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	<title>Mondofinanzablog.com &#187; crisi economica Italia</title>
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	<description>Il mondo della finanza a 360 gradi</description>
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		<title>Precarietà: in Italia 7 milioni di &#8220;bamboccioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 22:10:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="archive_1"></div><script type="text/javascript">
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</script><p>Oltre sette milioni di giovani, quelli compresi tra i 18 e i 34 anni, vive ancora in casa dei genitori. All&#8217;interno di questa fascia, il 40% ha più di 25 anni mentre uno su due ha sì un&#8217;occupazione ma è precaria: è la generazione dei &#8216;milleuristi&#8217; coloro che per intero hanno assorbito il costo della crisi economica.<br />
Sono questi alcuni dei dati che emergono da un&#8217;indagine condotta dalla Cgil e dal Sunia sulla condizione abitativa dei giovani promossa per la campagna &#8216;La casa nel percorso di autonomia delle nuove generazioni&#8217;. Secondo la ricerca, la presenza dei giovani che in Italia vivono in questa &#8216;coabitazione forzata&#8217; tra genitori e figli pone il nostro Paese &#8220;<em>all&#8217;ultimo posto tra i principali Paesi europei</em>&#8221; e le motivazioni di questa costrizione, rileva lo studio del sindacato, &#8220;<em>risiedono nel livello dei canoni, per non parlare del costo delle abitazioni, e nelle condizioni precarie di lavoro che generano bassi redditi</em>&#8220;.<br />
<span id="more-7128"></span><br />
<strong>Un patto per l&#8217;abitare</strong><br />
Per questo la Cgil ritiene &#8220;<em>indispensabile rivendicare un &#8216;Patto per l&#8217;abitare&#8217;</em> &#8211; osserva Laura Mariani responsabile delle Politiche abitative per il sindacato di Corso d&#8217;Italia &#8211; <em>che sia in grado di far incontrare la domanda dei bisogni giovanili con un&#8217;offerta adeguata in modo da regolare un mercato con trasparenza</em>&#8220;.<br />
Il disagio abitativo rappresenta infatti per i giovani &#8220;<em>un vero scoglio per l&#8217;ingresso nell&#8217;età adulta</em>&#8220;. </p>
<p><strong>I milleuristi</strong><br />
Secondo l&#8217;analisi della Cgil il 60% delle persone fino a 35 anni percepisce un reddito mensile inferiore a mille euro, senza dimenticare che il tasso di disoccupazione giovanile ha toccato il 28,6%. Dati che rendono complesso il superamento delle barriere che separano i giovani dall&#8217;accesso alla casa. I canoni di affitto sono eccessivamente alti, pari a 1.020 euro per i nuovi contratti e 750 euro per i rinnovi.<br />
L&#8217;esplosione di questi due dati dimostra per il sindacato &#8220;<em>come ci sia stata negli anni una &#8216;dismissione&#8217; delle politiche abitative: gli interventi recenti, come la cedolare secca, hanno soltanto favorito i proprietari con misure di carattere fiscale senza una contropartita in termini sociali per calmierare il mercato</em>&#8220;.</p>
<p><strong>I Neet</strong><br />
Tutto ciò poi a fronte di un 30% dei giovani che non lavoro, di un 20% che non studia e non lavora (Neet &#8211; Not in Education, Employment or Training), di un 30% che ha un lavoro atipico e di un 60% che guadagna meno di 1.000 euro mensili.</p>
<p><strong>La convivenza con i genitori</strong><br />
E se le forme di coabitazione e cohuosing sono spesso le uniche possibili per affrancarsi dalla casa d&#8217;origine è il costo dell&#8217;abitazione ad essere indicato come il maggior ostacolo per il giovani (46% dei casi). Vivere in famiglia viene ormai percepito come un fatto normale sia dai giovani (55%) che dai genitori (60%), tanto che la convivenza tra genitori e figli genera frequenti discussioni solo nel 23% dei casi e sono relative soprattutto a indicatori come l&#8217;ordine e la pulizia. E&#8217; presente comunque una forte attesa rispetto alla possibilità di svincolo (88%) soprattutto per il desiderio di indipendenza economica (47%) e quello di sposarsi o andare a convivere (18%). Difatti chi dichiara di voler rimanere in famiglia, lo fa soprattutto per necessità di terminare gli studi (50%) e per la mancanza di un lavoro (25%).</p>
<p><strong>Il livello di istruzione</strong><br />
Nel dettaglio della ricerca della Cgil si nota come il livello di istruzione dei giovani &#8216;forzati&#8217; nelle case di origine sia particolarmente elevato: il 44% ha una laurea e il 50% ha un diploma. Tra le donne il 52% ha una laurea mentre tra gli uomini il 37%. Un dato, quest&#8217;ultimo, che dimostra per la Cgil &#8221;<em>come siano notevoli le difficoltà per le donne di trovare un&#8217;occupazione ma nonostante i bassi redditi e le maggiori difficoltà le ragazze tentano di uscire dalla famiglia in quota prevalente, segno di una maggiore consapevolezza di autonomia e di maggiore capacità nel riuscire ad attuare soluzioni che permettono indipendenza economica</em>&#8221;.</p>
<p><strong>Lo scivolo verso la povertà</strong><br />
