Vivendi fa cadere cda Telecom: che succede ora?

di Valentina Cervelli Commenta

Vivendi fa cadere il cda Telecom in seguito all’alzata di testa del fondo Elliott Management: cosa ci si dovrà aspettare ora per ciò che concerne la società di telecomunicazioni? Di certo la mossa dei francesi ha scioccato nei tempi ma non nelle modalità.

 

Davvero si pensava che Vivendi rimanesse a guardare senza reagire davanti ai tentativi di modificare l’assetto societario da parte del fondo statunitense? La risposta è stata veloce e pesante: le dimissioni in blocco di ben 8 soci hanno davvero cambiato le carte in tavola. Cosa accadrà adesso? Al momento le uniche cose certe sono la “reggenza” di Franco Bernabé che assume l’incarico di vicepresidente e la presenza di Amos Genish come amministratore delegato. La reazione di Elliott non si è fatta attendere:

[Si tratta di una mossa] cinica e al servizio dei suoi interessi che ritarda la possibilità degli azionisti di Telecom Italia di esprimere il loro voto nell’assemblea del 24 aprile. Questo è un altro esempio di come i diritti delle minoranze in Telecom Italia siano cancellati e della continua indifferenza alla migliori prassi di governo societario. Considerata la forza dietro la campagna di Elliott in Tim per migliorare sia le performance che la corporate governance di Telecom Italia, Elliott non è sorpreso di aver visto ieri le dimissioni di sette membri del board affiliati con Vivendi.

Ed ora? L’assemblea di aprile salta, ovviamente: una per la votazione del nuovo cda è già stata fissata al 4 maggio. Il fondo, è noto, possiede una quota capitale superiore al 5% ma inferiore al 10%  e rischia di perdere l’appoggio degli altri investitori per ciò che riguarda i nuovi rappresentanti: saranno i “piccoli” in grado di trovare la spinta giusta contro il monopolio di Vivendi?

 

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