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	<title>Mondofinanzablog.com &#187; Finanza e Mercati</title>
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	<description>Il mondo della finanza a 360 gradi</description>
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		<title>IPO di Facebook, un jackpot miliardario</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 12:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;IPO di Facebook renderà miliardari. Gli investitori della prima ora, come il fondo Accel Partners, raccoglieranno fino a 800 volte il loro investimento iniziale, in occasione dello sbarco di Facebook [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="archive_1"></div><script type="text/javascript">
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</script><p><img class="alignleft size-medium wp-image-9037" title="facebook1" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/facebook1-300x200.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="200" />L&#8217;<strong>IPO</strong> di <strong>Facebook</strong> renderà miliardari. Gli investitori della prima ora, come il fondo Accel Partners, raccoglieranno fino a 800 volte il loro investimento iniziale, in occasione dello sbarco di Facebook in <strong>Borsa</strong>. Un evento senza precedenti nella storia del capitale di rischio.</p>
<p>Non solo tra i dipendenti del <strong>social network</strong>, tra cui figura, in primo luogo, il capo del gruppo, <strong>Mark Zuckerberg</strong>. Ma anche in seno alla comunità degli investitori della prima ora, vale a dire le società di capitali di rischio che hanno creduto nel progetto del giovane studente di Harvard al 2005, ovvero un anno dopo la fondazione di Facebook. Sette anni fa, il fondo americano <strong>Accel Partners</strong> aveva investito $ 12,7 milioni nel social network. All&#8217;epoca, Facebook valeva solo 100 milioni di dollari. Oggi, sulla base di una valutazione di Facebook stimata tra i 75 e i 100 miliardi di <strong>dollari</strong>, la quota dell&#8217;11,4% di Accel Partners nel capitale vale quasi &#8230; dieci miliardi di euro. Quasi 800 volte l&#8217;investimento iniziale! <span id="more-9036"></span>Come Accel Partners, i fondi americani <strong>Greylock Partners</strong> e <strong>Meritech Capital Partners</strong> i <strong>fondi</strong> degli <strong>Stati Uniti</strong> possono sfregarsi le mani. Ciascuno di loro aveva messo 12,5 milioni di dollari in Facebook, nel 2006. In un anno, la valorizzazione del gruppo era già quintuplicato, ma era ancora &#8220;solo&#8221; pari a $ 500 milioni. Oggi? Il valore delle partecipazioni di Greylock e Meritech si avvicina ai due miliardi di dollari, ovvero un fattore di moltiplicazione equivalente a 176 in meno di sei anni &#8230; Anche Digital Sky Technologies (DST), fiutando l&#8217;affare, aveva avuto una buona intuizione. Il fondo russo aveva investito 200 milioni di dollari nel gruppo di Zuckerberg, nel 2009. La quota del 5,4% è ora valutato a circa 5 miliardi di dollari. La giocata vincente di DST oggi viene pagata dal &#8220;banco&#8221; 24 volte la posta originaria (in meno di tre anni).</p>
<p>Cosa faranno le società di venture capital con questi enormi guadagni? Prima di tutto, nulla dice che tutti cederanno le loro quote Facebook in occasione dell&#8217;IPO, considerato il potenziale (non ancora pienamente espresso) dei social network. I fondi che disinvestiranno, per intero o parzialmente, manterranno una parte del plusvalore raccolto, che fa parte della loro retribuzione. Il saldo, in sostanza, andrà ai loro azionisti, compresi i fondi pensione, le compagnie assicurative, ecc, investitori istituzionali che dovrebbero correre a reinvestire una parte di questa miniera d&#8217;oro nei Facebook e nei <strong>Google</strong> di domani.</p>
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		<title>Crollano utili UBS</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 12:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un trimestre impegnativo nell&#8217;investment banking non ha risparmiato UBS: profitto netto della banca è precipitato del 61,4%.Il gruppo bancario svizzero ha archiviato il quarto trimestre con un utile netto pari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-9011" title="UBS" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/UBS-300x190.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="190" />Un trimestre impegnativo nell&#8217;<strong>investment banking</strong> non ha risparmiato <strong>UBS</strong>: profitto netto della banca è precipitato del 61,4%.Il gruppo bancario svizzero ha archiviato il quarto trimestre con un <strong>utile netto</strong> pari a 393 milioni di franchi svizzeri ($ 428.300.000), ben al di sotto delle stime, e in calo rispetto agli 1,66 miliardi di <strong>franchi</strong> dello stesso periodo del 2010.</p>