Per la generazione dei &#8216;milleuristi&#8217; affrancarsi dalla famiglia è sempre più complesso. La Cgil riporta un dato di uno studio dell&#8217;università Cattolica di Milano che stima in 13-15 milioni di famiglie che nei prossimi anni disporranno di un reddito mensile di circa 1.500 euro al mese. Nuclei fatti in parte di pensionati ma soprattutto di precari che li inserisce in una sorta di &#8216;cuscinetto sociale&#8217; che rimane al di sotto della media dei redditi dei cittadini italiani e al di sopra della soglia di povertà.</p>
<p><strong>Il costo della crisi economica</strong><br />
&#8220;<em>E&#8217;</em> &#8211; commenta Mariani &#8211; <em>una sorta di primato negativo per il nostro Paese: siamo l&#8217;economia avanzata nella quale la minoranza costituita dai giovani ha pagato il prezzo più alto della recessione e continua a farlo. Statisticamente le generazioni nate fra il 1974 e il 1994 hanno assorbito per intero il costo della crisi economica</em>&#8220;. Ed è quindi proprio nell&#8217;attuale difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, spiega ancora la sindacalista, &#8220;<em>che va individuata una &#8216;risposta sociale&#8217; che crei le condizioni affinché le nuove generazioni possano intraprendere un percorso di realizzazione. Ad un lavoro con più garanzie devono affiancarsi piu&#8217; garanzie nel trovare una casa</em>&#8220;. Per questo, conclude Mariani, &#8220;<em>e&#8217; indispensabile un &#8216;Patto per l&#8217;abitare&#8217; che abbia come garanzia la costituzione di un&#8217;Agenzia per la casa in ogni Comune con uno specifico Osservatorio sui bisogni abitativi dei giovani</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il canone concordato</strong><br />
Secondo la Cgil gli interventi dovrebbero riguardare gli affitti sul mercato, con garanzie al proprietario di rientrare in possesso in tempi brevi, sicurezza nel mantenere l&#8217;abitazione in buono stato, agevolazioni fiscali; garanzia all&#8217;inquilino  di un canone concordato. Anche l&#8217;edilizia pubblica è tra i campi presi in considerazione dal sindacato che pensa a investimenti per rispondere all&#8217;emergenza abitativa dei nuclei in forte disagio (graduatorie, redditi bassi, morosità impoverimento). Infine le Social housing con maggiori finanziamenti pubblici ed incentivi, guardando alle opportunità offerte dagli immobili attribuibili agli enti locali (demaniali, confiscati) i quali potrebbero essere recuperati e destinati all&#8217;emergenza abitativa, anche dei giovani.</p>
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		<title>Confindustria delusa dal Governo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 22:10:04 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli imprenditori italiani sono delusi dal governo di Silvio Berlusconi perchè non ha in cima alla sua agenda la crescita ma &#8220;pensa ad altro&#8221;. A due giorni dai ballottaggi di Milano e Napoli, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia dice che il paese per svilupparsi ha bisogno di liberalizzazioni e meno Stato e che invece &#8220;<em>sta succedendo proprio il contrario</em>&#8220;.<br />
&#8220;<em>Non possiamo nascondere la nostra delusione. Occorrono interventi più incisivi soprattutto sulle infrastrutture e sul fisco</em>&#8220;, ha detto la Marcegaglia, giunta alla sua ultima assemblea.<br />
&#8220;<em>Il mito da sfatare è che l&#8217;Italia vada in fondo bene e che dunque gli imprenditori devono piantarla di lamentarsi&#8230; La verità è che l&#8217;agenda nazionale non riesce a fare della crescita il suo primo argomento all&#8217;ordine del giorno perchè la politica pensa ad altro</em>&#8220;.<br />
<span id="more-7110"></span><br />
<strong>Lo sgambetto della Marcegaglia</strong><br />
Marcegaglia, a capo di oltre 145.000 imprenditori che danno occupazione a 5,5 milioni di persone, non risparmia un accenno al cruciale appuntamento politico di domenica e lunedì che potrebbe determinare la fine della leadership incontrastata di Berlusconi in Italia.<br />
Osserva che &#8220;<em>se le difficoltà della maggioranza sono evidenti nel giudizio popolare, non per questo possiamo tacere che l&#8217;opposizione, tra spinte antagoniste e frammentazioni, è ancora incapace di esprimere un disegno riformista</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il ruolo di Luca Cordero di Montezemolo</strong><br />
Ecco allora che dalle fila degli imprenditori potrebbe arrivare una terza opzione, forse la più volte ventilata e mai confermata discesa in campo dell&#8217;ex presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.<br />
&#8220;<em>In un momento così noi saremo pronti a batterci per l&#8217;Italia, anche fuori dalle nostre imprese, con tutta la nostra energia, con tutta la nostra passione, con tutto il nostro coraggio</em>&#8220;.<br />
Il rischio di un paese senza sviluppo economico e crescita è che &#8220;<em>alzi la testa il populismo e vengano messi in discussione i fondamenti stessi della democrazia</em>&#8220;, ha avvertito Marcegaglia alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano.</p>
<p>Fonte: Reuters</p>
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		<title>Fincantieri: prosegue la protesta contro il nuovo piano industriale</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 09:13:16 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Proseguono le proteste dei lavoratori di Fincantieri contro il nuovo piano industriale. Un nuovo presidio è stato organizzato ieri all&#8217;interno del Comune di Castellammare. Contestualmente, i lavoratori sono andati a occupare la stazione della Circumvesuviana della città stabiese con un presidio nell&#8217;adiacente Viale Europa.<br />
