanno partecipato il ministro dell&#8217;economia Giulio Tremonti e i ministri delle finanze di Germania, Francia, Spagna e Grecia, il presidente dell&#8217;Eurogruppo Jean-Claude Junker, il commissario europeo Olli Rehn e il presidente della Bce Jean-Claude Trichet.</p>
<p><strong>Esclusa la ristrutturazione del debito</strong><br />
&#8221;<em>Una ristrutturazione del debito e&#8217; esclusa. Riteniamo che la Grecia abbia bisogno di un ulteriore aggiustamento del programma di aiuti e ne discuteremo in dettaglio</em>&#8221; al prossimo Ecofin, ha detto Junker. prima del presidente dell&#8217;Eruogruppo, il ministro delle finanze greco George Papconstantinou aveva rassicurato che alla riunione in Lussemburgo l&#8217;ipotesi di un&#8217;uscita della Grecia dal sistema euro non era stata discussa: Papaconstatinou ha aggiornato i partner europei sugli sviluppi dell&#8217;economia greca e ribadito l&#8217;impegno di Atene ad attuare il piano di Ue, Bce e Fmi.<br />
<span id="more-6983"></span><br />
<strong>La Grecia fuori dall&#8217;Euro</strong><br />
La possibilita&#8217; di un defualt della Grecia e di una sua possibile uscita dall&#8217;euro, erano stati paventati in giornata dal New York Times e dal Der Spiegel. Secondo il settimanale tedesco, che ha citato fonti vicine al governo greco, il premier George Papandreou sarebbe arrivato alla conclusione che non vi sia altra scelta che abbandonare l&#8217;euro. L&#8217;ipotesi di un ritorno della Grecia alla vecchia Dracma &#8211; tecnicamente complicatissima e che se confermata avrebbe un impatto enorme non solo per la Grecia ma per la stessa tenuta della divisa unica &#8211; e&#8217; subito &#8221;smentita categoricamente&#8221; da una fonte una fonte vicina a Papandreou e definita &#8221;totalmente fantasiosa&#8221; dal ministro delle Finanze francese Christine Lagarde. </p>
<p><strong>Tra smentite e no comment</strong><br />
Smentisce anche un portavoce della cancelliera tedesca, Angela Merkel, mentre e&#8217; &#8216;no comment&#8217; da Bce e Commissione Ue. Il quotidiano tedesco Handelsblatt parla di &#8221;notizia falsa&#8221;. Le voci rischiano di assestare un altro colpo alla Grecia all&#8217;apertura dei mercati lunedi&#8217;, con i rendimenti dei titoli di Stato ellenici gia&#8217; su livelli record. La conseguenza piu&#8217; immediata, di fronte a un debito in caduta libera, e&#8217; che si fa sempre piu&#8217; concreta una una dilazione delle rate se non un taglio in valore dei rimborsi. Il New York Times ha definito &#8221;inevitabile&#8221; la ristrutturazione.</p>
<p><strong>I rischi futuri</strong><br />
&#8221;<em>I lupi del mercato sono tornati ad ululare</em>&#8221; si legge in un lungo articolo sul quotidiano e i mega-tassi che il debito greco rende agli investitori disposti a comprarlo stanno a dimostrare che nessuno si aspetta rimborsi regolari. Il Nyt ipotizza che sulla Grecia Ue e Fmi stiano solo prendendo tempo per dare tempo alle banche di rafforzare il capitale preparandosi alla tempesta. Il rischio di aumentare a dismisura i costi e i danni futuri: una nuova Lehman Brothers di fronte alla quale &#8221;<em>l&#8217;Europa deve fare il necessario per impedire che il default distrugga il suo sistema finanziario</em>&#8221; e si propaghi. </p>
<p><strong>Il contagio e l&#8217;apertura ad altri Paesi</strong><br />
Il contagio ha colpito in pieno il Portogallo, il cui salvataggio, concesso da Ue, Fmi e Bce in cambio di un impegnativo programma di riforme, e&#8217; ora a rischio. Al consiglio Ecofin del 16 maggio servira&#8217; infatti il voto unanime dei 27 ministri, e la Finlandia potrebbe dire &#8216;no&#8217; aprendo una breccia agli altri Paesi scontenti di fornire aiuti. Il Partito di Centro, uscito sconfitto dalle recenti elezioni finlandesi, si e&#8217; ritirato dal gruppo di lavoro parlamentare incaricato di trovare sostegno per gli aiuti a Lisbona, e anticipa apertamente un &#8216;no&#8217; agli aiuti il partito populista-nazionalista dei &#8216;Veri finlandesi&#8217;, uscito rafforzato dalle elezioni di aprile.</p>
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