<p>La maggiore delusione, dalla relazione diffusa Martedì  da UBS, è giunta dalla divisione di investment banking, con una <strong>perdita</strong> ante imposte di 256 milioni di franchi svizzeri ($ 279.100.000), mentre l&#8217;azienda ha sensibilmente ridotto le attività di rischio ponderate e il valore a rischio. &#8220;L&#8217;ottima performance nel settore del <strong>credito</strong>, nei mercati macro ed emergenti [è stata] superata dall&#8217;effetto delle condizioni di sfida del mercato sui ricavi&#8221;, secondo l&#8217;azienda.</p>
<p>Il segmento asset management e Swiss Bank hanno registrato un utile ante imposte di 882 milioni di <strong>euro</strong> e il ramo Wealth Management Americas un utile di 114 milioni. In quest&#8217;ultimo caso, gli afflussi sono stati pari a 1,9 miliardi di franchi, mentre hanno raggiunto 3,1 miliardi nel segmento della gestione patrimoniale. A livello di gruppo, l&#8217;afflusso è salito a 6,4 miliardi contro 4,9 miliardi, rilevato tre mesi prima.<span id="more-9010"></span></p>
<p>UBS, ha dichiarato che l&#8217;incertezza intorno alla questione del debito sovrano della <strong>zona euro</strong> ha avuto un impatto negativo sul quarto trimestre del gruppo e potrebbe esercitare pressione sul primo trimestre del 2012. Oltre alla <strong>crisi del debito</strong>, l&#8217;istituto svizzero cita anche il sistema bancario europeo, il <strong>disavanzo</strong> del bilancio federale degli Stati Uniti e i persistenti timori suscitati dalla situazione economica mondiale in generale. &#8220;Tutti questi fattori potrebbe rimettere in discussione importanti  e sostenibili miglioramenti delle condizioni di mercato attuali e frenare inoltre la crescita del fatturato, i <strong>margini di interesse</strong> netti e l&#8217;afflusso di denaro fresco&#8221;, ha affermato UBS.</p>
<p>&#8220;Il tradizionale miglioramento che si riscontra nei livelli di attività  e nei volumi di trading nel primo trimestre potrebbe non materializzarsi pienamente, cosa che potrebbe pesare sul risultato complessivo del prossimo trimestre, soprattutto nell&#8217;investment banking&#8221; ha reso noto Ubs.</p>
<p>Anche così, l&#8217;azienda si aspetta che la sua capacità di attrarre nuovo denaro dai clienti rimarrà intatta, sottolineando che prevede di sfruttare i prossimi trimestri per concentrarsi sulla riduzione delle <strong>attività di rischio ponderate</strong> (Basilea III) e costruendo i ratios patrimoniali. Il quarto trimestre è stato un anno impegnativo per le <strong>banche</strong> su entrambe le sponde dell&#8217;Atlantico. JPMorgan Chase ha registrato un netto calo dei profitti a metà gennaio, seguito poco dopo dal declino delle performance di colossi del calibro di Goldman Sachs. In Germania, Deutsche Bank ha registrato un calo degli utili del 70% nel quarto trimestre. Le <strong>azioni</strong> di UBS sono scese dell&#8217;1% nel market di Martedì.</p>
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		<title>Ricapitalizzazione banche: verdetto finale</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Autorità bancaria europea (EBA) ritiene &#8220;inesatte e&#8221; fuorvianti &#8221; le informazioni rese note dal Financial Times, secondo il quale la metà dei piani di ricapitalizzazione delle banche europee sarebbe poco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9008" title="ricapitalizzazione" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/963459_500_euro_1.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="200" />L&#8217;Autorità bancaria europea (<strong>EBA</strong>) ritiene &#8220;inesatte e&#8221; fuorvianti &#8221; le informazioni rese note dal Financial Times, secondo il quale la metà dei piani di ricapitalizzazione delle <strong>banche europee</strong> sarebbe poco credibile. Gli istituti di credito stanno trattenendo il respiro.</p>
<p>Mercoledì e Giovedì, sapranno se i loro piani di <strong>ricapitalizzazione</strong> sono stati approvati dall&#8217;Autorità bancaria europea. Nel mese di dicembre, l&#8217;EBA aveva imposto alle 30 principali banche nell&#8217;area dell&#8217;euro di trovare, complessivamente, un ammontare pari a 115 miliardi di euro di capitale entro il 30 giugno, al fine di raggiungere, entro tale data, un <strong>Core Tier 1</strong> del 9% almeno L&#8217;obiettivo: evitare il contagio dalla <strong>crisi del debito</strong> della <strong>zona euro</strong>.<span id="more-9007"></span></p>