Il sindaco della cittadina, Luigi Bobbio, ha chiesto al prefetto di &#8220;<em>ripristinare e garantire l&#8217;ordine pubblico e il rispetto delle leggi</em>&#8220;. &#8220;<em>Fin dai primi momenti della protesta conseguita alla presentazione del piano industriale del Gruppo Fincantieri lo scorso 23 maggio a Roma, le Forze dell&#8217;ordine presidiano con un contingente di uomini raddoppiato il territorio di Castellammare di Stabia</em>&#8220;, dichiara la Prefettura di Napoli dal canto suo.</p>
<p><strong>I blocchi a Palermo</strong><br />
La protesta è esplosa ieri mattina anche tra gli operai di Fincantieri a Palermo. Dopo l&#8217;assemblea alle 8 e un corteo in via Notarbartolo fino alla sede dell&#8217;assessorato regionale Infrastrutture, circa seicento operai hanno bloccato tutti gli accessi della circonvallazione all&#8217;altezza dell&#8217;ex Motel Agip. Il corteo alle 12 è partito in direzione della Prefettura, attraverso le vie Terrasanta e La Farina e tutto il centro.<br />
<span id="more-7104"></span><br />
<strong>Lo sciopero a Porto Marghera</strong><br />
Assemblea e sciopero di due ore questa mattina nella sala mensa Fincantieri di Porto Marghera. Il locale era stracolmo non solo per la massiccia presenza dei dipendenti diretti del cantiere, ma anche di quelli delle imprese d&#8217;appalto, tutti fortemente preoccupati. Lo stabilimento di Marghera occupa 1.085 dipendenti ormai addetti solo alla costruzione di parte dello scafo e a funzioni amministrative e gestionali.</p>
<p><strong>Le rassicurazioni di Paolo Romani</strong><br />
Parole rassicuranti sono arrivate dal ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani. &#8221;<em>Fino a quando non saranno attuati impegni concreti e condivisi di riconversione delle strutture interessate maggiormente alla crisi non ci sarà da parte nostra alcun avallo a licenziamenti o tagli dell&#8217;occupazione</em>&#8221;, mette in chiaro il titolare del dicastero di Via Veneto. &#8221;<em>Parliamo di una crisi di ordini, non di qualità o di scarsa affidabilità dei lavoratori</em>&#8221;, spiega Romani assicurando che che il Governo &#8221;<em>non è mai stato con le mani in mano&#8217;</em>&#8216;. Quanto alle possibili linee di intervento, &#8221;<em>da approfondire</em>&#8221; è quella di puntare &#8221;<em>alla specificità della collocazione geografica dei cantieri italiani&#8217;</em>&#8216;, ognuno con una missione produttiva. Romani, in un&#8217;altra intervista, riferisce che sulla base dei piani visti &#8221;<em>non si è mai avuta la sensazione che si parlasse della chiusura di Sestri</em>&#8221;.</p>
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		<title>Agenzie di rating: S&amp;P minaccia di tagliare il rating dell&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 13:53:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Inizio di settimana in rosso per le borse europee su cui pesano la sconfitta elettorale dei socialisti in Spagna e l&#8217; avvertimento di Standard &#038; Poor&#8217;s all&#8217;Italia sul possibile taglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/05/Agenzie-di-rating-SP-minaccia-di-tagliare-il-rating-dellItalia.jpg?9f281a" alt="Agenzie-di-rating-SP-minaccia-di-tagliare-il-rating-dellItalia" class="left"/>Inizio di settimana in rosso per le borse europee su cui pesano la sconfitta elettorale dei socialisti in Spagna e l&#8217; avvertimento di Standard &#038; Poor&#8217;s all&#8217;Italia sul possibile taglio del rating. Stamani tuttavia l&#8217;agenzia di rating Fitch ha comunicato che non intende variare ne&#8217; i suoi giudizi ne&#8217; le prospettive sul merito di credito, che rimangono stabili.</p>
<p><strong>La replica di Tremonti</strong><br />
&#8220;<em>Non c&#8217;e&#8217; indicazione</em> -dice l&#8217;agenzia- <em>che il governo non riesca a centrare gli obiettivi di stabilizzazione delle finanze pubbliche</em>&#8221; e per il Commissario europeo agli Affari economici Rehn la crescita italiana e&#8217; relativamente solida e il Paese e&#8217; sul sentiero stabilito per rispettare gli obiettivi di deficit. Rassicura il ministro Tremonti, secondo il quale &#8220;<em>Abbiamo tenuto e ci sono tutte le basi per continuare a tenere</em>&#8220;.</p>
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		<title>Primo maggio: è sciopero a Milano per l&#8217;apertura dei negozi</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 13:14:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; ufficiale: i sindacati di categoria del commercio di Milano &#8211; Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil e Fisascat-Cisl &#8211; hanno proclamato lo sciopero per l&#8217;intera giornata (come avvenuto a Firenze e poi in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; ufficiale: i sindacati di categoria del commercio di Milano &#8211; Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil e Fisascat-Cisl &#8211; hanno proclamato lo sciopero per l&#8217;intera giornata (come avvenuto a Firenze e poi in Toscana) contro la deroga per l&#8217;apertura di tutte le attivita&#8217; di vendita nella giornata del Primo Maggio, concessa, fra le polemiche, dal Comune del capoluogo lombardo. E annunciano, per domani &#8211; dalle 10 alle 12 &#8211; un presidio di protesta davanti all&#8217;assessorato competente, in via Larga, 12.</p>