<p>Il Financial Times ha inoltre fatto riferimento a &#8220;due tattiche particolarmente controverse&#8221; per gonfiare artificialmente il <strong>capitale</strong>: le nuove valutazioni delle attività di rischio ponderate e l&#8217;annuncio di cessioni difficilmente realizzabili da qui a giugno. Le banche europee hanno avuto tempo fino al 27 gennaio per presentare i loro piani all&#8217;EBA. Secondo quanto ha riportato Martedì il quotidiano finanziario Financial Times (FT), il regolatore europeo non sarebbe soddisfatto, e cita &#8220;una fonte vicina al dossier.</p>
<p>L&#8217;annuncio ufficiale del rifiuto di diversi piani di ricapitalizzazione potrebbe creare notevole stress nelle prossime settimane. Le banche sarebbero poi indotte ad accentuare la riduzione (in termini di dimensioni) dei propri bilanci e / o a influenzare il <strong>mercato</strong> con il lancio di aumenti di capitale molto diluitivi. Come Unicredit, che questo mese ha raccolto 7,5 miliardi di <strong>euro</strong>, al prezzo di uno sconto del 43% del suo corso borsistico.</p>
<p>Attraverso un comunicato è giunta la replica dell&#8217;EBA, che, tagliando corto, mette a tacere le voci diffuse e definisce le informazioni del FT inesatte e ingannevoli. L&#8217;EBA ha invece puntualizzato che la stragrande maggioranza delle misure proposte sembra, al contrario, conformarsi alle aspettative, sottolineando la capacità delle banche, in grado di adottare le opportune misure. &#8220;Anche se è troppo presto per commentare la fattibilità dei piani di ricapitalizzazione, siamo rimasti colpiti dalla disponibilità delle banche ad adottare tutte le misure appropriate per soddisfare le nostre esigenze&#8221;, ha continuato l&#8217;EBA. Il verdetto finale sta per essere dato: la decisione è attesa per le prossime ore.</p>
<p>La <strong>Grecia</strong> è il paese più colpito dal processo di ricapitalizzazione, con 30 miliardi di euro necessari alle banche elleniche (la situazione è però particolare in virtù della rinegoziazione del suo debito pubblico), seguita dalla Spagna (26,1 miliardi), dall&#8217;<strong>Italia</strong> (15,4 miliardi) e dalla Germania (13,1 miliardi).</p>
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		<title>Mitsubishi Motors chiude i battenti in Europa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 12:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mitsubishi Motors]]></category>

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		<description><![CDATA[Mitsubishi Motors ha annunciato che, entro la fine dell&#8217;anno, cesserà la costruzione di automobili nel suo unico stabilimento in Europa occidentale, situato nei Paesi Bassi, a partire dal 2013. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-8991" title="mitsubishi-production" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/mitsubishi-production-300x199.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="199" />Mitsubishi Motors</strong> ha annunciato che, entro la fine dell&#8217;anno, cesserà la costruzione di <strong>automobili</strong> nel suo unico stabilimento in <strong>Europa</strong> occidentale, situato nei Paesi Bassi, a partire dal 2013. Non si è trattata di una sorpresa ma di una mossa che ci si aspettava, dopo la caduta delle vendite registrata nel continente. La decisione, secondo quanto ha precisato la compagnia nipponica, diverrà operativa entro la fine del 2012, e si iscrive in un piano teso a rifocalizzare le attività produttive sui mercati emergenti e a crescita più veloce, come la Cina e la Russia.</p>
<p>Confermando le informazioni divulgate poche ore prima dalla stampa, Mitsubishi Motors ha sottolineato che le condizioni economiche in Europa, dove il <strong>mercato</strong> dell&#8217;auto è influenzato negativamente dalla difficile congiuntura, non permettono al gruppo di continuare a produrre automobili, mentre le vendite sono aumentate in molte altre parti del mondo, tra cui nel Sud-Est asiatico.<span id="more-8986"></span></p>
<p><strong>Nederland Cars</strong>, o NedCar, presso cui lavorano 1.500 persone costruisce la Colt e l&#8217;Outlander 4&#215;4, ma rappresenta meno del 5% della produzione totale di Mitsubishi, equivalente a 1,1 milioni di veicoli per l&#8217;esercizio chiuso al 31 marzo. La produzione di NedCar è crollata a 50.000 veicoli l&#8217;anno, a fronte di una capacità massima di 200.000.</p>
<p>Le vendite di Mitsubishi Motors in Europa, che nell&#8217;anno fiscale 2007/2008 equivalevano a 340.000 mila unità, nel biennio 2010/2011 sono precipitate a 218.000. Mitsubishi Motors sta costruendo una nuova fabbrica in Thailandia e prevede di aumentare la produzione in Brasile e Cina. *NedCar, con sede a Born, è nata nel 1991 come una joint venture tra Mitsubishi Motors, la casa automobilistica svedese <strong>Volvo</strong>, e lo Stato olandese. Mitsubishi divenne unico proprietario nel 2001 dopo aver acquistato le quote dei suoi partner.</p>
<p>Mitsubishi Motors ha riconosciuto che lo status dell&#8217;impianto NedCar, a partire dal 2013, non è ancora stabilito, evocando l&#8217;avvio immediato di &#8220;discussioni tra le parti interessate&#8221;, cioè la direzione di NedCar, il suo sindacato, il suo consiglio e il governo olandese. Il costruttore giapponese, assicurando che il mercato europeo rimane comunque importante, intende approvvigionare il vecchio continente dalla Tailandia e dal <strong>Giappone</strong>.</p>
<p>Mitsubishi Motors è la seconda casa automobilistica giapponese a decidere la fine della produzione in Europa occidentale dopo la Daihatsu, una filiale di Toyota, specializzata in auto di piccole dimensioni, inferiori ai 660cc. In Europa, al di fuori dell&#8217;Unione europea, il gruppo continuerà a produrre solo in Russia, a Kaluga (sud-ovest di Mosca), dove utilizza uno stabilimento in comune con il partner francese PSA Peugeot Citroen.</p>
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		<title>Banche USA, ondata di fallimenti</title>
		<link>http://www.mondofinanzablog.com/2012/02/05/banche-usa-ondata-di-fallimenti/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 12:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza e Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[bancarotta]]></category>
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		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Nonostante lo scorso anno i fallimenti bancari negli Stati Uniti siano diminuiti, almeno 758 istituti di credito sono a rischio bancarotta nei prossimi due anni, secondo un&#8217;analisi di Consulting Group [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8956" title="1083588_credit_crunch_3" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/1083588_credit_crunch_3.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="300" />Nonostante lo scorso anno i <strong>fallimenti</strong> bancari negli <strong>Stati Uniti</strong> siano diminuiti, almeno 758 istituti di credito sono a rischio <strong>bancarotta</strong> nei prossimi due anni, secondo un&#8217;analisi di Consulting Group Invictus.</p>
<p>Lo studio Invictus, muovendo sui dati resi pubblicamente accessibili, evidenzia che tale eventualità è dovuta principalmente alla debolezza della ripresa, che rischia di innescare una seconda ondata di insolvenze. Le <strong>banche</strong> oggetto dell&#8217;analisi, hanno assets totali di circa 440 miliardi dollari, ovvero una media di crica $ 580 milioni. Negli ultimi tre anni, 389 banche e casse di risparmio sono fallite, tra cui 90 nel 2011, secondo i dati FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation).</p>
<p>&#8220;Mentre la possibilità di un fallimento bancario è seria, ciò che rende la situazione ancora peggiore è che la scomparsa di una di queste banche si ripercuoterebbe negativamente a livello locale, in particolare sulle relatà minori, sui proprietari più piccoli e su coloro che cercano di comprare o migliorare le proprie case &#8220;, ha detto Mustafa Kamal, Presidente e CEO di Invictus. Il problema è aggravato dal fatto che le grandi banche nazionali hanno iniziato a chiudere le loro filiali più piccole, e questo, per le comunità, si traduce in minori risorse di prestito.<span id="more-8955"></span></p>
<p>Lo stato della Florida ha il maggior numero (72) e la più alta percentuale (31%) di banche vulnerabili tra le sue istituzioni. I 72 istituti di credito dispongono di un patrimonio medio di 539.000 mila dollari ciascuna e rappresentano quasi il 25% delle attività bancarie totali in Florida ($ 158 miliardi). Altri stati con numerose banche ugualmente vulnerabili sono gli Illinois (69), la Georgia (66), il Minnesota (37), il Missouri (33) e il Tennessee (31). Gli unici Stati che, attualmente, sembrano godere di uno stato di grazia sono l&#8217;Alaska, le Hawaii, il New Hampshire e il South Dakota. Ma per quanto tempo ancora?</p>
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		<title>A Parma il nuovo convegno di Assiom Forex</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 21:20:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza e Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[17-18 febbraio 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Assiom Forex]]></category>