<p><strong>La chiusura dei negozi per il primo maggio</strong><br />
Il Comune &#8221;<em>con quattro giorni di preavviso</em> &#8211; viene sottolineato in una nota &#8211; <em>cambia una decisione presa a novembre 2010, quando il tavolo di consultazione previsto dalla legge regionale aveva visto d&#8217;accordo tutte le parti coinvolte, comprese Federdistribuzione e Unione del Commercio, nel confermare la chiusura dei negozi per il primo maggio a fronte della possibilita&#8217; di tenere aperto la domenica successiva</em>&#8221;. &#8221;<em>Alla luce della nuova delibera le aperture domenicali nel mese di maggio saranno tre (l&#8217;1, l&#8217;8 e il 15) perche&#8217; il Primo Maggio</em> &#8211; viene fatto notare &#8211; <em>e&#8217; stato scambiato con il 2 ottobre, ferma restando la possibilita&#8217; di tenere aperto tutte le domeniche per i negozi del centro storico</em>&#8221;.<br />
<span id="more-6916"></span><br />
<strong>La Festa del Lavoro</strong><br />
&#8221;<em>L&#8217;eccezione</em> &#8211; concludono i sindacati &#8211; <em>ormai e&#8217; rappresentata dalla eventuale chiusura nei giorni festivi e non il contrario e noi riteniamo che la Festa del Lavoro possa meritare questa eccezione. Filcams, Fisascat e Uiltucs ritengono la decisione del Comune un atto grave, arrogante e sbagliato, uno sfregio alla Festa del Lavoro e alle lavoratrici e ai lavoratori del settore</em>&#8221;. </p>
<p><strong>Il primo maggio</strong><br />
Il Primo Maggio al lavoro non solo divide l&#8217;Italia, ma per la prima volta la Festa vedra&#8217; uno sciopero. Proprio &#8211; paradossalmente &#8211; nel giorno in cui si celebra il valore del Lavoro. A Milano, infatti, i sindacati hanno annunciato che incroceranno le braccia, se il Comune non fara&#8217; marcia indietro sull&#8217;apertura dei negozi. Che, pero&#8217;, tira dritto: &#8221;<em>Se questa e&#8217; la liberta&#8217; della sinistra, in questa citta&#8217; non siamo messi bene</em>&#8221;, ha detto il Primo Cittadino, Letizia Moratti, sottolineando il momento di crisi economica. &#8221;<em>Finalmente se ne e&#8217; accorta</em>&#8221;, ha replicato la Cgil, aggiungendo: &#8221;<em>Peccato che la montagna abbia partorito un topolino</em>&#8221;.</p>
<p><strong>La polemica tra Renzi e Camusso a Firenze</strong><br />
A Firenze contro l&#8217;ordinanza del sindaco, Matteo Rienzi, la risposta e&#8217; gia&#8217; arrivata da parte delle sigle confederali che hanno deciso lo sciopero delle commesse nella citta&#8217; e che minacciano anche loro uno stop regionale. La decisione di Palazzo Vecchio ha scatenato l&#8217;aspra polemica tra Rienzi e la leader Cgil, Susanna Camusso, convinta che &#8221;<em>i valori non si monetizzano</em>&#8221;, con la presa di posizione del segretario Cisl, Raffaele Bonanni, secondo il quale sindaci, sindacati e imprese devono trovare accordi sul territorio.</p>
<p><strong>Negozi aperti il Primo Maggio: Dove</strong><br />
Dunque, molti negozi resteranno aperti, in particolare nei centri storici. Lo saranno a Roma, dove al tradizionale &#8216;concertone&#8217; a San Giovanni si aggiunge la beatificazione di Giovanni Paolo II (che portera&#8217; nella Capitale un milione di persone, secondo stime della prefettura); cosi&#8217; come si potranno alzare le saracinesche a Firenze, a Milano, a Torino e a Cagliari. A Napoli, invece, l&#8217;emergenza rifiuti potrebbe spingere i commercianti a lasciarle abbassate. Saracinesche che resteranno giu&#8217; anche a Perugia, Bari e Potenza.<br />
Un po&#8217; di calcoli li ha fatti la Camera di Commercio di Monza e Brianza: un Primo Maggio con i negozi aperti potrebbe valere, tra shopping e indotto, quasi 30 milioni di euro nei soli centri storici di Milano e Monza, Firenze e Torino.</p>
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		<title>Recessione: per Bankitalia stiamo uscendo troppo lentamente</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 07:44:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sul fronte della crisi economica arriva un nuovo monito dalla Banca d&#8217;Italia. &#8221;Stiamo uscendo dalla recessione lentamente: secondo le previsioni del Documento di Economia e finanza solo nel 2014 il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/04/Recessione-per-Bankitalia-stiamo-uscendo-troppo-lentamente.jpg?9f281a" alt="Recessione-per-Bankitalia-stiamo-uscendo-troppo-lentamente" class="left"/>Sul fronte della crisi economica arriva un nuovo monito dalla Banca d&#8217;Italia. &#8221;<em>Stiamo uscendo dalla recessione lentamente: secondo le previsioni del Documento di Economia e finanza solo nel 2014 il pil tornera&#8217; sul livello del 2007. In termini di prodotto pro capite, il recupero del livello pre-crisi sara&#8217; ancora piu&#8217; lento</em>&#8221;. Ad affermarlo, in apertura dei lavori del Convegno svolto a Palazzo Koch &#8216;Europa 2020: quali riforme strutturali per l&#8217;Italia?&#8217;, e&#8217; il Governatore della Banca d&#8217;Italia, Mario Draghi. Interrogarsi sul nostro potenziale di crescita, aggiunge, &#8221;<em>non e&#8217; un esercizio retorico, e&#8217; una riflessione sul futuro del nostro Paese, sulle prospettive delle generazioni ora piu&#8217; giovani</em>&#8221;.<br />
<span id="more-6894"></span><br />
<strong>La crescita che non c&#8217;é</strong><br />
&#8220;<em>L&#8217;occasione</em> &#8211; prosegue &#8211; <em>ci e&#8217; offerta, ancora una volta, dall&#8217;Europa. Sarebbe sbagliato ritenere che la questione della crescita sia solo italiana: e&#8217; da noi piu&#8217; grave, ma riguarda in misura diversa tutti i nostri partner comunitari. La Commissione europea ci esorta, con la nuova strategia Europa 2020, a perseguire &#8220;una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Sull&#8217;orlo del regresso</strong><br />
Una situazione, dunque, per Draghi che crea preoccupazione. La stessa che il Governatore si trovo&#8217; ad esprimere cinque anni fa, nelle sue prime Considerazioni finali. &#8220;<em>Una crescita stenta alla lunga spegne il talento innovativo di un&#8217;economia</em> &#8211; dice usando le stesse parole- <em>deprime le aspirazioni; prelude al regresso; preoccupa particolarmente in un Paese come il nostro, su cui pesano un&#8217;evoluzione demografica sfavorevole e un alto debito pubblico</em>&#8220;. Preoccupazioni &#8220;accentuate&#8221; dalla grande recessione mondiale che &#8220;<em>ha impresso un&#8217;accelerazione a dinamiche globali che gia&#8217; avevano intaccato il primato delle economie avanzate, ha provocato un deterioramento delle finanze pubbliche che ha tolto spazio di manovra ai governi</em>&#8220;.</p>
<p><strong>I danni della crisi</strong><br />
&#8221;<em>Nel biennio 2008-09 la crisi ci ha tolto 6,5 punti di pil; mentre gli altri paesi dell&#8217;area ne perdevano 3,5. Il divario fra l&#8217;Italia e gli altri paesi perdura nella fase di ripresa</em>&#8221; sottolinea ancora Draghi. Questi dati, spiega il governatore di Bankitalia, &#8221;<em>esprimono sinteticamente la difficolta&#8217; delle imprese italiane a essere competitive, dei responsabili della politica economica ad attuare strategie di modernizzazione del Paese, degli stessi economisti a orientare le proprie ricerche e a comunicarne al pubblico i risultati</em>&#8221;.<br />
Secondo Draghi, &#8216;<em>&#8216;una maggiore competitivita&#8217; del sistema produttivo non puo&#8217; essere ottenuta con sostegni e difese dalla concorrenza: richiede un&#8217;attenta regolamentazione pro-competitiva dei mercati, ben disegnata e sorvegliata da regolatori indipendenti</em>&#8221;.</p>
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		<title>Attacchi a Giulio Tremonti: il ministro dell&#8217;economia nel mirino</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 06:41:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come se non bastassero le fibrillazioni dentro il Pdl, caratterizzate dalle tensioni fra ex azzurri ed ex aennini, il pressing dei Responsabili, i malumori della Lega, nella maggioranza scoppia ora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/04/Attacchi-a-Giulio-Tremonti-il-ministro-delleconomia-nel-mirino.jpg?9f281a" alt="Attacchi-a-Giulio-Tremonti-il-ministro-delleconomia-nel-mirino" class="left"/>Come se non bastassero le fibrillazioni dentro il Pdl, caratterizzate dalle tensioni fra ex azzurri ed ex aennini, il pressing dei Responsabili, i malumori della Lega, nella maggioranza scoppia ora la &#8216;grana&#8217; Giulio Tremonti.<br />
A far scattare la scintilla ci ha pensato Giancarlo Galan che in una intervista concessa a &#8216;Il Giornale&#8217; ha sparato ad alzo zero contro il ministro dell&#8217;Economia, reo a suo giudizio di aver abbandonato la strada del liberismo per sposare la causa del rigore sacrificando il sogno di ridurre le tasse. E&#8217; quanto basta per far andare su tutte le furie il titolare del Tesoro che ottiene prima le rassicurazioni del presidente del Consiglio con una nota in cui viene confermato il pieno sostegno alla politica del rigore di Via XX Settembre.<br />
<span id="more-6891"></span><br />
<strong>Il faccia a faccia con Berlusconi</strong><br />
Poi, in serata, si reca a Palazzo Grazioli per un lungo faccia a faccia con il Cavaliere dove ottiene, arrivando a minacciare le dimissioni (si racconta in ambienti del Pdl), ancora nuove rassicurazioni dal premier che oltretutto si dissocia dalla sortita di Galan. Una presa di posizione che avrebbe convinto Tremonti quale avrebbe lasciato palazzo Grazioli rasserenato. Il neoministro dei Beni culturali aveva spiegato nell&#8217;intervista al Giornale che bisogna &#8220;<em>arginare lo spettro di Giulio Tremonti che aleggia su qualunque decisione del governo</em>&#8220;, perché se è vero che il ministro dell&#8217;Economia ha il merito di aver &#8216;salvato&#8217; l&#8217;Italia dalla &#8220;<em>fine della Grecia, fra due anni non possiamo certo fare la campagna elettorale su un argomento simile. Traduzione: con Tremonti si perdono le elezioni</em>&#8220;. </p>
<p><strong>Il caso Tremonti</strong><br />
A far scalpore, sopratutto nel Pdl, non è solo il fatto che Galan sia un berlusconiano della prima ora, cresciuto dentro Publitalia e presente a fianco del leader sin dalla prima ora, ma anche lo spazio che il quotidiano della famiglia Berlusconi ha dato all&#8217;intervista (apertura di prima pagina dal titolo emblematico &#8220;Scoppia il caso Tremonti&#8221;), per non parlare dell&#8217;editoriale che la accompagna in cui Alessandro Sallusti non lesina critiche al titolare di via XX settembre. Indizi sufficienti, per qualcuno, a far scorgere dietro l&#8217;iniziativa l&#8217;ombra del Cavaliere. </p>