		<category><![CDATA[discorso Ignazio Visco]]></category>
		<category><![CDATA[operatori finanziari]]></category>
		<category><![CDATA[tavola rotonda sull'euro]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli operatori finanziari del nostro paese hanno già segnato con dei cerchi rossi due date ben precise nel calendario: si tratta dei prossimi 17 e 18 febbraio, i giorni prescelti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mondofinanzablog.com/2012/02/04/parma-nuovo-convegno-assiom-forex/logo_assiomforex/" rel="attachment wp-att-8961"><img class="size-full wp-image-8961 alignleft" title="LOGO_ASSIOMFOREX" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/LOGO_ASSIOMFOREX.png?9f281a" alt="" width="250" height="175" /></a>Gli <strong>operatori finanziari</strong> del nostro paese hanno già segnato con dei cerchi rossi <strong>due date ben precise nel calendario</strong>: si tratta dei prossimi <strong>17 e 18 febbraio</strong>, i giorni prescelti per lo svolgimento del diciottesimo congresso destinato proprio a questa categoria. L’evento in questione, molto atteso, si terrà nella città di <strong><em>Parma</em></strong> e sarà organizzato da un unico ente, l’<a href="www.assiomforex.it">Assiom Forex</a>, l’associazione degli operatori che si occupa proprio dello studio e della <strong>ricerca di tecniche e strumenti relativi ai mercati finanziari</strong>. Tra l’altro, la stessa organizzazione a cui si sta facendo riferimento è una delle più importanti a mondo, visto che può vantare più di <strong>1.500 soci in totale</strong>, un numero non certo irrilevante. Che cosa accadrà di preciso tra due settimane esatte? In pratica, sono previste molte occasioni in cui sarà possibile <strong>approfondire i vari temi di mercato</strong>, in particolare quelli di cui si discute con maggiore frequenza tra gli stessi operatori.<br />
<span id="more-8953"></span><br />
In aggiunta, non bisogna dimenticare nemmeno <strong>gli altri momenti più conviviali della due giorni</strong>, un modo per rafforzare in maniera decisa lo spirito associativo. Molto importante sarà il discorso di <strong><em>Ignazio Visco</em></strong>, numero uno della <a href="www.bancaditalia.it">Banca d’Italia</a>, il consueto momento finale del convegno; il titolare di <strong><em>Palazzo Koch</em></strong> farà riferimento soprattutto <strong>all’economia e alla politica monetaria del nostro paese</strong>, del continente europeo e a quella mondiale. Ma non c’è soltanto questo.</p>
<p>Se si approfondisce nel dettaglio il programma, <strong>ci si accorge che la seconda giornata sarà impreziosita da una tavola rotonda di un certo interesse</strong>: si parlerà della tenuta attuale dell’euro, un confronto serrato tra gli ottimisti e i pessimisti della moneta unica, con interventi illustri, quali quello di <strong><em>Enrico Cucchiani</em></strong>, amministratore delegato di <strong><em>Intesa Sanpaolo</em></strong>, e di <strong><em>Giampiero Maioli</em></strong>, il quale ricopre il medesimo incarico all’interno di <strong><em>Cariparma</em></strong>. <strong><em>Fiere di Parma-Palacassa</em></strong> sarà il luogo in cui avrà luogo il congresso, il cui programma è ben dettagliato in ogni aspetto all’interno del sito <a href="www.conassfin.it">Conassfin.it</a>.</p>
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		<title>Panasonic stima perdite ingenti</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza e Mercati]]></category>
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		<description><![CDATA[Panasonic, uno dei leader internazionali della tecnologia applicata all’elettronica di consumo, sta portando in peggioramento le proprie stime sui risultati di fine anno. Stando a quanto affermato dalla società, infatti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-8935" title="panasonic-risultati-previsioni" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/panasonic-risultati-previsioni-300x224.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="224" />Panasonic</strong>, uno dei leader internazionali della <strong>tecnologia</strong> applicata all’elettronica di consumo, sta portando in peggioramento le proprie stime sui <strong>risultati di fine anno</strong>. Stando a quanto affermato dalla società, infatti, l’esercizio fiscale si chiuderà con una perdita netta pari a 780 miliardi di yen (circa 10,2 miliardi di dollari), come naturale conseguenza di alcune determinanti fondamentali tra cui non può che spiccare il rallentamento della <strong>crescita economica internazionale</strong>, e la pressione negativa esercitata sul fronte produttivo dalle inondazioni delle fabbriche in <strong>Thailandia</strong>. </p>