<p><strong>La politica del rigore</strong><br />
Lo stesso Tremonti, racconta chi lo conosce bene, ci avrebbe visto lo zampino del premier, tanto da chiederne conto direttamente a lui prima telefonicamente poi di persona e pretendendo una repentina sconfessione di Galan. Presa di distanza che arriva, appunto, nel primo pomeriggio con una nota molto netta diffusa da palazzo Chigi, in cui Berlusconi &#8220;<em>ribadisce il suo pieno sostegno all&#8217;azione</em>&#8221; di Tremonti, sottolineando che si tratta di una politica economica &#8220;<em>condivisa e approvata dal Cdm</em>&#8221; grazie alla quale si è potuto garantire la tenuta del bilancio, la sicurezza del risparmio e la coesione sociale. Linea che, conclude la nota facendo tramontare le speranze di chi chiede una inversione di rotta, &#8220;<em>deve essere mantenuta in un contesto di permanenti turbolenze finanziarie nel mondo</em>&#8220;. Sia come sia, nel partito in molti si aspettano uno show down. &#8220;<em>Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine</em>&#8220;, ragiona un fedelissimo del Cavaliere che vede nel rapporto fra il presidente del Consiglio e professore il vero snodo della legislatura. Ma se tutti concordano sul fatto che un &#8216;caso Tremonti&#8217; esiste, le letture divergono. </p>
<p><strong>Non è il momento di fare polemiche</strong><br />
I &#8216;buonisti&#8217; sostengono che il &#8220;mandante&#8221; dell&#8217;operazione Galan vada cercato a via dell&#8217;Umiltà e cioé nel partito, non a Grazioli. E sostengono che a voler azzoppare il &#8220;potente Giulio&#8221; (espressione di un dirigente del Pdl) siano ministri e dirigenti, anche per trovare un capro espiatorio ad una eventuale sconfitta alle amministrative. E&#8217; la stesse corrente di pensiero che descrive un Berlusconi irritato con Galan perché alla vigilia del voto &#8220;<em>non è il momento di fare polemiche</em>&#8220;. </p>
<p><strong>L&#8217;oppressione fiscale in Italia</strong><br />
Tra l&#8217;altro, sottolineano le stesse fonti, proprio ieri Tremonti ha riconosciuto l&#8217;eccessiva &#8220;oppressione fiscale&#8221; nel Paese, ribadendo di voler riformare il sistema. Proprio quello che chiede Berlusconi in vista delle prossime politiche. L&#8217;altra lettura, opposta, vede una netta contrapposizione fra premier e ministro. Con il primo che, sospettoso del legame del secondo con la Lega e delle sue ambizioni personali, ha voluto mandare un messaggio preciso: così rischi di avere tutti contro. Possibile anche che la verità stia nel mezzo: Berlusconi da una parte approva lo &#8216;scappellotto&#8217; a Tremonti, dall&#8217;altra lo difende. Anche perché, ragiona un esponente pidiellino, a lui conviene avere un ministro che sa dire dei &#8216;no&#8217; e che tiene a bada la speculazione. A condizione che Tremonti non diventi un ostacolo sulla strada del consenso popolare. Perché, spiega un altro stretto consigliere del premier, &#8220;<em>se il ministro non si metterà in riga allora lo scontro sarà inevitabile</em>&#8220;.</p>
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		<title>Tremonti: basta con l&#8217;oppressione fiscale in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 07:57:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I controlli fiscali, gli accessi e le visite alle imprese &#8220;é eccessivo con costi come tempo perso, stress, e occasioni di corruzione. Un&#8217;oppressione fiscale che dobbiamo interrompere&#8220;. Lo dice il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/04/Tremonti-basta-con-loppressione-fiscale-in-Italia.jpg?9f281a" alt="Tremonti-basta-con-loppressione-fiscale-in-Italia" class="left"/>I controlli fiscali, gli accessi e le visite alle imprese &#8220;<em>é eccessivo con costi come tempo perso, stress, e occasioni di corruzione. Un&#8217;oppressione fiscale che dobbiamo interrompere</em>&#8220;. Lo dice il ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti. &#8220;<em>La proposta, ma deve essere equilibrata,</em> &#8211; aggiunge Tremonti &#8211; <em>non può essere del tipo della 626 (legge sulla sicurezza sul lavoro), ma potremmo immaginare una qualche tipo di concentrazione, salve esigenze di controllo erariale e ridurre il continuo controllo sulle imprese. Ne va via uno, e dopo un po&#8217; arriva il vigile urbano. Ci abbiamo già iniziato a lavorare. Fermo discorso sicurezza lavoro. Serve o un coordinamento dall&#8217;alto o un diritto dal basso: il diritto di dire &#8216;non mi rompere piu&#8217; di tanto…&#8217;</em>&#8220;.<br />
&#8220;<em>Dobbiamo e possiamo fare di più ma non ignorare quello che siamo: abbiamo qualche numero in più su tutto</em>&#8220;. Lo ha detto Tremonti rispondendo alle domande dei deputati sulle iniziative per la crescita adottate anche da altri paesi.<br />
<span id="more-6882"></span><br />
<strong>Le norme anti Opa</strong><br />