<p>Si tratta, a ben vedere, di un <strong>peggioramento</strong> molto significativo delle precedenti stime, che invece davano una perdita netta di 420 miliardi di yen. Ricordiamo in proposito come la <strong>previsione</strong> si riferisca all’attuale esercizio fiscale, in chiusura nel mese di marzo, e come – qualora trovasse conferma – la perdita 2012 sarebbe la più grave della storia di Panasonic: fino ad oggi, infatti, l’azienda (nata nel 1918) aveva incontrato il proprio anno peggiore nel 2002, con una perdita di 428 miliardi di yen.<span id="more-8934"></span> </p>
<p>Per cercare di arginare la straordinaria perdita di <strong>competitività</strong> e di <strong>redditività</strong>, il <strong>presidente Fumio Ohtsubo</strong> sta riducendo il costo del personale, ipotizzando di trasformare Panasonic nel leader mondiale della produzione di batterie ricaricabili e di pannelli solari, in un’ottica di migliore diversificazione delle proprie attività, e diminuendo nel contempo l’influenza esercitata dal segmento – ben più competitivo – del mercato delle TV. </p>
<p>In proposito a tale ultimo segmento, Panasonic rende noto come nei tre mesi terminati il 31 dicembre 2012 la perdita netta sia stata pari a 197,6 miliardi di yen, ben oltre qualsiasi pessimistica previsione da parte degli analisti. Secondo gli osservatori di Resona Bank (Tokyo), “la perdita di 780 miliardi di yen è una vera sorpresa. Panasonic ha ora bisogno di introdurre sul mercato un nuovo prodotto di punta”.</p>
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		<title>Europa blocca fusione tra NYSE e Deutsche Börse</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 12:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Deutsche Börse NYSE]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<description><![CDATA[Mercoledì mattina a Bruxelles, i commissari europei hanno votato contro la proposta di fusione tra la Deutsche Börse e l&#8217;operatore NYSE Euronext. La Commissione europea ha stimato che l&#8217;operazione avrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8912" title="mercati_" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/02/mercati_-300x225.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="225" />Mercoledì mattina a <strong>Bruxelles</strong>, i commissari europei hanno votato contro la proposta di fusione tra la<strong> Deutsche Börse</strong> e l&#8217;operatore <strong>NYSE Euronext</strong>. La <strong>Commissione europea</strong> ha stimato che l&#8217;operazione avrebbe &#8220;danneggiato in maniera significativa la concorrenza&#8221;.</p>
<p>NYSE Euronext e Deutsche Börse catturano oltre il 90% delle transazioni di <strong>derivati</strong> effettuate sui mercati dedicati, attraverso ​​Liffe ed Eurex. Entrambi gli operatori possono ricorrere alla Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea in Lussemburgo, ma il processo potrebbe richiedere da uno a due anni.<span id="more-8911"></span></p>
<p>I due operatori di borsa avevano negoziato la loro possibile fusione nel febbraio 2011 per creare il numero uno al mondo del settore. La decisione della Commissione europea  di respingere questa proposta è dunque un segno evidentemente negativo, quanto un sinonimo del fallimento della creazione della prima borsa del mondo.</p>
<p>&#8220;La fusione tra Deutsche Boerse e NYSE Euronext avrebbe portato ad un quasi monopolio europeo dei derivati ​​finanziari in tutto il mondo&#8221;, ha reso noto in un comunicato il commissario alla Concorrenza Joaquin Almunia. &#8220;Questi mercati sono al centro del sistema finanziario ed è fondamentale per l&#8217;intera economia europea che rimangano competitivi. Abbiamo cercato di trovare una soluzione, ma i rimedi proposti erano assolutamente insufficienti a risolvere i problemi&#8221;.</p>
<p>La settimana scorsa, in un&#8217;intervista rilasciata in occasione del<strong> Forum economico mondiale</strong> (WEF) di Davos, Almunia aveva respinto le critiche avanzate da coloro che ritengono che la decisione di bloccare la fusione tra NYSE Euronext e Deutsche Boerse fosse indicativo di un problema europeo, rfilesso delle difficoltà esistenti, e presenti su ampia scala,  in termini di regolamentazione. &#8220;Questo accordo è stato concepito in un&#8217;atmosfera post-crisi. Questo rappresenta oggi un&#8217;opportunità mancata per gli investitori e per l&#8217;Europa&#8221;, ha detto il CEO di NYSE Euronext,  Duncan Niederauer in un&#8217;intervista rilasciata alla CNBC.</p>
<p>L&#8217;offerta di <strong>Nasdaq</strong> e Intercontinental Exchange per NYSE Euronext è stata respinta dal Dipartimento di Giustizia statunitense. Il progetto di acquisizione da parte del London Stock Exchange di TMX Group è stato interrotto dopo che gli azionisti dell&#8217;operatore Toronto Stock Exchange hanno respinto l&#8217;accordo. La proposta di Singapore Exchange per l&#8217;acquisizione dell&#8217;ASX australiana è stata fermata dal governo australiano.</p>
<p>La decisione delle autorità europee alla Concorrenza era stata ampiamente anticipata dal mercato. Di conseguenza l&#8217;azione di Deutsche Börse non ha subito alcun schock sul mercato azionario e il titolo, alle Borsa di Francoforte, ha registrato una live flessione (-0,19% a 44,9 €).</p>
<p>In un comunicato separato, Deutsche Brse e NYSE Euronext hanno espresso il proprio &#8220;disappunto&#8221; ed entrambi hanno palesato l&#8217;intenzione di continuare le rispettive attività, perseguendo ciascuno la propria strada. &#8220;E &#8216;un giorno nero per l&#8217;<strong>Europa</strong> e per la sua futura competitività sui <strong>mercati finanziari</strong> globali&#8221;, ha dichiarato Reto Francioni, il capo di Deutsche Börse, citato nella dichiarazione rialsciata dal gruppo.</p>
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		<title>Utili Santander in calo del 35%</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 10:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanza e Mercati]]></category>
		<category><![CDATA[banca]]></category>
		<category><![CDATA[Core Tier 1]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[utile]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;utile netto della spagnola Santander, la più grande banca della zona euro per capitalizzazione di mercato, è crollato dell 35 per cento lo scorso anno, a € 5,35 miliadi, dagli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8884" title="_credit_crunch_1" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/01/credit_crunch_1.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="225" />L&#8217;<strong>utile</strong> netto della spagnola <strong>Santander</strong>, la più grande <strong>banca</strong> della <strong>zona euro</strong> per capitalizzazione di mercato, è crollato dell 35 per cento lo scorso anno, a € 5,35 miliadi, dagli 8,18miliardi di euro registrati nel 2010. Gli analisti si attendevano un utile di circa 7 miliardi.</p>
<p>Il collasso del mercato <strong>immobiliare</strong> (che ha deteriorato il protafoglio di assets) e la crisi del debito della zona euro hanno continuato ad erodere guadagni dell&#8217;istituto, costretta ad accantonamenti straordinari.</p>
<p>I ricavi sono cresciuti del 5%, portandosi a 44,26 miliardi. La banca spagnola ha un <strong>Core Tier 1</strong> ratio già superiore al 9%, limite imposto dall&#8217;Eba, alla luce della nuova regolamentazione europea, e precisamente pari al 10,02%. I costi sono aumentati del 9% a 19,9 miliardi di euro, con un efficiency ratio del 44,9%. Gli impieghi sono saliti del 4% mentre i depositi del 3 per cento. <span id="more-8883"></span>Il colosso del credito spagnolo ha tuttavia conservato la propria capacità di generare profitti, evidenziando un risultato operativo netto pari a 24,373 miliardi di euro (+2,2%). L&#8217;utile dalle operazioni ricorrenti ammonta a 7,021 miliardi di euro (-14%).</p>
<p>Santander ha presentato i risultati il ​​Martedì mostrando appena un <strong>profitto</strong> nell&#8217;ultimo trimestre dello scorso anno &#8211; l&#8217;utile netto è stato di € 47 milioni rispetto ai 2,10 miliardi di euro rilevati nello stesso periodo del 2010 &#8211; . Nel corso dell&#8217;anno, nel suo insieme, la banca ha dovuto far ricorso a riserve straordinarie per un ammontare pari a € 3,18 miliardi, soprattuttto per anticipare le nuove regole di provisioning che probabilmente saranno annunciate Venerdì dal governo di centrodestra, che ha preso il potere in Spagna nel mese di dicembre.</p>
<p>A differenza di alcuni istituti di credito più piccoli della Spagna, Santander è rimasta redditizia per più di tre anni di crisi in Europa, in virtù della sua esposizione ai mercati esteri. Per la prima volta, l&#8217;<strong>America Latina</strong>, guidata dal Brasile,  ha contributio per più della metà alla creazione dei profitti del gruppo, mentre gli utili provenienti da Spagna, Portogallo e Regno Unito hanno registrato un netto calo.</p>