&#8220;<em>Credo che la migliore difesa è l&#8217;attacco</em>&#8220;. Lo ha detto il ministro dell&#8217;Economia in audizione alla commissione Finanze della Camera sul decreto che riguarda le assemblee societarie. Anche se il ministro ha precisato di aver <em>&#8220;difficoltà adesso a parlare di questi temi con questo metodo di informazione e tra l&#8217;altro con la borsa aperta</em>&#8220;. &#8220;<em>Il problema dell&#8217;economia di questo paese</em> &#8211; ha aggiunto Tremonti &#8211; <em>non è difendere ma sviluppare. Cerchiamo di essere pratici: il 95% del Pil è fatto da imprese con meno di 15 addetti. E al vertice ci sono poche società quotate alcune bloccate per struttura societaria. Ma il numero di quotate è sceso. Dobbiamo far crescere l&#8217;economia nella sua dimensione: non vuol dire che dobbiamo ingratitudine a milioni di piccoli imprenditori che fanno la nostra economia. Siamo la seconda manifattura del mondo e gli ideologi che hanno sostenuto il contrario ora &#8216;risalgono le valli&#8217;. Se cresce la dimensione mercati deve anche crescere quella imprenditoriale</em>&#8220;. Il piano nazionale sulle riforme &#8220;<em>contiene ipotesi che saranno presto oggetto di un decreto legge che saranno relative a opere pubbliche, edilizia abitativa, turismo e ricerche scientifica</em>&#8220;, ha agginto Tremonti. Il ministro dell&#8217;Economia lamenta: &#8220;non ho ricevuto grandi proposte. Mi è stato detto che il Pd ha lavorato a un documento. In effetti conosco quel documento, e per usare una parafrasi diplomatico-eufemistica credo che il &#8216;lifetime&#8217; all&#8217;Eurostat di quel documento non superi i 10 minuti&#8221;. Lo ha detto il ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti, in audizione alla commissione Finanze della Camera sul decreto che riguarda le assemblee societarie.</p>
<p><strong>Le misure dal 2013</strong><br />
&#8221;<em>Le misure concrete da attuare nel biennio 2013-2014 per conseguire il pareggio di bilancio</em>&#8221; devono essere definite &#8221;<em>gia&#8217; a settembre&#8221; come prevedono le nuove regole di bilancio. E&#8217; quanto afferma il vicedirettore generale della Banca d&#8217;Italia Ignazio Visco nell&#8217;audizione alle commissioni riunite di camera e Senato sul Def. Secondo Visco, questo &#8221;potra&#8217; ancorare ulteriormente le aspettative degli operatori, esercitando un&#8217;azione di contenimento sui rendimenti dei titoli pubblici</em>&#8221;. I programmi di &#8221;<em>consolidamento della finanze pubbliche presentati</em>&#8221; nel Def &#8221;<em>sono ambiziosi</em>&#8221; e &#8221;<em>il ruolo determinante</em>&#8221; lo svolgera&#8217; &#8221;<em>il contenimento della dinamica della spesa</em>&#8221;. ha detto il vicedirettore generale della Banca d&#8217;Italia Ignazio Visco. Un rafforzamento del potenziale di crescita dell&#8217;economia da parte delle politiche pubbliche puo&#8217; essere utile &#8221;<em>per contenere i costi sociali e l&#8217;impatto sul sistema produttivo dell&#8217;aggiustamento di bilancio</em>&#8221; sottolinea  Visco indicando la necessita&#8217; di elevare &#8221;<em>la competitivita&#8217; delle imprese, la produttivita&#8217; e l&#8217;occupazione, migliorando la qualita&#8217; dei servizi pubblici e della regolamentazione</em>&#8221;.</p>
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		<title>Spesa pubblica: in Italia scende il deficit ma sale il debito, l&#8217;allarme Fmi</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 07:57:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Restano rischi sulla sostenibilità dei conti pubblici nelle economie avanzate, a fronte di debito e spesa pubblica ancora alti. E&#8217; questa la fotografia scattata nell&#8217;ultimo Fiscal Monitor Report del Fondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2011/04/Spesa-pubblica-in-Italia-scende-il-deficit-ma-sale-il-debito-lallarme-Fmi.jpg?9f281a" alt="Spesa-pubblica-in-Italia-scende-il-deficit-ma-sale-il-debito-lallarme-Fmi" class="left"/>Restano rischi sulla sostenibilità dei conti pubblici nelle economie avanzate, a fronte di debito e spesa pubblica ancora alti. E&#8217; questa la fotografia scattata nell&#8217;ultimo Fiscal Monitor Report del Fondo monetario internazionale.<br />
&#8220;<em>Restano rischi elevati sulla sostenibilità di bilancio, in quanto sui progressi di alcune regioni hanno inciso i ritardi nel consolidamento di bilancio di altre aree</em>&#8221; si legge nel testo. Il disavanzo dei paesi industrializzati nel 2011 dovrebbe attestarsi al 7,1%, nel 2012 al 5,2%. &#8220;<em>I deficit restano alti, e il debito pubblico dovrebbe sforare il tetto del 100%, per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, mentre la spesa raggiungerà livelli record</em>&#8220;, aggiunge l&#8217;Fmi.<br />
<span id="more-6828"></span><br />
<strong>Deficit e debito</strong><br />
&#8220;<em>La maggior parte delle economie industrializzate ha ridotto il deficit quest&#8217;anno, ma negli Usa l&#8217;aggiustamento è in sospeso, mentre in Giappone è stato posticipato già prima che si verificasse il sisma che comporta costi finanziari addizionali</em>&#8220;. Quanto al debito &#8220;<em>continua a crescere nella maggior parte dei paesi industrializzati, e le necessità di finanziamento sono a livelli storicamente alti</em>&#8220;. &#8220;<em>E&#8217; dunque essenziale ridurre il debito nel medio termin</em>e&#8221; afferma l&#8217;Fmi, sottolineando che &#8220;<em>sono necessari progressi sul fronte delle riforme strutturali per rafforzare la crescita e l&#8217;equità sociale</em>&#8220;.<br />