<p>La più grande banca della zona euro ha annunciato che accantonerà 3,2 miliardi di <strong>euro</strong>. Proprio grazie al boom delle attività al di fuori della Spagna Santander sarà in grado di assorbire questi accantonamenti.</p>
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		<title>Tesoro colloca oltre 7 mld di euro. Tassi in calo</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:08:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto R</dc:creator>
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		<category><![CDATA[obbligazioni]]></category>
		<category><![CDATA[tassi]]></category>
		<category><![CDATA[Tesoro italiano]]></category>
		<category><![CDATA[titoli debito]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8216;Italia, la quarta nazione più indebitata del mondo, deve rimborsare o rifinanziare circa 90 miliardi di euro di debito in scadenza tra febbraio e aprile. Nonostante le persistenti preoccupazioni degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8876" title="33498_titoli-di-stato-italiani" src="http://www.mondofinanzablog.com/wp-content/uploads/2012/01/33498_titoli-di-stato-italiani-300x196.jpg?9f281a" alt="" width="300" height="300" />L<strong>&#8216;Italia</strong>, la quarta nazione più indebitata del mondo, deve rimborsare o rifinanziare circa 90 miliardi di euro di debito in scadenza tra febbraio e aprile. Nonostante le persistenti preoccupazioni degli investitori sullo stato delle finanze pubbliche, i rendimenti dell&#8217;asta di Lunedì si attestanto ad un livello di quasi un punto percentuale più basso rispetto a quello toccato un mese fa.<br />
La domanda è stata trainata principalmente dagli investitori nazionali, mentre gli operatori internazionali sembra abbiano preferito esercitare più cautela, in attesa di una soluzione duratura alla <strong>crisi del debito</strong> sovrano europeo. Buon risultato dunque, sostanzialmente in linea con le attese, che riflette una situazione di miglioramento per il mercato dei titoli italiani.<br />
L&#8217;Italia è stata in grado, senza difficoltà, di collocare <strong>7,47 miliardi</strong> di euro di titoli di debito con <strong>tassi</strong> nettamente inferiori, soprattutto sulle scadenze a 5 e 10 anni. Tale risultato, secondo la Banca d&#8217;Italia e gli analisti, confermerebbe un parziale allentamento delle tensioni sui mercati.<span id="more-8875"></span><br />
Il Tesoro italiano ha raggiunto l&#8217;obiettivo mediante l&#8217;emissione di due miliardi di euro di <strong>Btp </strong>a 10 anni (scadenza 2022),  con un tasso del 6,08%, contro il 6,98% dell l&#8217;ultima operazione simile, avvenuta nel mese di dicembre. Con l&#8217;emissione di Btp a cinque anni (scadenza 2017), il Tesoro italiano ha invece piazzato3,57 miliardi di euro ad un tasso significativamente in calo, attestatosi al 5,39% contro il 6,47 % dell&#8217;ultima asta analoga, risalente al 14 dicembre.</p>
<p>In totale, il <strong>Tesoro italiano</strong> ha collocato 7,47 miliardi di titoli di debito nel medio e lungo termine, un risultato che si collocan nella parte alta del range di offerta  tra 5,5 miliardi e 8 miliardi. La domanda è stata sostenuta, per un totale di 10,6 miliardi di euro.</p>
<p>Oltre alle due emmissioni, a 5 e 10 anni, anche gli altri tassi, a quattro e nove anni, hanno registrato un forte calo. Il Tesoro ha collocato 746.100.000 € di obbligazioni a 4 anni (scadenza 2016) ad un tasso medio del 4,79%, contro il 4,93% precedente  e 1,15 miliardi di euro di titoli a 9 anni (scadenza 2021) a un tasso del 5,74% rispetto al 4,73% dell&#8217;ultima emissione analoga.</p>
<p>L&#8217; Italia, per la quale è il quinto test superato con successo sul mercato dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, beneficia di un notevole allentamento dei suoi tassi debitori, che da Giovedi si rovano a circa il 6% sui titoli a dieci anni mentre, alla fine del 2011 si attestavano al 7%, un livello considerato d&#8217;allarme, in quanto  non sostenibile nel tempo.</p>
<p>Gli analisti sottolineano che l&#8217;imminente nuova iniezione di prestiti a tre anni da parte della <strong>BCE</strong> dovrebbe continuare a sostenere la domanda, influenzando positivamente l&#8217;andamento dei tassi. L&#8217;Italia, schiacciata dal peso di un enorme <strong>debito</strong> (pari a 1,900 miliardi di euro, circa il 120% del PIL) conta di emettere quest&#8217;anno un totale di quasi 450 miliardi di euro di <strong>obbligazioni</strong> a varie scadenze.</p>
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