Il dito è puntato contro gli aumenti della spesa pubblica, sanità e pensioni in primis. &#8220;<em>La pressione della spesa pubblica, che è rimasta ampiamente immutata, resta significativa</em>&#8220;, afferma l&#8217;Fmi. Il tutto a fronte di riforme &#8220;limitate&#8221;. &#8220;<em>In particolare l&#8217;aumento della spesa sanitaria resta un rischio per la sostenibilità finanziaria, visto che incide a lungo sul debito</em>&#8220;.</p>
<p><strong>I mercati finanziari</strong><br />
Quanto ai mercati finanziari, &#8220;<em>sebbene le condizioni dei mercati siano adesso favorevoli per molti, i mercati in passato hanno hanno reagito tardi e male deteriorando le condizioni di bilancio</em>&#8220;.<br />
In Italia, spiega l&#8217;Fmi, come nelle principali economie europee &#8220;<em>scende il deficit ma sale il debito</em>&#8220;. </p>
<p><strong>Il deficit</strong><br />
L&#8217;Fmi conferma poi le stime diffuse ieri sempre dal Fondo di un deficit al 4,3% nel 2011 e al 3,5% nel 2012. In generale nella zona euro il disavanzo nel 2011 dovrebbe attestarsi al 4,4% per poi scendere al 3,6% nel 2012. Il deficit ha imboccato un percorso in discesa ma &#8220;n<em>el 2016 è previsto comunque attestarsi a livelli superiori a quelli prima della crisi, seppur di poco</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il debito</strong><br />
Quanto all&#8217;andamento del debito che nel 2010 si è attestato al 119%. Secondo il Fiscal Monitor Report per raggiungere l&#8217;obiettivo di un rapporto con il Pil al 60% entro il 2020 l&#8217;Italia avrà bisogno di una correzione del 3,2%. Un aggiustamento inferiore a quello necessario per Usa e Giappone (tra l&#8217;11 e oltre 13%), Francia, Spagna e Gran Bretagna di uno sforzo compreso tra il 5% e il 10%, mentre Germania, Canada e appunto Italia potranno limitarsi a una correzione compresa tra il 3 e il 4%. Tra i Paesi europei messi in ginocchio dalla crisi, al Portogallo viene richiesto un intervento di circa il 6%, mentre Grecia e Irlanda dovranno spingersi oltre il 10%.<br />
I conti pubblici italiani, aggiunge infine l&#8217;Fmi, si &#8220;<em>sono deteriorati in misura minore rispetto ad altri paesi</em>&#8220;. Il debito resta alto, osserva, &#8220;<em>ma il deterioramento non è così accentuato</em>&#8220;. I target di bilancio &#8220;<em>sono più o meno appropriati</em>&#8221; ha proseguito, spiegando che il deficit 2010 è stato &#8216;più basso&#8217; delle previsioni, favorendo &#8220;<em>un miglioramento dei conti pubblici</em>&#8220;.</p>
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		<title>Gli imprenditori mai così soli, parola di Emma Marcegaglia</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 07:43:33 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Mai come in questo momento gli imprenditori si sentono soli. In un Paese che stenta sempre di più a crescere mentre l&#8217;Europa si divide sempre di più sul rigore, fra pochi Paesi forti e molti a rischio</em>&#8220;. Sono le parole con cui il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, apre il suo videomessaggio che presenta l&#8217;assise generale in programma a Bergamo il 7 maggio, pubblicato sul sito dell&#8217;associazione.<br />
L&#8217;appuntamento di Bergamo, &#8221;<em>è un grande momento di mobilitazione</em>&#8221;, spiega Marcegaglia. Si tratta, sottolinea la leader degli industriali, di un&#8217;iniziativa &#8221;<em>per consentire a tutti voi di esprimervi con grande chiarezza e libertà su tutti i maggiori temi: l&#8217;impresa, le relazioni industriali, il fisco, la scuola, la produttività, le infrastrutture, il welfare, il mezzogiorno, la ricerca e l&#8217;innovazione</em>&#8221;.<br />
<span id="more-6813"></span><br />
<strong>Imprenditori a raccolta</strong><br />
Per il presidente di Confindustria, che invita gli imprenditori italiani a &#8221;<em>partecipare con forza e determinazione a questa grande occasione di libertà</em>&#8221;, le assise generali saranno l&#8217;occasione per &#8221;<em>ogni singolo imprenditore di dire la sua</em>&#8221; e di individuare insieme &#8221;<em>direttamente le vere priorità&#8217;</em>&#8216; per il paese. &#8221;<em>E&#8217; una grande occasione</em> &#8211; sottolinea Marcegaglia &#8211; <em>per decidere tutti insieme l&#8217;Italia che vogliamo: uniamo le nostre voci e uniamo le nostre intelligenze, uniamo le nostre esperienze e le nostre passioni. Non è più il momento di scaricare sugli altri le colpe. L&#8217;Italia di oggi è già un paese troppo diviso</em>&#8221;.</p>
<p><strong>La capacità di creare lavoro</strong><br />
Dall&#8217;impresa, aggiunge, &#8221;<em>può e deve venire un esempio per tutti: un esempio di come liberamente si possa convergere su poche scelte chiare e di priorità condivisa per ridare all&#8217;impresa la capacità di crescere, la capacità di creare lavoro coesione sociale e proiezione nel mondo</em>&#8221;. L&#8217;appuntamento, quindi, conclude Marcegaglia, è fissato a Bergamo il 7 maggio: &#8221;<em>Facciamo sentire forte la nostra voce per dare al paese un messaggio chiaro e preciso sulle cose da fare: decidiamo insieme l&#8217;Italia da fare</em>&#8221;.</p>
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